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Wojciechowski vuole la sovranità alimentare dell'UE:
Antonio Rasio, "Estate"

Wojciechowski vuole la sovranità alimentare dell'UE: "Meno importazioni non è protezionismo"

Il commissario all'Agricoltura ritiene che puntare sul settore primario sia fondamentale per garantire la sicurezza alimentare dell'Unione. "Il COVID ci insegna che dobbiamo puntare di più sulla produzione"

Bruxelles – “La lezione della pandemia di COVID-19 è che da adesso in poi, adesso più che mai, dobbiamo riconoscere attenzione all’agricoltura, che può provvedere alla nostra sicurezza alimentare”. Janusz Wojciechowski non ha dubbi. L’Europa adesso sa che deve provvedere da sola alle proprie necessità di cibo. Facendo una rapida panoramica “in Europa abbiamo ancora una situazione sanitaria drammatica”, riconosce il commissario per l’Agricoltura.

“Fortunatamente non abbiamo vissuto una crisi di approvvigionamento alimentare”, ma giusto “delle ripercussioni alle frontiere” nelle consegne  di cibo quando gli Stati membri hanno deciso di chiuderle a seguito dell’ondata di Coronavirus.

La strategia post-Covid dell’UE deve dunque passare per una nuova indipendenza di risorse alimentari. Intervenendo al dialogo politico organizzato dal Partito dei conservatori europei (ECR), Wojciechowski pone l’accento sulla necessità di stimolare la produzione ‘made in EU’. “Per avere sicurezza alimentare, dobbiamo avere cibo. Ma questo non è abbastanza. Abbiamo bisogno di molto più cibo a livello locale”. E’ l’obiettivo che si pone la strategia ‘Farm to fork’ della Commissione europea, ma è anche l’esigenza che si pone di fronte al declino del settore primario. Il commissario ricorda che il numero di addetti nel settore diminuisce, sempre meno giovani optano per fare gli agricoltori. Questo induce ad un aumento della domanda estera, che “significa più requisiti per le importazioni”.

Si tratta di una questione di sicurezza alimentare, non di dazi, tranquillizza Wojciechowski, visto che al panel partecipa anche il segretario americano per l’Agricoltura, Sonny Perdue. Al quale, nel confessare che l’Europa cerca maggiori produzione e produttività agricola, precisa che “ridurre le importazioni non è una forma di protezionismo”. Sullo sfondo dunque non c’è nessuna guerra commerciale. L’Europa vuole però essere certa di non dover dipendere troppo dall’estero per sfamarsi.