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Col Coronavirus meno consumi energetici per industria e negozi, ma non per le famiglie

Col Coronavirus meno consumi energetici per industria e negozi, ma non per le famiglie

Il confinamento ha prodotto calo della domanda e interruzioni di catene di approvvigionamento, lasciando a tutti gli altri l'onere della bolletta

Bruxelles – Causa Coronavirus e il confinamento che ne è seguito in Europa si è consumata meno elettricità. Attenzione, però: è stata consumata meno in Europa, non dagli europei. Perché il calo nei consumi ha riguardato bar, ristoranti, scuole, industrie, alberghi, palestre, centri sportivi e discoteche. Tutte quei settori oggetto di chiusure. Qui almeno si è registrata una riduzione delle bollette, ma non tra le famiglie, costrette a rimanere a casa e a lavorare tra le quattro mura. Per loro, le famiglie, il consumo di elettricità è anche aumentato. E’ questo il dato nascosto nei dati diffusi da Eurostat.

L’Istituto di statistica europeo fa una fotografia generale della situazione e ricorda come solo a febbraio i consumi elettrici nell’UE a 27 erano anche superiori a quelli dello stesso mese dell’anno precedente (217.638,044 gigawattora quest’anno contro i 216.201,964 gigawattora del 2019). A partire da marzo, però, l’inversione di tendenza causa lockdown. Un consumo complessivo di 212.489,523 gigawattora, per una riduzione di 5.148 gigawattora in un mese e quasi altrettanta su scala annuale (i consumi furono pari a 222.705,845 gigawattora a marzo 2019).

La situazione è proseguita anche ad aprile e maggio. Addirittura a maggio “i consumi elettrici totali sono stati minori del 10,5% rispetto ai valori più bassi registrati tra il 2019”, rileva Eurostat. Insomma, lo spegnimento dell’economia ha comportato anche uno spegnimento degli interruttori e generatori, portando ad un consumo industriale e commerciale come mai visto.

Il consumo di elettricità a maggio 2020 ha mostrato livelli molto bassi in diversi paesi, in particolare in Spagna e Polonia (entrambi -13,7% rispetto a maggio 2019), Slovenia (-13,4%), Croazia (-11,9%), Romania (-11,8 %) e Portogallo (-11,6%). Ma si deve, come detto, al confinamento. “Molte aziende hanno abbassato i livelli di produzione a causa della mancanza di domanda o a causa di un’interruzione della loro catena di approvvigionamento”. Ecco la ragione del dato.

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