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    Home » Politica » Francia e Germania già hanno piani di ripresa, e lavorano perché possano funzionare

    Francia e Germania già hanno piani di ripresa, e lavorano perché possano funzionare

    Parigi e Berlino hanno, rispettivamente, strategie da 100 miliardi e 130 miliardi. Ma i loro casi insegnano che programmi e misure non bastano se non si riesce a far attingere alle risorse. E' questa la vera sfida per tutti, Italia inclusa

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    3 Settembre 2020
    in Politica

    Bruxelles – Germania e Francia fanno sul serio. Con i limiti e le difficoltà del caso che non mancano, ma intanto Berlino e Parigi hanno già messo a punto le loro strategie nazionali di rilancio. Nelle capitali del motore politico-economico d’Europa i piani di rilancio post-confinamento da COVID-19 ci sono. Non ci sono annunci, ma c’è sostanza. Ci sono già misure, c’è un programma.

    In Germania, dopo poco più di un mese dall’approvazione del progetto di bilancio pluriennale e del meccanismo per la ripresa, è già stato predisposto un piano di rilancio da 130 miliardi di euro in due anni. Il piano poggia su tre pilastri: misure di ripresa economica a breve termine (circa 78 miliardi di euro), investimenti in tecnologie a prova di futuro e verdi (circa 50 miliardi di euro) e solidarietà europea e internazionale (3 miliardi di euro). Nessun bonus per l’industria automobilistica, incentivo per acquisto di auto ecologiche (2,2 miliardi), ammodernamento delle flotte di veicoli pesanti, marittime e aeree (3,2 miliardi di euro) e il sostegno al trasporto pubblico (2,5 miliardi di euro più 5 miliardi per la sola rete della metropolitana) tra le misure in cantiere.

    Neppure in Francia si è perso tempo. Anzi. Piano di rilancio da 100 miliardi di euro in due anni. Quasi un terzo (30 miliardi) per la trasformazione verde dell’economia, inclusa il rinnovamento energetico degli edifici (7 miliardi). Ai trasporti andranno 11 miliardi di euro, quasi la metà di cui (4,7 miliardi) per le ferrovie SNCF a sostegno del trasporto merci, delle linee di dimensioni più piccole e dei treni notturni. Per il rilancio dell’industria e la competitività delle imprese previsto un pacchetto da 35 miliardi di euro, 20 dei quali per l’abbassamento delle imposte di produzione. Il resto andrà al sostegno dei fondi delle imprese che la crisi ha colpito di più . Ancora, 15 miliardi saranno dedicati a misure per l’occupazione, 6,7 dei quali già annunciati in estate per i giovani e 6,6 per il pacchetto dedicato al part-time di lunga durata. A tutto questo si aggiungono 6 miliardi di investimenti nel settore ospedaliero e la rivalutazione degli aiuti alla ripresa scolastica e agli enti locali.

    Mentre in Italia ancora si ragiona sul da farsi, altrove si lavora al collaudo dei piani già messi a punto. Perché è vero che da Francia e Germania arriva un esempio di decisione, reattività e pragmatismo, ma con dei limiti che sono una lezione di ‘real politik’. Perché allo stesso tempo i casi di francia e Germania mostrano che anche con progetti a disposizione occorre che questi siano percorribili. Bisogna sapere spendere, ed essere certi di poterlo fare. Cose che nei due Paesi in questione non è scontato. Anzi.

    In Germania il governo intende far sì che solo coloro che sono stati colpiti dal lockdown ricevano effettivamente i soldi. In pratica chi intenda ricevere il sussidio deve dimostrare di aver subito perdite pari ad almeno il 60% del loro fatturato in aprile e maggio, e che il reddito è sceso almeno del 50% nel periodo tra giugno e agosto. Nessuno o quasi ha fatto domanda, e il governo si è visto costretto a prorogare il termine per la presentazione di una domanda fino alla fine dell’anno. Un episodio che dimostra che avere un piano non significa che questo funzioni.

    Anche qui c’è pure un contributo francese al dibattito. C’è il precedente del fondo anti-crisi del 2010, istituito per rilanciare l’economia dopo la recessione del 2008. Messi a disposizione 57 miliardi di euro, di cui utilizzati 25 miliardi, meno della metà. Bassa domanda, dovuta anche ad ostacoli amministrativi. Tanto che Parigi, onde evitare di ripetere l’infelice esperienza, sta ragionando alla creazione di un punto di contatto unico all’interno del ministero delle Finanze per semplificare le procedure di gara e dare priorità ai progetti già in corso.

    Non basta dunque annunciare di avere un piano o annunciare che ne verrà predisposto uno, come fatto dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte. E non basta neppure averne davvero uno, di piano per la ripresa. Occorre che quello che viene messo a punto sia effettivamente realizzabile e realizzato.  Le strategie di rilancio di Francia e Germania sono lì a ricordare questo. A tutti quanti.

    Sandro Gozi, europarlamentare italiano eletto nella lista de la Republique en Marche, partito del presidente francese Emmanuel Macron, ha un pensiero proprio per l’Italia. Ricorda che l’Italia è il primo beneficiario del meccanismo per la ripresa, e che “i 209 miliardi di euro per l’Italia non sono solo il frutto del lavoro dell’Italia, ma di più forze” in Europa. Proprio per questo il governo Conte “deve dimostrare che ne è valsa la pena, deve dimostrare che l’Europa ha fatto la scelta giusta”. In altre parole, “più rapida sarà l’Italia” nel predisporre un piano di rilancio (atteso per il 9 settembre, nel più generale programma nazionale per le riforme) che funzioni, “meglio sarà non solo per gli italiani ma per tutti gli europei”.

    Quanto al piano di rilancio francese, Gozi sottolinea “gli interventi senza precedenti per la transizione ecologica” e per l’occupazione giovanile, con sei miliardi di euro per favorire le assunzioni. “Pilastri attorno a cui auspico l’Italia voglia ispirarsi“.

    Tags: confinamentocoronavirusCovid 19franciagermaniainvestimentilockdownpiano di ripresaripresasandro gozisussidiue

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