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Parlamento UE, commissione per l'ambiente spinge per il taglio delle emissioni del 60% entro il 2030
Pascal Canfin, presidente della Commissione per l'ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI) del Parlamento europeo

Parlamento UE, commissione per l'ambiente spinge per il taglio delle emissioni del 60% entro il 2030

Gli eurodeputati hanno votato per rendere l'obiettivo vincolante per l'Unione europea. Tutti gli Stati membri dovranno raggiungere la neutralità climatica entro il 2050. A ottobre atteso il voto definitivo in seduta plenaria

Bruxelles – Il Parlamento si conferma l’istituzione europea più ambiziosa di tutte dal punto di vista climatico. I deputati della commissione per l’ambiente (ENVI) hanno approvato oggi, 10 settembre, l’obiettivo del 60 per cento di riduzione delle emissioni di gas serra entro il 2030 (rispetto ai livelli 1990), come nuovo target intermedio per l’UE da perseguire per raggiungere la completa neutralità climatica entro il 2050.

A quanto si apprende il nuovo obiettivo climatico è stato approvato con 40 voti favorevoli, 34 contrari e 7 astenuti. La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, dovrebbe annunciare il 16 settembre la sua intenzione di portare l’obiettivo di riduzione di CO2 del 2030 al -55 per cento. Attualmente l’obiettivo intermedio dell’Unione prevede una riduzione di 40 per cento di emissioni. Dopo l’annuncio della tedesca, seguirà la presentazione della valutazione dell’impatto sulla fattibilità di questo innalzamento dei target, che sarà presentata dal vicepresidente esecutivo in capo al Green Deal, Frans Timmermans

Il Parlamento europeo chiede di più

L’obiettivo approvato oggi è ambizioso, non c’è dubbio, anche se non ambizioso quanto quello richiesto in origine dal capo negoziatore per il Parlamento europeo Jytte Guteland (S&D), che chiedeva un taglio del 65 per cento. “Il voto di oggi rappresenta una vittoria parziale, ma comunque cruciale, per l’intera Europa. La nostra battaglia per un’Europa più progressista, verde e sostenibile continua”, ha commentato in una nota. È però più di quanto la presidente von der Leyen annuncerà la prossima settimana nel suo Discorso sullo stato dell’Unione ed è verosimile che la commissione per l’ambiente abbia votato a favore di un obiettivo di almeno il 60 per cento per mettere pressione ai capi di Stato e governo affinché durante i negoziati trilaterali, in cui in genere si finisce per negoziare al ribasso, non finiscano per ridimensionare anche l’obiettivo della Commissione di almeno il 55 per cento in meno di emissioni. Di certo i negoziati a tre si preannunciano accesi.

Nella proposta di oggi non c’è solo l’adeguamento del target. Nel testo approvato, la commissione si è espressa a favore anche del divieto di sussidi ai combustibili fossili entro il 2025 (secondo Investigate Europe ogni anno ammontano in Europa a oltre 137 miliardi di euro), per l’istituzione di un Consiglio europeo sui cambiamenti climatici (ECCC) allo scopo di formulare proposte concrete per le politiche climatiche europee dei prossimi trent’anni. Gli eurodeputati chiederanno poi alla Commissione di presentare un bilancio di CO2 per l’UE entro la fine del prossimo anno per capire quante tonnellate di anidride carbonica possono ancora essere emesse entro il 2050, in linea con gli obiettivi sul clima di Parigi. Un altro punto che potrebbe diventare motivo di scontro con gli Stati in sede di negoziato riguarda la volontà di vincolare tutti i Paesi a raggiungere la neutralità climatica entro il 2050 (mentre nella legge sul clima la Commissione europea stabiliva che tutta l’UE dovesse  essere climaticamente neutra entro il 2050 al più tardi).

I prossimi passi 

L’iter della proposta approvata oggi non è ancora completo. Domani, sempre in commissione ENVI, ci sarà il voto definitivo sull’intero testo della proposta completo di emendamenti. Il voto in questo caso si considera una pura formalità e l’approvazione scontata. Sarà poi l’intero Parlamento europeo a dover votare sulla legge sul clima nella sessione plenaria prevista ad ottobre e stabilire così la propria posizione negoziale, che servirà nel confronto con gli Stati membri.

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