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Unione europea al fianco di aziende e ricercatori per fronteggiare la pandemia

Unione europea al fianco di aziende e ricercatori per fronteggiare la pandemia

Coordinamento sanitario e supporto alla ricerca determinante per la commissaria Mariya Gabriel. "L'idea dell'alleanza sui vaccini è stata vincente" dice il ministro della Salute Speranza

Roma – Fin dall’inizio “abbiamo dato un segnale importante con il sostegno alle nostre imprese e ai nostri ricercatori, l’Europa è casa loro”.  La commissaria europea all’Innovazione Mariya Gabriel è intervenuta al seminario organizzato dall’ufficio italiano del Parlamento europeo, dedicato a alla sfida dell’UE per fronteggiare il virus.  A dimostrare questa vicinanza i casi concreti delle compagnie biotecnologiche tedesche Curevac e Biontech, che stanno sviluppando entrambe vaccini contro la Covid, prestiti e finanziamenti attraverso il programma Horizon. La commissaria ha sottolineato l’importanza di continuare a lavorare insieme e con il coordinamento che ha portato a risultati importanti e in cui l’Italia ha dato un grande contributo.

Il confronto ha toccato le novità di questi giorni, le buone notizie sulle sperimentazioni dei vaccini e la necessità di proseguire sui binari delle sinergie, della cooperazione e delle conoscenze condivise tra i diversi Paesi. L’azione dell’UE messa in luce anche dal vicepresidente del Parlamento Fabio Massimo Castaldo che a proposito dei vaccini ha auspicato la “massima flessibilità da parte della agenzie per una rapida concessione delle autorizzazioni”. Castaldo ha poi ricordato la raccolta di circa 16 miliardi di euro che ha consentito gli accordi preliminari d’acquisto e che metterà l’Italia nelle condizioni di avere per la prima fase 3,4 milioni di dosi per 1,7 milioni di persone.

Iniziative che “siamo in grado di mettere in campo ora grazie al fatto che per primi abbiamo chiesto il massimo livello di coordinamento nell’affrontare la crisi sanitaria”, ha detto il ministro della Salute Roberto Speranza. Ancora prudente sui vaccini “le notizie di questi giorni ci fanno ben sperare” , ha spiegato  che “era stata buona l’idea di coordinamento europeo dell’alleanza sui vaccini,  per un accesso di un bene pubblico universale e globale come diritto di tutti”. La lezione del Covid ha poi aggiunto il ministro, è che “le risorse sulla salute sono il più grande investimento sulla qualità della vita delle persone” auspicando che questo approccio avvenga anche in ambito europeo, abbandonando la stagione dei tagli.

Per l’ex presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani ora alla guida della commissione Affari costituzionali dell’Eurocamera “si deve fare di più per migliorare il coordinamento internazionale sanitario” chiamando in causa l’azione dell’OMS non sempre all’altezza e criticando il comportamento della Cina che non ha aiutato nelle prime fasi della pandemia. Sul fronte europeo ha sollecitato uno sviluppo “di uno speciale Erasmus di medici, infermieri e personale sanitario”, per una programmazione necessaria per affrontare le future crisi.

Un panel dedicato agli aspetti più tecnici e scientifici dei vaccini ha poi coinvolto Piero Di Lorenzo AD della IRBM di Pomezia e partner di AstraZeneca. “Sono prudente ma intravvediamo la meta – ha assicurato – entro dicembre finirà la terza fase della sperimentazione. “Per l’Italia per la prima consegna prevede oltre 2 milioni di dosi, 70 milioni entro giugno del prossimo anno e il vaccino costerà 2,80 euro a dose”.  Non c’è competizione, “ci sarà spazio per tutti, alla fine i vaccini saranno sei o sette” ha aggiunto.

I riflettori ora sono puntati sulle autorizzazioni delle agenzie del farmaco. “L’industria è potuta andare avanti velocemente grazie alla grande disponibilità di raccolta dati della popolazione esposta al virus”, ha detto Guido Rasi, direttore esecutivo dell’EMA, l’agenzia europea, fino a pochi giorni fa. “La nostra task force lavora 24 ore al giorno a stretto contatto con FDA (l’ente americano) e i giapponesi”, ha poi aggiunto, assicurando che la rapidità delle procedure non invalida la sicurezza, e come già accaduto in qualche caso “al primo dubbio, ci fermiamo e inseriamo un nuovo ciclo di controllo”. Durante il seminario è stato affrontato anche il tema delle cure e della ricerca sugli anticorpi monoclonali con Rino Rappuoli (Toscana Life Sciences) e Ann Leen (Baylor College of Medicine) i quali hanno messo in luce l’importanza di una ricerca ad ampio spettro nella lotta al virus.