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    Home » Politica Estera » Brexit, appuntamento a cena per ricucire i rapporti. Niente di fatto

    Brexit, appuntamento a cena per ricucire i rapporti. Niente di fatto

    Sul menù di Johnson e von der Leyen, regole comuni e diritti di pesca. Si prova a sgomberare il campo dagli ostacoli per le trattative sulle future relazioni. Non si esclude il proseguimento dei negoziati anche dopo il 1° gennaio, ma sarà decisivo l'esito delle prossime ore

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    9 Dicembre 2020
    in Politica Estera

    AGGIORNAMENTO DELLE ORE 23.00

    Niente di fatto nella cena tra Ursula von der Leyen e Boris Johnson. Le distanze restano e le possibilità di arrivare ad un accordo per il post Brexit entro la fine dell’anno sembrano svanire.

    Ecco il comunicato stampa della presidente della Commissione europea dopo l’incontro tra i due leader:

    “Abbiamo avuto una discussione vivace e interessante sullo stato di avanzamento dell’elenco delle questioni in sospeso.

    Abbiamo acquisito una chiara comprensione delle reciproche posizioni. Rimangono molto distanti.

    Abbiamo convenuto che le squadre negoziali debbano riunirsi immediatamente per cercare di risolvere questi problemi essenziali.

    Prenderemo una decisione entro la fine del weekend”.

    Bruxelles – Il menù della cena di questa sera a Bruxelles tra la presidente della Commissione UE, Ursula von der Leyen, e il premier britannico, Boris Johnson, è molto semplice ma pieno di insidie: ricucire le divergenze sui tre temi caldi sui negoziati post-Brexit (pesca nelle acque britanniche, level playing field e governance) e dare il via libera alla ripresa delle trattative tra i team guidati da Michel Barnier (per l’UE) e David Frost (per il Regno Unito). La cena di lavoro inizierà alle 20.00 e rappresenterà un vero e proprio spartiacque per le ultime flebili speranze di raggiungere un accordo tra le due parti. Siamo alla vigilia del Consiglio UE in cui si dovrà discutere delle future relazioni con il Regno Unito (anche se all’ordine del giorno c’è solo un’informativa di von der Leyen) e a 22 giorni dalla fine del periodo di transizione: il tempo a disposizione è praticamente terminato e non è un caso se proprio i due leader si sono dovuti mettere in moto per esplorare di persona le ultime chance rimaste sul tavolo.

    Il premier britannico, Boris Johnson, alla Camera dei Comuni

    L’antipasto rischia però di rimanere indigesto alla presidente della Commissione. Prima di volare a Bruxelles, BoJo nel ‘Question Time’ alla Camera dei Comuni ha parlato di un Regno Unito “comunque prospero dal primo gennaio”, sia se con l’UE ci sarà un accordo di libero scambio “come il Canada”, sia se sarà dettato dalle regole del WTO (Organizzazione mondiale del commercio) “come l’Australia”, dunque un no deal. Non solo, il premier ha aggiunto altra carne al fuoco sul level playing field (l’insieme di regole e standard comuni che evitano un vantaggio competitivo delle imprese di un Paese rispetto a quelle di altri): “I nostri amici nell’UE insistono nel volere il diritto di punirci e di adottare ritorsioni se approvassero in futuro leggi a cui noi non ci attenessimo”. E ancora, sulla pesca: “Dicono che dovremmo essere l’unico Paese al mondo a non avere il controllo sovrano sulle nostre acque di pesca”. Con la ciliegina finale: “Non credo che questi siano termini che qualsiasi primo ministro di questo Paese dovrebbe accettare“. Come di consueto, dopo le aspre critiche alla controparte, Johnson ha puntualizzato che “un buon accordo è ancora a portata di mano”.

    Approccio simile a quello mostrato in precedenza dal cancelliere del Ducato di Lancaster, Michael Gove (ministro senza portafoglio che agisce da braccio destro del premier Johnson), nella sua relazione alla Camera dei Comuni sull’intesa di principio con la Commissione UE per l’implementazione dell’Accordo di recesso. Dopo il risultato raggiunto ieri con il vicepresidente per le relazioni interistituzionali e le prospettive strategiche della Commissione, Maroš Šefčovič, Gove ha dichiarato che “il Regno Unito rivuole il controllo delle proprie norme e regole”. E anche se “un accordo in extremis è ancora possibile”, il braccio destro di Johnson ha ribadito che comunque “servono passi in avanti da entrambi i lati”.

    https://twitter.com/HouseofCommons/status/1336653754947530752?s=20

    Le reazioni europee 

    A poche ore dall’incontro tra von der Leyen e Johnson da parte dei leader europei filtra comunque un cauto ottimismo. “C’è ancora una possibilità di raggiungere un accordo sulla Brexit“, ha dichiarato la cancelliera tedesca, Angela Merkel, riferendo al Bundestag prima del Consiglio UE di domani. “Non dobbiamo però mettere in nessun modo in pericolo l’integrità del Mercato comune”. Le ha fatto eco il premier italiano, Giuseppe Conte, nel corso delle comunicazioni alla Camera dei Deputati: “Una relazione profonda e ambiziosa tra Unione Europea e Regno Unito era e rimane nell’interesse di tutti, ma non a ogni costo”, ha sottolineato. “Nessuno deve pensare di potersi avvantaggiare del Mercato unico e di non rispettare tutte le conseguenze che esso comporta”, perché “sarebbe una competizione assolutamente non equa, che non consentiremo mai”. Riferendo poi al Senato, lo stesso Conte ha anticipato che “questa sera ci dovrebbe essere un ulteriore aggiornamento sulla questione Brexit e vedremo quale prospettiva concreta si verrà a delineare”.

    Dal Belgio la linea è più dura: “Non esiterò a chiedere al mio parlamento di usare il suo potere di veto, come è avvenuto per il CETA, se i futuri accordi commerciali con il Regno Unito supereranno i limiti fissati dal governo federale”, ha attaccato il ministro-presidente della Vallonia, Elio Di Rupo, durante la plenaria del Comitato europeo delle Regioni. “È necessario trovare un accordo nell’interesse delle regioni europee che saranno più colpite, in particolare le Fiandre”. Durante lo stesso dibattuto il sindaco laburista di Londra, Sadiq Khan, ha annunciato che “se non riusciremo a raggiungere un accordo nei prossimi giorni, inviterò il premier Johnson e l’UE a prolungare il periodo di transizione“. Il primo cittadino londinese ha spiegato che “uno scenario senza accordo non dovrebbe essere un’opzione, perché sarebbe un gioco a somma negativa per entrambe le parti” e ha poi manifestato “vergogna per il modo in cui il governo ha gestito i negoziati con l’Unione”. Ieri è stato lo stesso portavoce della Commissione UE per i negoziati UE-Regno Unito, Daniel Ferrie, a ventilare l’ipotesi di un proseguimento dei negoziati anche oltre il 1° gennaio. Ma prima di guardare al nuovo anno, c’è piuttosto da augurarsi che quella di stasera non sia davvero l’ultima cena tra i leader di Unione Europea e Regno Unito.

    Tags: Boris Johnsonbrexitcommissione europeagiuseppe contegovernancelevel playing fieldMichel Barnierno dealpescaUe-Regno Unitounione europeaursula von der leyen

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