HOT TOPICS  / Hge Invasione russa in Ucraina Unione della Salute Coronavirus Recovery plan Energia Allargamento UE
INTERVISTA Alessandro Ranellucci di Maker Faire 2020:

INTERVISTA Alessandro Ranellucci di Maker Faire 2020: "Fondi per il digitale del Recovery Plan? Finanziare la ricerca dal basso"

Dalla robotica al rapporto tra tecnologia e arti. Il curatore di Maker Faire parla dei temi e degli appuntamenti della rassegna sull'innovazione che si terrà online dall'11 al 13 dicembre

Roma – Innovazione, ingegno e creatività. Anche nel 2020 il Maker Faire di Roma non mancherà l’appuntamento con le idee e i progetti, dedicando una tre giorni di webinar, workshop e conferenze sui principali temi dell’innovazione. Appassionati di tecnologia, gruppi di persone che lavorano a un progetto comune, ricercatori, studenti e aziende interagiranno per condividere esperienze, idee e potenziali sinergie legate all’innovazione tecnologica.

Nell’organizzare l’ultima edizione, che si svolgerà da venerdì 11 a domenica 13 dicembre, la regia della Camera di Commercio di Roma ha accettato la sfida imposta dalle misure antiCOVID-19 ai congressi, garantendo la fruibilità dell’evento interamente online. Una necessità di cui è stata fatta virtù, come lascia intendere Alessandro Ranellucci, curatore della grande fiera dell’innovazione, in questa intervista.

Come è possibile concepire un evento del genere online?

La pandemia ci ha costretto a convertire radicalmente le modalità di svolgimento dell’evento. Maker Faire è una fiera in cui le persone toccano dal vivo le innovazioni e abbiamo lavorato molto per non limitare il tutto a un semplice streaming. In più le misure di contenimento del contagio adottate in tutto il mondo hanno influito negativamente anche sul numero dei progetti di gruppo presentati. Ma sarebbe stato paradossale non accettare questa opportunità, per noi che parliamo di innovazione. Al contrario, però, il trasferimento della Maker Faire online ha enormemente ampliato i contributi e i progetti provenienti dall’estero offrendo una possibilità importante agli espositori e ai visitatori che non avrebbe potuto raggiungere Roma. L’edizione di quest’anno fornirà a maggior ragione una valvola di sfogo per i progetti di innovazione digitale legati alla pandemia che i partecipanti stanno presentando. La voglia di tornare alle forme tradizionali con le quali la manifestazione si è svolta nelle scorse sette edizioni, si sta trasformando in dinamismo, come riscontriamo nei progetti che stiamo ricevendo.

Quale impronta si è data Maker Faire per l’edizione 2020?

Quest’anno abbiamo particolarmente insistito alle due novità principali delle ultime edizioni di Maker Faire: la robotica e l’intelligenza artificiale. Un’ampia sezione è stata dedicata all’arte, con un approfondimento sulle modalità con cui l’arte contemporanea può essere fruita grazie agli strumenti messi a disposizione dalla realtà digitale. Un’altra parte della fiera è dedicata allo stimolo che la digitalizzazione, e specialmente la tecnologia e il ruolo degli algoritmi, può esercitare sulla creatività dei musicisti. C’è spazio anche per affrontare le tematiche del cibo e della sostenibilità.

Tuttavia la Maker Faire è nata a San Francisco per iniziativa della rivista Make:Magazine. Perché, dunque, importare la rassegna in Italia istituendo una European edition?

La motivazione che sta alla base della nascita in Europa della Maker Faire attiene principalmente alla volontà di dare importanza all’innovazione applicata, come quanto ci si aspetta da una manifestazione del genere caratterizzata da un taglio europeo. La Maker Faire americana è una grande festa della creatività che spesso non si traduce in progetti concreti di innovazione. Abbiamo colto la necessità di valorizzare il patrimonio delle piccole e medie imprese che caratterizza l’Europa e che si riflette nei progetti di innovazione che vengono presentati nelle Maker Faire. È un mondo, quello delle PMI, che produce continuamente e che ha bisogno di eventi di questo tipo.

A fronte di questo bagaglio di risorse, per quali settori dovrebbero potenziare i 48 miliardi di euro del Recovery Plan che in Italia saranno destinati al digitale?

C’è molto bisogno di sostenere l’innovazione diffusa, quella informale. I grandi poli, le università e i grandi centri di ricerca, meritano ovviamente di continuare a essere sostenuti, ma è importante non dimenticarsi dell’innovazione dal basso. Mi riferisco a quella che proviene dai fab lab, dai gruppi di persone, dalle start up, quella legata alle tecnologie open source, alla fabbricazione digitale. Tutti elementi che hanno dato dimostrazione di essere una parte indispensabile per l’economia, perché rilevanti per l’inclusione sociale grazie al loro apporto nei campi della sanità, della disabilità e della sostenibilità. C’è molto bisogno di sostenere queste iniziative sul territorio che spesso hanno bisogno di poco per innescare il fermento imprenditoriale necessario per fare la differenza e per dare delle opportunità ai laureati.

Un’indicazione che può massimizzare il risultato, viste le evoluzioni tecnologiche che la pandemia ci prospetta.

La stretta convivenza con la tecnologia in questi mesi si trasformerà in opportunità e l’industria digitale sta sperimentando nuove soluzioni che diventeranno la consuetudine in futuro. Un altro aspetto da tenere in considerazione saranno le sinergie a cui la pandemia sta dando vita. L’innovazione non è fatta di grandi solisti, ma di collaborazione e bisogno di mettere in circolo le idee. Per questo al classico slogan di Maker Faire, “Make the world” (tradotto “costruiamo il mondo”), abbiamo aggiunto “Together” (“insieme”). Ne parleremo giovedì sera (10 dicembre), durante l’anteprima di Maker Faire 2020.