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Agroalimentare, gli accordi commerciali extra Ue spingono l'export europeo

Agroalimentare, gli accordi commerciali extra Ue spingono l'export europeo

Stimata una crescita fino al 29% (5,5 miliardi di euro) in più entro il 2030. A febbraio la Commissione presenterà una nuova strategia a medio termine per la politica commerciale dell'Ue

Bruxelles – Il settore agroalimentare europeo può beneficiare degli accordi commerciali dell’UE con Paesi terzi: entro il 2030 è prevista una crescita dell’export di settore fino al 29 per cento in più rispetto a oggi, per un valore di 5,5 miliardi di euro. Lo conferma il rapporto sull’impatto cumulativo dei trattati commerciali sull’agricoltura dell’Ue, curato dal Centro comune di ricerca della Commissione e pubblicato oggi.

Lo studio ha analizzato gli effetti cumulativi di 12 accordi commerciali stipulati dall’Ue sul settore agroalimentare e, stando ai risultati, le esportazioni agroalimentari dell’Ue con i partner dovrebbero aumentare tra il 25 per cento e il 29 per cento entro il 2030, mentre le importazioni dal 10 per cento al 13 per cento rispetto a oggi. Ciò corrisponde secondo la Commissione a un intervallo di crescita tra i 4,7 e i 5,5 miliardi per l’export e tra 3,7 e 4,7 miliardi per l’import.

Di questi 12 accordi analizzati, alcuni sono già entrati in vigore (Canada, Giappone e Vietnam), alcuni hanno i loro negoziati già conclusi (Messico e Mercosur), altri sono ancora in fase di negoziazione o fanno parte dell’agenda commerciale dell’UE (Cile, Australia, Nuova Zelanda, Indonesia, Malaysia, Filippine e Thailandia). Il rapporto è un aggiornamento di un altro studio condotto nel 2016. “L’aumento delle esportazioni è ancora più importante, dato che il mercato dell’UE offre una crescita limitata nel prossimo decennio”, ha commentato in conferenza stampa il vicepresidente della Commissione con delega al commercio, Valdis Dombrovskis, il quale ha ricordato che a febbraio presenterà una nuova strategia a medio termine per la politica commerciale dell’Ue.

Valdis Dombrovskis

Proprio ieri la Commissione ha pubblicato il rapporto sull’andamento del commercio internazionale del settore agroalimentare relativo al periodo gennaio-agosto 2020, evidenziando che l’export agroalimentare dell’Ue ha sfiorato il 152 miliardi di euro nel 2019, circa il 23 per cento in più rispetto a cinque anni fa. I dati sono positivi anche considerato l’impatto della pandemia Covid-19 che non ha impedito all’Unione di registrare il più alto surplus agroalimentare di sempre, pari a quasi 50 miliardi di euro. Ma il rapporto ha evidenziato anche che gli scambi commerciali con gli Stati Uniti hanno registrato una contrazione di circa 1,2 miliardi di euro rispetto agli stessi dieci mesi del 2019. 

Gli USA sono un partner di rilievo per l’Ue anche dal punto di vista commerciale. E ora che Joe Biden si è insediato alla Casa Bianca Bruxelles auspica anche un nuovo inizio per le relazioni commerciali tra Ue e USA.  Una nuova partnership commerciale che non può prescindere dalla risoluzione dei contenziosi passati, a partire dalla disputa tra Ue e Stati Uniti per gli aiuti di stato forniti ai gruppi Airbus e Boeing, che ha portato all’imposizione reciproca di dazi doganali sugli scambi commerciali. A risentirne anche il settore agroalimentare, tanto che la settimana scorsa i deputati della commissione Agricoltura del Parlamento europeo hanno esortato il vicepresidente esecutivo ad agire fin da subito con la nuova amministrazione per mettere fine al contenzioso, ora che ci sono le premesse per farlo.

La linea della Commissione è rimasta la stessa. “Vogliamo un approccio cooperativo anche dalla parte degli Stati Uniti”, ha detto oggi (26 gennaio) Dombrovskis in conferenza stampa presentando i risultati dello studio. Torna a insiste sul fatto che ci debba essere una sospensione “da entrambe le parti” sulle tariffe per poter dar vita a una tregua commerciale.

Dopo una pronuncia del Wto (Organizzazione mondiale del commercio) del 2019, gli Stati Uniti hanno applicato dazi del 25 per cento sui prodotti provenienti dall’UE, per un valore di 7,5 miliardi di dollari. I dazi colpiscono un gran numero di prodotti agricoli europei come vino francese, formaggio italiano e olio d’oliva spagnolo, colpendo anche una fetta di Made in Italy. A ottobre è arrivata la risposta dell’Ue che dopo il via libera del Wto ha imposto dazi aggiuntivi sull’import dagli Stati Uniti per un valore di 4 miliardi di dollari (circa 3,4 miliardi di euro).