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Migranti, Italia chiede all'UE di farsi garante della redistribuzione:

Migranti, Italia chiede all'UE di farsi garante della redistribuzione: "No a solidarietà flessibile"

La richiesta di Lamorgese in occasione del primo Consiglio Affari interni del nuovo anno. Sul tavolo anche il ritiro di Frontex dall'Ungheria. Johannson: "Decisione giusta"

Bruxelles – Frontiere interne e frontiere esterne, gestione dei fenomeni migratori e degli spostamenti dei cittadini europei. È un primo Consiglio Affari interni ‘caldo’ quello a prima gestione portoghese. La nuova presidenza di turno lavora lungo il solco dei predecessori, e ribadisce l’unico elemento che mette tutti d’accordo, vale a dire l’importanza di “avere una linea comune lungo i confini esterni dell’UE” e di “garantire il corretto funzionamento di Schengen durante questa ondata della pandemia di Coronavirus”, ripete il ministro dell’Interno portoghese, Eduardo Cabrita.

Il ministro degli Interni, Eduardo Cabrita, e la commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson (28 gennaio 2021)

A proposito di Schengen e libera circolazione, la commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson, ha passato in rassegna le proposte della Commissione dello scorso lunedì (25 gennaio): “Ci siamo trovati d’accordo a scoraggiare calorosamente i viaggi non essenziali“. Anche questa raccomandazione nel segno della continuità con le intese raggiunte già in precedenti occasioni. La sicurezza sanitaria nel pieno della nuova ondata di Covid-19 sul continente richiede “più restrizioni sugli ingressi dall’esterno, ma anche sugli spostamenti all’interno dell’Unione, in particolare dalle zone rosse scuro”, ha sottolineato la commissaria. “Mi aspetto quanto prima l’adozione delle misure da parte del Consiglio, anche domani. Non ci possiamo più permettere di agire come la scorsa primavera”.

Ma in una videoconferenza votata a temi tradizionalmente divisivi, i nodi non potevano non venire a galla. Sull’immigrazione, “servono ancora compromessi, non certo facili“. Non certo una novità, ma Johansson torna a incalzare gli Stati membri. Il presidente di turno Cabrita le dà ragione nei limiti del possibile. “I fenomeni migratori sono naturali per l’Europa, dobbiamo trovare un approccio comune nella politica di redistribuzione”. Johannson allora rilancia sulla dimensione esterna, che crea più consensi attorno al tavolo. “Servirà una discussione con i ministri degli Esteri, perché dobbiamo focalizzarci soprattutto sull’azione esterna“.

L’Italia prova a rompere gli indugi. La ministra dell’Interno, Luciana Lamorgese, esorta l’Unione europea a fare da garante della redistribuzione dei migranti in tutti gli Stati membri. “Non possiamo condividere il concetto di solidarietà obbligatoria ma flessibile“. Solo da questo assunto il Viminale può affrontare “il cammino negoziale che, partendo dalla proposta della Commissione, deve portare al più presto l’Europa alla definizione di un nuovo Patto per l’immigrazione e l’asilo”. L’Europa, sostiene “non può rinunciare a forme certe di solidarietà, quindi concrete ed efficaci, per garantire la gestione degli arrivi e la redistribuzione dei migranti sbarcati, al termine delle procedure di controllo di sicurezza e sanitario”.

I ministri dei Ventisette hanno dovuto quindi affrontare un altro capitolo spinoso, quello relativo all’Ungheria. “C’è stata una sentenza della Corte di Giustizia dell’UE che stabilisce che quanto viene fatto dall’Ungheria non è in linea con la legge dell’Unione”, ricorda Johansson. “Credo perciò che la decisione di Frontex di sospendere le operazioni alla frontiere ungheresi sia giusta“.

Ieri (27 gennaio) l’Agenzia europea ha annunciato il ritiro dall’Ungheria fino a data da destinarsi, a seguito della condanna della Corte dell’UE del 17 dicembre scorso, che ha riconosciuto numerose falle nelle procedure di asilo ungheresi, inclusi i respingimenti illegali (pushback) di migranti in arrivo dalla Serbia e la detenzione nelle “zone di transito”.

Il portavoce del governo ungherese, Zoltán Kovács, ha risposto attaccando Frontex e la Commissione: “Non che abbiamo mai ricevuto molto aiuto da Frontex, ma sembra che Bruxelles voglia portarci via anche quel poco che ci ha dato“. Con la promessa che “l’Ungheria non cederà alle pressioni delle forze pro-migrazione, continueremo a difendere le frontiere del Paese e dell’Unione Europea”.

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