HOT TOPICS  / Hge Invasione russa in Ucraina Unione della Salute Coronavirus Recovery plan Energia Allargamento UE
Tassa sul carbonio alle frontiere, il Parlamento chiede un prezzo sulle emissioni importate entro il 2023

Tassa sul carbonio alle frontiere, il Parlamento chiede un prezzo sulle emissioni importate entro il 2023

I deputati della commissione per l'Ambiente prendono posizione sul meccanismo di adeguamento alle frontiere del carbonio, lo strumento finanziario che la Commissione Europea vuole proporre a giugno per fissare un prezzo sulle importazioni ad alta intensità di carbonio. Voto in plenaria atteso a marzo. Per i legislatori si deve partire con i settori energetico e industriale ad alta intensità energetica come quelli del cemento, dell'acciaio, dei prodotti chimici e dei fertilizzanti

Bruxelles – La commissione per l’ambiente del Parlamento europeo chiede di fissare un prezzo sul carbonio alle frontiere sulle emissioni importate nell’Ue “per rafforzare la lotta contro i cambiamenti climatici”. Luce verde con 58 voti a favore, 8 contrari e 10 astensioni al progetto di risoluzione per un “meccanismo di adeguamento delle frontiere del carbonio dell’UE compatibile con l’OMC (Organizzazione mondiale del commercio)”, firmato da Yannick Jadot dei Verdi. La risoluzione finirà al voto della plenaria di marzo (8-11) e i deputati sperano che possa influenzare la proposta che la Commissione europea dovrebbe fare a giugno per una nuova tassa sul carbonio alle frontiere.

Le importazioni nette di beni e servizi nell’UE rappresentano oltre il 20 per cento delle emissioni interne di CO2 dell’Unione. L’idea dei deputati è che per alzare l’ambizione climatica globale e prevenire la “rilocalizzazione delle emissioni di carbonio”, Bruxelles debba applicare un prezzo al carbonio alle importazioni dai Paesi extra Ue per evitare che le aziende spostino la produzione nei Paesi in cui ci sono norme sulle emissioni meno ambiziose. Nell’ottica di ricoprire un ruolo di leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici e influenzare anche gli altri Paesi ad adottare misure più restrittive. Come sottolineato nell’ultimo studio del think thank belga Bruegel sulla Geopolitica del Green Deal Europeo i piani dell’Europa in questo senso rischiano di incrinare i suoi rapporti con partner commerciali come gli Stati Uniti, la Russia e l’India.

Secondo la risoluzione, si dovrebbe partire già nel 2023 con il settore energetico e i settori industriali ad alta intensità energetica come quelli del cemento, dell’acciaio, dei prodotti chimici e dei fertilizzanti, “che continuano a ricevere consistenti assegnazioni gratuite e rappresentano il 94 per cento delle emissioni industriali dell’Unione”. Dovrebbe poi espandersi per includere le importazioni in Europa di tutti i “prodotti e materie prime” coperti dal sistema di scambio di quote di emissioni dell’UE (ETS), che secondo la commissione deve essere riformato. Il prezzo del carbonio nel nuovo meccanismo – specificano gli eurodeputati – dovrebbe essere lo stesso prezzo delle quote di emissioni di gas serra nell’ETS.

“Un importante regolamento per la sovranità economica europea e la protezione del clima”, lo definisce il presidente della Commissione ENVI, Pascal Canfin (Renew Europe). Il partito maggioritario dei Popolari ne fa essenzialmente una questione di concorrenza. “Le merci importate nell’UE devono sostenere lo stesso costo delle emissioni di carbonio di quelle prodotte in Europa. Se produrre acciaio in Europa porta a costi di CO2 più elevati rispetto alla produzione al di fuori dell’Europa, quindi questo è un incentivo a trasferire la produzione ovunque il costo sia inferiore. Dobbiamo impedirlo “, ha spiegato Adam Jarubas, negoziatore per il meccanismo previsto a nome del PPE. Per il Gruppo, il meccanismo è una conseguenza necessaria delle accresciute ambizioni climatiche dell’Europa, ma “non possiamo permettere che le nostre aziende siano svantaggiate dall’elevata politica ambientale dell’Europa”.