HOT TOPICS  / Hge Invasione russa in Ucraina Unione della Salute Coronavirus Recovery plan Energia Allargamento UE
Corte UE, giusto limitare ai laureati in Medicina e Chirurgia la responsabilità di un centro di trasfusione

Corte UE, giusto limitare ai laureati in Medicina e Chirurgia la responsabilità di un centro di trasfusione

Secondo la sentenza la normativa italiana è più rigorosa, ma "non appare inadeguata rispetto all’obiettivo di protezione della salute"

Bruxelles – È compatibile con la legge europea la normativa italiana che permettere solo ai laureati in Medicina e Chirurgia di dirigere un centro di trasfusione sanguigna? Si. Questa domanda era stata presentata dalla Corte di Cassazione in via pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea rispetto a una controversia che ha coinvolto l’Ordine Nazionale Biologi e tre laureati in Biologia, da un lato, e la Presidenza del Consiglio dei Ministri, dall’altro. Il caso è stato sollevato dopo che tre laureati in Biologia sono stati esclusi dal poter essere designati come responsabili di un centro trasfusionale, fattispecie non consentita dalla legge italiana.

Con la sentenza, la Corte di giustizia UE stabilisce che il diritto dell’Unione, e in particolare la direttiva 2002/98 sulla raccolta del sangue umano, non osta, in linea di principio, all’obbligo previsto dalla normativa nazionale di possedere una laurea in Medicina e Chirurgia come requisito indispensabile per divenire responsabile di un centro di trasfusione sanguigna. La legislazione nazionale deve rispettare il diritto dell’Unione e quindi essere adeguata al raggiungimento degli obiettivi posti dalla direttiva, purché lo faccia in maniera proporzionata agli interessi in gioco e non sia discriminatoria (sebbene spetti al giudice nazionale verificarlo).

La direttiva europea prevede che anche i laureati in Biologia possano assumere la responsabilità di un centro trasfusionale, ma aggiunge, tuttavia, che gli Stati membri, al fine di tutelare la salute, possono adottare normative più rigorose rispetto agli standard indicati nella direttiva. Quella in oggetto, dice la Corte UE, “è una normativa nazionale più rigorosa che, peraltro, non appare inadeguata rispetto all’obiettivo di protezione della salute“.

La Corte rileva che le qualificazioni previste nella direttiva mirano ad assicurare che il responsabile di un centro trasfusionale abbia le competenze teoriche e pratiche sufficienti ad esercitare le funzioni affidategli. E sottolinea che, secondo il governo italiano, in Italia, i centri trasfusionali costituiscono dei servizi integrati al sistema sanitario nazionale a cui sono anche attribuiti compiti diagnostici e compiti di natura strettamente medica. Questo costituirebbe un argomento a favore della natura proporzionata e non discriminatoria della scelta legislativa in questione.