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Europa, giovani e diritti. Il nuovo PD di Enrico Letta

Europa, giovani e diritti. Il nuovo PD di Enrico Letta

L'assemblea nazionale lo ha eletto nuovo segretario con un consenso quasi unanime. Ma le correnti sono ancora tutte lì e lui chiede verità e rispetto. Da subito il confronto con i circoli

Roma – L’Europa nuovo orizzonte, i diritti, le donne, i giovani, il partito aperto e libero dalle correnti. Il nuovo segretario del Partito democratico Enrico Letta disegna programma e profilo della comunità che si appresta a guidare in una fase difficilissima per la politica: “L’anno più buio della nostra storia repubblicana”. Prima di tutto “so che non vi serve un nuovo segretario, vi serve un nuovo Pd”, dice Letta che in ogni caso fa il pieno dell’assemblea nazionale incassando il sostegno di quasi tutti: 860 sì, 2 no e 4 astenuti.

Comincia così la nuova stagione che nei piani del leder appena eletto vuole lasciare alle spalle i passi falsi degli ultimi dieci anni, oltre quel “partito della protezione civile”, troppo spesso al governo per salvare il Paese da qualche deriva, ogni volta un nuovo pericolo. La missione è rimettersi in gioco con una posizione di “prossimità con la società”, i circoli e la base con cui cominciare subito una discussione sulle cose da fare. Evitando il politichese alcuni temi li mette subito sul piatto senza infingimenti: “Sulle donne e la parità di genere abbiamo un problema e io me ne farà carico”. E siccome un partito nasce dall’idea che abbiamo del Paese, i giovani sono un altro tassello fondamentale “non dobbiamo solo parlare di loro, dobbiamo farli parlare” e anche il voto ai sedicenni è uno dei temi in campo.

L’Europa non è un capitolo del discorso ma il nucleo “perché dentro il programma Next generation EU  c’è tutto”, è la differenza con quella di dieci anni fa dell’austerità mentre oggi c’è solidarietà e sostenibilità, con un forte pilastro sociale. Le citazioni di Jacques Delors e di Romano Prodi non sono formali né casuali. Anche il “patto di stabilità del futuro sarà diverso” e volgendo lo sguardo all’occasione delle risorse in arrivo sostiene che “se usiamo bene i fondi e vinciamo con il programma Next generation EU, nessun olandese potrà dirci non ve li diamo più”. “Ci stiamo giocando una nuova strategia, la conferenza sul futuro dell’Europa è la grande occasione” per ripartire dai diritti. Un tema che deve essere messo in cima, dallo ius soli, alla cittadinanza per Patrick Zaki e la verità su Giulio Regeni. Violazioni insopportabili dell’Egitto così come è intollerabile la posizione del governo polacco verso la comunità LGBTQ.

Il nuovo segretario intesta al PD il governo Draghi, invitando a correggere un comportamento troppo distaccato: “Siamo il motore di questo esecutivo e ci prepariamo per il dopo”. Un dopo che riguarda tutto il centrosinistra, e il Movimento 5 Stelle guidato da Conte, ricordando che “abbiamo vinto quando siamo stati in coalizione”. Letta vuole vincere, l’obiettivo è ambizioso ma nulla è scontato “non ho lasciato la vita di prima per guidarvi a una sconfitta”.

L’ultimo capitolo lo dedica al partito, alla sua formula per riprendere in mano una comunità complessa e smarrita. Un obiettivo “che sento impegnativo e difficile, e lo è ancora di più chiamandosi Enrico”. Il richiamo è suggestivo ma Letta non ignora certo che le correnti sono ancora tutte lì, nonostante il voto quasi unanime. Sono praticamente tutti collegati in remoto ma sembra li guardi negli occhi quando cita Pirandello in quel “lungo tragitto della vita in cui incontrerai tante maschere e pochi volti”. Il rispetto per la verità che aveva già evocato sciogliendo la riserva, lo ribadisce quando chiede il voto, annunciando che andrà a parlare con i gruppi parlamentari di Camera, Senato e a Bruxelles, “per una verifica chiara e netta sul rispetto della parola e delle cose dette qui”.

Correnti “ne ho visto tante e così non funziona” avverte il nuovo segretario, e per sminarle vuole un partito aperto e “appena le condizioni sanitarie lo consentiranno lancerà le agorà democratiche”. Per adesso “discutiamo queste due settimane, i circoli tirino fuori le idee e poi torniamo qui in assemblea a fare la sintesi. Così rilanciamo il nuovo partito”. Per tutti i dirigenti che lo hanno voluto e convinto a tornare al Nazareno “è un buon inizio per riprendere slancio”. Un tempo non troppo lungo dirà quante maschere e quanti volti.

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