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Certificato verde digitale, Parlamento UE spinge per fissare un limite ai prezzi dei test COVID

Certificato verde digitale, Parlamento UE spinge per fissare un limite ai prezzi dei test COVID "contro discriminazioni"

Mercoledì 28 aprile l'Eurocamera adotterà la propria posizione per avviare i negoziati con il Consiglio dell'UE, per rendere operativo il pass per tornare a viaggiare prima dell'estate. Tra le priorità individuate anche quella di rendere gratuiti o almeno "più accessibili" i tamponi, i cui costi differiscono molto da Stato a Stato ma anche da regione a regione

Bruxelles – Certificato verde digitale: il monito del Parlamento europeo è a “fare in fretta”. Renderlo accessibile quanto prima perché sia ripristinata la libertà di movimento in Europa, messa alla prova dalle iniziative individuali degli Stati UE che a intermittenza hanno introdotto e tolto le misure di confinamento e controlli alle frontiere, che hanno di fatto schiacciato la libera circolazione dentro lo spazio Schengen. Ma c’è di più: gli eurodeputati – nell’adottare questa settimana in plenaria (26-29 aprile) la propria posizione per i negoziati con il Consiglio UE – chiederanno anche di rendere i tamponi gratuiti in tutti gli Stati membri o almeno fissare un limite di prezzo per i test che saranno sempre più frequenti e necessari per chi, per varie regioni, ancora non ha ricevuto il vaccino. In sostanza, avanzano una proposta di rendere i test anti-COVID “accessibili” per rendere lo strumento davvero non discriminatorio.

Il Parlamento europeo voterà la sua posizione negoziale questa settimana durante la sessione plenaria (dibattito in Aula mercoledì 28 aprile e risultato dei voti il 29), sollevando un tema poco discusso finora da Commissione e Consiglio, ovvero la possibilità di creare discriminazioni a causa dei prezzi eccessivi e differenti dei tamponi negli Stati membri. Il Certificato verde digitale proposto dalla Commissione Europea a metà marzo per facilitare gli spostamenti dentro lo spazio Schengen in vista della stagione estiva, non sarà solo sfruttato per i viaggi e le vacanze, ma è anche uno strumento per tornare a spostarsi più liberamente per chi ad esempio vive o lavora alle frontiere. Conterrà le informazioni se una persona è stata già vaccinata (e con quale vaccino approvato dall’EMA), o in alternativa il risultato negativo di un tampone (sia molecolari PCR che rapidi dell’antigene) o ancora una prova di guarigione dalla malattia con la presenza di anticorpi.

Gli eurodeputati sostengono l’idea dell’Esecutivo di introdurre tre possibilità (vaccini, test, anticorpi) da inserire nel Certificato ma per rendere effettivamente meno discriminatorio possibile lo strumento andrebbero resi gratuiti i tamponi, che attualmente non lo sono e i cui costi differiscono molto da Stato a Stato ma anche da regione a regione. Il tema era stato sollevato già la settimana scorsa dai coordinatori del Parlamento in uno scambio di opinioni con la Commissione, e questa settimana formalizzeranno la proposta in un atto di risoluzione. Il Commissario alla Giustizia, Didier Reynders, ha risposto timidamente alle sollecitazioni dei deputati che “si può pensare a una limitazione dei prezzi” per i tamponi per cercare di uniformarli a livello europeo. Sembra molto difficile che possa riuscire nell’intento di convincere gli Stati membri a rendere completamente gratuiti i test, anche perché non rientra nelle competenze del Berlaymont.

Il rischio è quello di contradire l’essenza stessa della proposta della Commissione: ovvero evitare discriminazioni negli spostamenti. Lo sottolinea il coordinatore per il Parlamento del Partito popolare europeo (PPE), Jeroen Lenaers. Se la Commissione deciderà di non fare nulla da questo punto di vista “rischia di contraddire lo stesso principio di equità dello strumento”, ha affermato durante un briefing con la stampa che si è svolto oggi (26 aprile) prima dell’inizio dei lavori della plenaria. Sulla stessa linea l’eurodeputata Sophia In ‘T Veld, coordinatrice per Renew Europe, secondo cui “ulteriori requisiti di viaggio come la quarantena dovrebbero essere esclusi” dagli Stati membri una volta che il Certificato sarà implementato. La deputata ha insistito sul fatto che il pass non sarà utile solo per rivitalizzare la stagione turistica ma anche per lavoro, per chi vive o chi lavora al confine tra Stati è uno strumento necessario. E c’è un’ampia fascia di popolazione (soprattutto giovanile) che ancora non ha avuto la possibilità di vaccinarsi e che probabilmente non lo sarà neanche a giugno. Quindi, fare qualcosa per rendere lo strumento accessibile a tutti è un imperativo.

Da sinistra il presidente della Commissione per le Libertà Civili, Juan Fernando Lopez Aguilar; Sophia In ‘T Veld, coordinatrice per Renew Europe e Jeroen Lenaers, coordinatore per il Partito popolare europeo

Dello stesso avviso Tineke Strik, coordinatrice per i Verdi europei, secondo cui come il vaccino è inoculato gratuitamente a tutti anche “il test dovrebbe essere gratuito in modo che tutti possano accedere” al Pass Covid. Questo perché i testi per individuare la presenza del virus saranno sempre più necessari e non è sostenibile dal punto di vista economico. “No a discriminazioni per il prezzo”, ha sottolineato Strik. I vaccini sono (giustamente) gratuiti per tutti e in tutta l’UE e quindi si rischia di discriminare chi non lo ha ancora ricevuto.

Manca, come per molte altre questioni che riguardano la pandemia, un coordinamento tra Paesi su i prezzi dei test, alcuni (come la Francia) li rendono gratuiti mentre in altri (come la Finlandia) si arriva a prezzi proibitivi che superano i 200 euro. I principali gruppi politici all’Europarlamento sono compatti su questo fronte, complice anche il gruppo dei Socialisti e Democratici (S&D) con il presidente della Commissione per le Libertà Civili, Juan Fernando Lopez Aguilar, che ha ricordato che il principio giuridico alla base di questo strumento è proprio il ripristino del diritto dei cittadini alla libera circolazione in Europa. Questo sarà al centro del mandato negoziale dell’Europarlamento.

Gli Stati membri hanno dato l’ok alla posizione negoziale del Consiglio UE lo scorso 14 aprile. Dopo il voto di questa settimana in Parlamento europeo, inizierà la trattativa tra i negoziatori che durerà per tutto il mese di maggio. L’idea è quella di adottare l’accordo definitivo in prima lettura durante la plenaria di giugno (7-10) in modo da renderlo effettivamente operativo per l’inizio dell’estate, entro il mese di giugno.

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