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"Inaffidabiltà e ritardi nelle consegne dei vaccini", l'UE porta AstraZeneca in tribunale

"I termini del contratto sulle consegne dei vaccini in Europa non sono stati rispettati dalla società anglosvedese" e la Commissione ha avviato un'azione legale per risolvere la controversia. La replica di AstraZeneca: "Accuse prive di merito, in arrivo 50 milioni di dosi ai Paesi europei entro la fine di aprile"

Bruxelles – Ritardi nelle consegne dei vaccini anti-COVID e inaffidabilità. Queste le ragioni che spingono la Commissione Europea ad avviare ufficialmente un’azione legale nei confronti di AstraZeneca a nome di tutti gli Stati membri. Lo ha confermato questa mattina (26 aprile) al briefing con la stampa il portavoce dell’Esecutivo Stefan De Keersmaeker precisando che “i termini del contratto sulle consegne dei vaccini in Europa non sono stati rispettati dall’azienda, che non è stata in grado di elaborare una strategia affidabile per garantire la consegna tempestiva delle dosi”.

La procedura legale è stata avviata venerdì 23 aprile, all’Esecutivo europeo serviva il via libera degli Stati membri che a quanto pare è arrivato durante la riunione degli ambasciatori dell’UE (COREPER) poco prima dell’inizio del weekend. Il portavoce ha aggiunto che ciò che conta per la Commissione è assicurarsi “che ci sia una rapida consegna di un numero sufficiente di dosi a cui i cittadini europei hanno diritto e che sono state promesse sulla base del contratto”. Bruxelles spera quindi che porta la farmaceutica anglosvedese in tribunale serva a ottenere tutte le dosi promesse e su cui faceva affidamento.

Il rapporto di AstraZeneca con le consegne di vaccino nell’UE è stato difficile fin da subito: il contratto siglato ad agosto con l’UE prevedeva 300 milioni di dosi con l’opzione per sbloccare altri 100 milioni (opzione per ora non attivata da Bruxelles). La farmaceutica è stata incapace di rispettare i propri impegni sulle consegne, tanto del primo trimestre (passando dai 90 milioni previsti a sole 30 milioni di dosi consegnate tra gennaio e marzo) come anche nel secondo, dove ha promesso 70 milioni di dosi dai 180 milioni preventivati da contratto.

Non si è fatta attendere la risposta della farmaceutica anglo-svedese che si dice rammaricata della decisione della Commissione europea di intraprendere un’azione legale sulla fornitura di vaccini COVID-19. “La nostra azienda sta per fornire quasi 50 milioni di dosi ai Paesi europei entro la fine di aprile, in linea con le nostre previsioni”, si legge nella nota diramata questa mattina. AstraZeneca “ha rispettato pienamente l’accordo di acquisto anticipato con la Commissione europea e si difenderà fermamente in tribunale. Riteniamo che qualsiasi controversia sia priva di merito e accogliamo con favore questa opportunità per risolvere questa controversia il prima possibile”.

L’azienda continua a giustificare i ritardi con la lentezza del ciclo di produzione del vaccino “che è molto lungo, il che significa che questi miglioramenti (nella capacità di produzione, ndr) richiedono tempo per portare a un aumento delle dosi finali del vaccino”. Aggiungono di non veder “l’ora di lavorare in modo costruttivo con la Commissione europea per vaccinare quante più persone possibile. Molte migliaia di nostri dipendenti che lavorano 24 ore su 24 sono stati guidati dalla passione di aiutare il mondo senza scopo di lucro; rimangono fermamente impegnati a fornire il nostro vaccino ai cittadini europei e in tutto il mondo.

Le reazioni

“L’azione legale lanciata dalla Commissione europea contro AstraZeneca è la doverosa risposta delle Istituzioni pubbliche contro le evidenti e ingiustificate inadempienze contrattuali che rischiano di compromettere la campagna vaccinale europea”, afferma in una nota  Daniela Rondinelli, europarlamentare del Movimento 5 Stelle, secondo la quale “AstraZeneca ha infatti consegnato finora alle autorità europee appena un quarto delle dosi concordate. Questa decisione è  dunque ampiamente giustificata dalla emergenza sanitaria in corso e dalla mancanza di collaborazione della casa farmaceutica stessa. Per noi rappresenta, inoltre, un monito a tutte le case farmaceutiche: i contratti si rispettano tanto più che con il Coronavirus è in gioco la vita e la salute di milioni di cittadini”.

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