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Intelligenza artificiale, la "spinta seria" del Recovery italiano per cambiare il modello di sviluppo del Paese

Nel giorno della presentazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza a Bruxelles, la sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico, Anna Ascani, garantisce "massicci investimenti" nelle nuove tecnologie e "sostegno alle imprese". L'intervento durante l'evento sull'IA nell'era digitale, organizzato da askanews in collaborazione con l'ufficio del Parlamento UE in Italia

Bruxelles – Un Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) per stimolare i finanziamenti e un quadro legislativo europeo per superare la frammentazione dei singoli approcci alle nuove tecnologie. Con questi due strumenti si prospettano vasti orizzonti da esplorare per l’Unione Europea e per l’Italia nello sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA), con l’obiettivo di tornare a competere sulla scena internazionale. Proprio nel giorno della presentazione del Recovery italiano a Bruxelles, è stata la sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico, Anna Ascani, a promettere un ruolo-chiave delle tecnologie all’avanguardia nella ripresa socio-economica nazionale: “Con il nostro Piano daremo una spinta seria anche all’intelligenza artificiale, tenendo conto dei rischi” e “stimoleremo la messa a terra di massicci investimenti, con l’ambizione enorme di cambiare il modello di sviluppo del Paese”.

La sottosegretaria al ministero dello Sviluppo economico, Anna Ascani

L’intervento della sottosegretaria è arrivato durante l’evento “L’intelligenza artificiale in un’era digitale – Costruire fiducia e promuovere innovazione”, organizzato oggi (venerdì 30 aprile) dall’agenzia stampa askanews in collaborazione con l’ufficio del Parlamento Europeo in Italia. “Vogliamo lasciare in eredità alle nuove generazioni un modello di società tecnicamente innovativa, ambientalmente sostenibile e socialmente inclusiva“, ha promesso Ascani. Grazie al Piano di ripresa e resilienza “è arrivato il momento di sostenere le imprese nello sviluppo delle tecnologie emergenti“, con l’obiettivo di “creare sistemi di sviluppo duraturi e competitivi a livello europeo ed extra-europeo”.

L’impostazione del governo italiano sposa l’approccio della Commissione Europea, così come emerge dalla proposta di quadro normativo sull’IA presentata lo scorso 21 aprile: “Rispetto al resto del mondo, il modello europeo è umanocentrico e indirizzato al benessere dei cittadini, ma non dimentica i rischi potenziali“, ha sottolineato la sottosegretaria Ascani. Ingredienti che “potranno fare la differenza” nello sviluppo di una tecnologia “non propriamente nuova, ma promettente per la grande mole di dati che ora è disponibile”.

Come emerge dall’ultimo indice dell’economia e della società digitale (DESI), l’Italia presenta però ancora un basso grado di competenze digitali e per questo motivo il potenziamento dell’istruzione e della ricerca è uno dei temi caldi sul tavolo. “Questa è una delle più grandi opportunità della storia recente del nostro Paese”, ha commentato Stefano Paleari, consigliere del ministero dell’Università e della Ricerca per il PNRR, “non solo per invertire il senso di marcia della fuoriuscita di persone qualificate, ma soprattutto per colmare il divario digitale e non creare minoranze qualificate“. La vera sfida sarà “non far percepire queste tecnologie come oppressive”, ha aggiunto Paleari: “È un grosso banco di prova per le democrazie”. Una prospettiva condivisa anche da Carlo Corazza, capo dell’ufficio del Parlamento UE in Italia: “Dobbiamo creare fiducia, rispettando i valori fondanti dell’Unione e non soffocando l’innovazione”.

L’orizzonte europeo

Il capo-delegazione del Partito Democratico al Parlamento UE, Brando Benifei (S&D)

La prospettiva di integrazione tra i due strumenti – nazionale ed europeo, operativo e normativo – per lo sviluppo a lungo temine dell’intelligenza artificiale è stata messa in luce dagli eurodeputati italiani del comitato speciale sull’Intelligenza artificiale nell’era digitale (AIDA), intervenuti durante l’evento online. “Anche se il testo presentato dalla Commissione potrà essere modificato da Parlamento e Consiglio, si sta delineando un modello europeo che avrà ripercussioni in tutto il mondo”, è stato il commento di Brando Benifei (S&D). Il capo-delegazione del Partito Democratico al Parlamento Europeo ha spiegato che “non era semplice elaborare un quadro normativo su usi così vasti di questa tecnologia”, ma era urgente per superare gli approcci dei singoli Paesi membri “che avrebbero portato alla frammentazione del Mercato interno”. Benifei ha rassicurato che “con questa proposta l’innovazione non è messa a repentaglio” e in aggiunta “possiamo contare sulle risorse del Piano nazionale e di quelle del programma Horizon Europe per dare sostegno ai nostri imprenditori innovativi”.

Massimiliano Salini (PPE) ha evidenziato che “l’Italia dovrà recuperare un ritardo sia di competenze sia di investimenti”, ma si può essere ottimisti sulla prospettiva di “ribaltamento del nostro Paese attraverso le riforme, come affermato dal premier Draghi nella presentazione del Piano nazionale di ripresa”. Per l’eurodeputato di Forza Italia, “lo Stato si dovrà fidare della libertà dei cittadini e creare condizioni favorevoli per la filiera delle piccole e medie imprese”. Dal fronte Lega, Alessandro Panza (ID), si è soffermato sulla necessità di “creare ecosistemi tutelabili e protetti da contraffazioni“. L’obiettivo è quello di recuperare il divario accumulato negli anni con i concorrenti internazionali, “attraverso un quadro normativo sull’intelligenza artificiale e accordi per la condivisione degli investimenti con gli Stati Uniti, il nostro partner strategico”.

L’eurodeputata del Movimento 5 Stelle, Sabrina Pignedoli

Sabrina Pignedoli, eurodeputata in quota Movimento 5 Stelle, è stata chiara nel definire la proposta della Commissione “un passo in avanti per l’intelligenza artificiale europea“, anche se l’impostazione dell’Unione dovrà essere incentrata “non sulla quantità, ma sulla qualità, creando le condizioni per la fiducia e la sicurezza dei cittadini”. Un fattore positivo dell’IA nell’orizzonte di ripresa nazionale è quello di poter “contribuire alla riduzione del divario territoriale tra città e periferia“, ha aggiunto Pignedoli. “Le tecnologie emergenti sono un ottimo traino, perché hanno bisogno di qualità del lavoro e possono stimolare la diffusione di piccoli hub su tutto il territorio”.

Sulla questione di superare le differenze di attrazione tra territori si è soffermato anche Raffaele Stancanelli (ECR): “Il Piano nazionale è essenziale per la digitalizzazione della pubblica amministrazione e per non costringere all’emigrazione dal nostro Paese l’intelligenza umana”, ha rimarcato l’eurodeputato di Fratelli d’Italia. “Con l’intelligenza artificiale potremo affrontare le sfide poste dalla pandemia COVID-19“, ha concluso l’intervento Stancanelli, e dopo la ripresa economico-sociale “la tecnologia dovrà essere a servizio dell’essere umano, garantendo la libertà di pensiero”.

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