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Bielorussia, bloccato il sito indipendente Tut.by e arrestati giornalisti. L'UE:

Bielorussia, bloccato il sito indipendente Tut.by e arrestati giornalisti. L'UE: "Si fermino le vessazioni contro stampa"

Bloccato l'accesso al dominio della redazione bielorussa, perquisite le case della direttrice e di 15 redattori. Il portavoce dell'alto rappresentante Borrell punta il dito contro il regime Lukashenko per il "totale disprezzo della libertà di espressione"

Bruxelles – Non si fermano più gli attacchi alla libertà di stampa in Bielorussia e probabilmente in questi giorni stiamo assistendo all’apice della repressione delle voci indipendenti e critiche verso il regime del presidente Alexander Lukashenko. Tut.by, uno dei più importanti siti di informazione bielorussi è stato messo off-line dalle autorità del Paese, dopo che martedì (18 maggio) hanno fatto irruzione nella redazione e hanno iniziato a perquisire le abitazioni private della direttrice, Marina Zolotova, e di altri dipendenti.

Gli agenti che hanno effettuato le perquisizioni appartengono al dipartimento per le Indagini finanziarie del Comitato di controllo statale della Bielorussia. Come ha confermato il ministero dell’Informazione bielorusso, la causa del provvedimento sarebbe stata la pubblicazione sul sito di “materiale di un fondo di solidarietà non registrato”: secondo le autorità, Tut.by avrebbe violato la legge sui media, dando spazio online a BYSOL, una fondazione che sostiene le vittime della repressione politica nel Paese.

In aggiunta, lo stesso dipartimento ha avviato un procedimento penale per “evasione di imposte e tasse su larga scala” nei confronti di alcuni dirigenti del sito di informazione. Dopo le perquisizioni nelle abitazioni private e il sequestro di computer e cellulari, 15 redattori sono stati arrestati, mentre la direttrice Zolotova è stata portata al dipartimento per le Indagini finanziarie per essere interrogata.

Stando ai dati forniti dall’Associazione bielorussa dei giornalisti, sono 16 i giornalisti al momento dietro le sbarre per (presunti) reati commessi nel riportare cosa sta accadendo nel Paese, dal 9 agosto dello scorso anno in protesta pacifica contro i risultati della rielezione-farsa del presidente Lukashenko. A febbraio erano state condannate a due anni di carcere due giornaliste ventenni, Katsiaryna Andreyeva e Darya Chultsova, con l’accusa di “fomentare le proteste contro il presidente” (stavano trasmettendo in live streaming una manifestazione in memoria dell’attivista Raman Bandarenka). Una delle reporter di Tut.byKatsiaryna Barysevich, era invece finita a processo per aver rivelato informazioni scomode contro il regime proprio sulle dinamiche della morte di Bandarenka.

Sviatlana Tsikhanouskaya, leader dell’opposizione bielorussa e presidente legittima riconosciuta dall’UE, su Twitter ha invocato “un’azione immediata” da parte della comunità internazionale: “Le repressioni contro il principale portale di notizie Tut.by sono un chiaro tentativo di distruggere i resti dei media indipendenti in Bielorussia“, quelli che ancora “coprono coraggiosamente la brutale realtà e la situazione sul campo”.

Nella giornata di ieri è arrivata la risposta da parte dell’Unione Europea, tra gli attori internazionali più attivi a sostegno dell’opposizione al presidente Lukashenko. “Le recenti azioni delle autorità bielorusse contro i media e i giornalisti indipendenti mostrano il totale disprezzo per la libertà di espressione e contraddicono i principali impegni internazionali assunti dalla Bielorussia”, ha reso noto in un comunicato Peter Stano, portavoce dell’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell.

Nella nota si fa riferimento anche alle detenzioni di Alexander Burakov, freelance di Deutsche Welle, Vladimir Laptsevich, reporter del portale di notizie online Mogilev Region, Tatyana Kapitonova, fotoreporter freelance, e Lyubov Kasperovich, giornalista di Tut.by. “Le vessazioni nei confronti dei giornalisti devono cessare e tutti i detenuti devono essere immediatamente rilasciati, insieme a tutti i prigionieri politici”.

 

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