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Controlli alle frontiere esterne e sicurezza tra i confini interni: l'UE vuole riformare l'area Schengen

Controlli alle frontiere esterne e sicurezza tra i confini interni: l'UE vuole riformare l'area Schengen

Terrorismo e pandemia COVID mettono alla prova l'area di libera circolazione europea e la Commissione propone una strategia per ripensarla: frontiere esterne rafforzate, più sicurezza nello spazio di libera circolazione interna, una governance europea più coordinata ed efficiente

Bruxelles – Frontiere esterne rafforzate, più sicurezza nello spazio di libera circolazione interna, una governance europea più coordinata ed efficiente. Questi i tre pilastri per una riforma di Schengen, per rendere lo spazio di libera circolazione più resistente alle minacce. Oggi (2 giugno) la Commissione Europea presenta la sua Strategia, a grandi linee già ampiamente anticipata dalla presidente Ursula von der Leyen durante le celebrazioni dei 35 anni di Schengen.

Ventisei Paesi, oltre 420 milioni di persone. E’ questa l’area di libera circolazione di persone e merci dello spazio Schengen, il cuore del processo di integrazione europea messa duramente alla prova dalle restrizioni dovute alla pandemia e dagli attacchi di matrice terroristica che negli ultimi anni hanno fatto piombare l’Europa nella paura. Nel 1985 cinque Stati dell’Unione europea decisero di abolire i controlli alle frontiere interne e così nacque lo spazio Schengen. Trentacinque anni dopo, l’area conta in tutto 26 Paesi: 22 dell’Unione europea (Belgio, Repubblica ceca, Danimarca, Germania, Estonia, Grecia, Spagna, Francia, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Ungheria, Malta, Paesi Bassi, Austria, Polonia, Portogallo, Slovenia, Slovacchia, Finlandia e Svezia) a cui si aggiungono quattro Paesi extra Ue, Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera. Ma per la Commissione e alcuni Stati membri è tempo di ripensarla per rendere la sicurezza dell’area interna più efficace.

Libera circolazione di persone e merci, niente controlli alle frontiere interne: per molti Schengen è uno dei più grandi traguardi raggiunti nel segno dell’integrazione europea. Tuttavia, terrorismo e pandemia ne hanno evidenziato i limiti, gli Stati continuano a reintrodurre controlli alle frontiere interne: tra il 2006 e il 2014, in 9 anni, i controlli alle frontiere interne sono stati reintrodotti solo 35 volte, mentre secondo i dati della Commissione europea, dal 2015 a oggi i controlli alle frontiere interne sono stati reintrodotti 205 volte. E’ un aumento troppo significativo per non indagarne a fondo le ragioni e cercare di migliorare la situazione, dice von der Leyen.

Per sentirsi più sicuri all’interno (e quindi scoraggiare gli Stati membri a rintrodurre i controlli ai confini), bisogna rafforzare le frontiere esterne. La strategia menziona lo sviluppo del corpo permanente della Guardia di frontiera e costiera europea (Frontex); rendere interoperabili e quindi connessi i sistemi informativi per la per la gestione delle frontiere e della migrazione entro il 2023; e una proposta imminente per rendere digitali le domande di visto e i documenti di viaggio. Nella sua proposta di Patto per l’immigrazione e l’Asilo, l’Esecutivo ha già previsto uno screening rafforzato alle frontiere esterne dell’UE per chi tenta di entrare irregolarmente nel Continente, e oggi invita Consiglio e Parlamento a accelerare l’accordo politico, anche se i negoziati procedono molto a rilento.

In secondo luogo, la strategia prevede di rafforzare la cooperazione interna della polizia degli Stati membri, migliorare lo scambio di dati e soprattutto rafforzare il mandato per Europol, l’Ufficio di polizia dell’Unione europea. Tra le iniziative che saranno proposte, l’introduzione di un codice di cooperazione di polizia dell’UE; l’aggiornamento del trattato “Prüm” siglato daAustria, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Spagna e Paesi Bassi per una cooperazione rafforzata e per lo scambio di informazioni su DNA, impronte digitali e registrazione dei veicoli; e l’espansione dell’uso delle informazioni anticipate sui passeggeri dentro l’area.

In ultimo, la necessità di una migliore governance nella gestione dello spazio Schengen, che significa migliorare il coordinamento tra Istituzioni dell’Unione e Stati membri. La Commissione propone oggi di rivedere il meccanismo di valutazione e monitoraggio di Schengen del 2013 e convocherà regolarmente il Forum Schengen per promuovere il dialogo politico su questi temi. Proporrà, inoltre, di rivedere anche il codice frontiere Schengen per aumentare la resilienza di Schengen alle minacce gravi, assicurando uno stretto coordinamento e introducendo le garanzie necessarie affinché la reintroduzione dei controlli alle controlli alle frontiere interne rimanga una misura di ultima istanza.

Ursula von der Leyen

“La libertà di muoversi, vivere e lavorare lavorare in diversi Stati membri è una libertà che gli europei hanno a cuore. Una delle più grandi conquiste dell’UE, diverse crisi e sfide ci hanno mostrato che non possiamo dare Schengen per scontato”, commenta la presidente von der Leyen. “Oggi, stiamo presentando un modo di procedere che assicura che Schengen possa che Schengen possa superare la prova del tempo, che assicuri il libero flusso di persone, beni e servizi in qualsiasi circostanza, per ricostruire le nostre economie e per far sì che l’Unione europea sia in grado di circostanze, per ricostruire le nostre economie e per emergere più forti insieme”. La Commissione sottolinea nella Strategia l’area dovrebbe finire di allargarsi anche a quelli Stati membri che ancora non ne fanno parte. 

E’ soprattutto la Francia dopo gli attentati di Parigi e Nizza a spingere di più per una riforma concreta dell’area Schengen, e spingerà in questo senso sotto la sua presidenza di turno (gennaio-giugno 2022). Dopo un primo approccio molto più radicale – che ha preso in considerazione anche una modifica delle regole nell’area interna – sembra oggi che la linea di Parigi sia più moderatachiedendo più fermezza nel controllo delle frontiere esterne e un nuovo Patto di sicurezza tra Stati Ue per controllare i confini esterni e impedire i movimenti secondari irregolari verso altri Paesi. 

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