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PAC e cambiamenti climatici, la Politica agricola comune

PAC e cambiamenti climatici, la Politica agricola comune "deve fare di più per ridurre le emissioni"

Le emissioni di gas serra provenienti dall'agricoltura sono diminuite di oltre il 20% dal 1990, ma dal 2010 a oggi sono rimaste stagnanti. Secondo la Commissione europea è necessaria un'ulteriore riduzione delle emissioni per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici dell'UE per il 2030: l'ultima valutazione dell'Esecutivo su PAC e cambiamenti climatici

Bruxelles – Le emissioni di gas serra (GHG) provenienti dall’agricoltura sono diminuite di oltre il 20% dal 1990, ma dal 2010 a oggi sono rimaste stagnanti. Secondo la Commissione europea è necessaria un’ulteriore riduzione delle emissioni per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici dell’UE per il 2030 (raggiungendo almeno una riduzione del 55 per cento delle emissioni entro il 2030 nell’UE). Sono questi i principali risultati di una valutazione dell’impatto della Politica agricola comune sui cambiamenti climatici e sulle emissioni di gas a effetto serra, che la Commissione Europea decide di pubblicare appena pochi giorni dopo che Parlamento europeo e Consiglio hanno fatto sfumare l’accordo sulla futura Politica agricola comune che entrerà in vigore dal 2023. Divisi proprio “sull’ambizione” climatica della nuova PAC.

L’agricoltura è ritenuta responsabile di almeno il 10 per cento delle emissioni prodotte nell’UE, ma il primario è anche il settore in cui c’è maggiore potenziale per “lavorare” per ridurle, vista la possibilità di sfruttare i campi o le nuove tecnologie per l’assorbimento del carbonio. Il documento sottolinea che la PAC ha contribuito a ridurre le emissioni di gas serra, ma “esiste il potenziale per aumentare ulteriormente lo stoccaggio del carbonio nei suoli dell’UE” attraverso il sostegno agli investimenti per l’adattamento alle nuove condizioni climatiche, la limitazione dell’erosione del suolo e il miglioramento della resilienza alle inondazioni. Secondo l’analisi, “un migliore orientamento del sostegno della PAC porterebbe a un aumento dell’efficienza”.

La valutazione copre il periodo successivo all’attuazione della riforma della PAC del 2013, in particolare il periodo successivo al 1° gennaio 2015, per i pagamenti diretti e dopo il 1° gennaio 2014, per altre misure. Complessivamente, gli strumenti della PAC – osserva lo studio – sono coerenti in termini di azione per il clima, ma alcuni elementi dell’ampio disegno della PAC (ad esempio l’esenzione dall’inverdimento dei beneficiari del regime per i piccoli agricoltori, il sostegno accoppiato volontario) non sono pienamente coerenti con gli obiettivi climatici. Tuttavia, le misure della PAC incentrate sul clima sono ritenute coerenti con altre politiche dell’UE che affrontano il cambiamento climatico, anche se la Commissione sottolinea che c’è il potenziale per fare meglio.

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