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Polonia, è guerra aperta con l'UE sullo Stato di diritto. A Bruxelles si inizia a parlare di

Polonia, è guerra aperta con l'UE sullo Stato di diritto. A Bruxelles si inizia a parlare di "Polexit"

La Corte costituzionale polacca ha respinto il regolamento UE che ha permesso ai giudici di sospendere temporaneamente le competenze della sezione disciplinare della Corte suprema di Varsavia. A rischio i fondi del Piano nazionale di ripresa e resilienza

Bruxelles – È un botta e risposta al vetriolo quello tra Bruxelles e Varsavia e già si inizia a delineare lo scenario peggiore: la “Polexit”, l’uscita della Polonia dall’Unione Europea per visioni sul rispetto dello Stato di diritto ormai inconciliabili. Se ne parla già tra i corridoi delle istituzioni europee, mentre per oggi (giovedì 15 luglio) è atteso il lancio di una procedura d’infrazione sulla creazione di “zone libere da LGBT” sul territorio nazionale polacco.

La contesa non è nuova, ma nel corso della giornata di ieri le tensioni si sono riaccese in modo inedito. Con un’ordinanza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, sono state accolte le ragioni della Commissione UE sulla necessità di imporre misure provvisorie di sospensione delle competenze della sezione disciplinare della Corte suprema della Polonia. La richiesta era arrivata a marzo, quando il gabinetto von der Leyen si era rivolto alla Corte in merito ad alcune misure disciplinari arbitrarie contro giudici polacchi non graditi alla maggioranza del governo di Mateusz Morawiecki. Fin qui nulla di strano, con il giudizio della Corte UE favorevole alle argomentazioni presentate dall’esecutivo comunitario, in particolare sull’indipendenza “non garantita” dalla Corte suprema polacca e il “grave impatto diretto” sui giudici e sul modo di esercitare le proprie funzioni.

Ma poi nel pomeriggio è successo l’impensabile, che giustifica un termine forte come “Polexit”. La Corte costituzionale polacca ha respinto il regolamento dell’Unione Europea che permette alla Corte di Giustizia dell’UE di pronunciarsi su “sistemi, principi e procedure” delle corti polacche. Secondo il giudice Stanislaw Piotrowicz “il regolamento non è in linea con la costituzione polacca”. La seduta che stabilirà il rapporto che intercorre tra costituzione nazionale e legge europea è attesa per il 3 agosto.

Ma intanto il ministro della Giustizia, Zbigniew Ziobro, ha gettato benzina sul fuoco: “È una vittoria sui tentativi di usare l’agenda comunitaria per interferire nelle questioni interne dei Paesi membri”. Sconcerto invece dall’opposizione, a partire dalla vicepresidente del Senato, Gabriela Morawska-Stanecka (Nowa Lewica), che ha definito la sentenza della Corte costituzionale “un altro piccolo passo verso l’uscita di questo Paese dall’Unione“.

È proprio questo il sentimento che serpeggia anche a Bruxelles. In una nota Jeroen Lenaers, portavoce del gruppo del PPE per la Giustizia e gli affari interni, e il collega Andrzej Halicki, vicepresidente della commissione per libertà civili (LIBE) del Parlamento Europeo, si sono detti preoccupati del fatto che “il governo polacco sia sulla via della Polexit“. Il giudice che ha respinto il regolamento UE “è un politico dell’attuale coalizione di governo, co-autore di una controversa riforma giudiziaria”, mentre “la stragrande maggioranza di cittadini sostiene l’adesione all’Unione, che garantisce pace, stabilità, democrazia e Stato di diritto”, hanno sottolineato i due eurodeputati.

Anche dalle fila di S&D si è alzata la denuncia dell’atteggiamento di Varsavia: “L’Unione Europea non è un menu à la carte, non si possono scegliere le regole a proprio piacimento”, ha attaccato la presidente del gruppo al Parlamento Europeo, Iratxe Garcia Perez. La sentenza della Corte costituzionale polacca – “controllata da Diritto e Giustizia”, il partito al governo – “è un attacco all’ordinamento giuridico europeo” e per questo motivo è stata chiesta una reazione da parte di Consiglio e Commissione, “con tutti gli strumenti a propria disposizione”.

A proposito di Commissione Europea, oltre alla procedura d’infrazione attesa per oggi, rimane in stallo la valutazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza di Varsavia. Presentato lo scorso 3 maggio, le autorità polacche avevano chiesto una proroga di un mese per l’analisi del Piano (la scadenza è fissata al 3 agosto, proprio lo stesso giorno dell’attesissima seduta della Corte costituzionale). Se non saranno date garanzie di un coretto uso dei fondi – con tutta la questione del meccanismo che vincola l’erogazione dei fondi del Recovery Fund al rispetto dello Stato di diritto – rischia di rimanere in congelatore il pacchetto da 23,9 miliardi di euro in sovvenzioni. In confronto ai costi di una potenziale Polexit, l’addio del Regno Unito all’UE con la Brexit sembra quasi uscito da un discount.

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