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    Home » Politica Estera » Cuba, l’UE avverte il presidente Díaz-Canel: “Manifestanti arrestati siano rilasciati, hanno diritto di protestare”

    Cuba, l’UE avverte il presidente Díaz-Canel: “Manifestanti arrestati siano rilasciati, hanno diritto di protestare”

    L'intervento dell'alto rappresentante Borrell dopo settimane di tensioni e violenze sull'isola a causa delle conseguenze della pandemia COVID-19 e della crisi economica: "Pronti a sostenere gli sforzi per migliorare le condizioni di vita"

    Federico Baccini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@federicobaccini" target="_blank">@federicobaccini</a> di Federico Baccini @federicobaccini
    30 Luglio 2021
    in Politica Estera
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    Bruxelles – La protesta dei cittadini di Cuba e l’eco delle violenze della polizia hanno varcato l’Atlantico e dalle istituzioni europee è arrivata la ferma condanna delle violazioni dei diritti umani sull’isola. “Chiediamo al governo cubano di rispettare i diritti umani e le libertà sanciti dalle Convenzioni universali sui diritti umani”, ha avvertito l’alto rappresentante UE per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, Josep Borrell. Da Bruxelles è arrivata anche l’esortazione al governo presieduto da Manuel Marrero Cruz – ma diretta promanazione del presidente Miguel Díaz-Canel – a “rilasciare tutti i manifestanti detenuti arbitrariamente, ad ascoltare le voci dei suoi cittadini e ad impegnarsi in un dialogo inclusivo”.

    Le proteste a Cuba sono iniziate l’11 luglio scorso e si sono trasformate nella manifestazione antigovernativa più ampia e partecipata negli ultimi 30 anni (dal Maleconazo del 5 agosto 1994 a L’Avana, la ribellione che ha avuto luogo tra il Malecón – il lungomare – e il triangolo racchiuso tra le vie Galiano, Trocadero e Crespo). Cominciate a San Antonio de Los Baños, cittadina a pochi chilometri a sud de L’Avana, le proteste si sono estese in tutte le principali città cubane: al centro, la gestione della pandemia di COVID-19 e la crisi economica che ha causato carenza di cibo e di generi di prima necessità.

    Negli ultimi mesi sull’isola si registrano lunghe code per accedere ai negozi di alimentari e ai supermercati e sono schizzati i prezzi sul mercato nero: la situazione non era così grave dal dissesto economico provocato dal crollo dell’Unione Sovietica, che fino all’inizio degli anni Novanta sosteneva il regime cubano. Per capire l’origine della crisi basta considerare che il 70 per cento delle derrate alimentari consumate nel Paese sono d’importazione e per acquistarle sui mercati internazionali servono valute forti come il dollaro e l’euro, generalmente acquisite da settori come il turismo. Ma a causa della pandemia, da un anno e mezzo sono chiusi questi canali economici e nel 2020 il PIL (prodotto interno lordo) di Cuba è crollato dell’11 per cento.

    A questo va a sommarsi la gestione della crisi sanitaria. Superate pressoché indenni la prima e la seconda ondata, da febbraio di quest’anno il Paese (11,33 milioni di abitanti) viaggiava con una media costante di mille contagiati al giorno, prima che la nuova ondata iniziata a metà giugno mettesse in ginocchio il sistema sanitario: il 29 luglio i contagiati sono stati 8.607. Nonostante Cuba vanti da decenni uno dei sistemi più efficienti di tutto il continente americano, in grado di sfornare migliaia di medici e infermieri ogni anno, nel 2021 il governo non è riuscito a garantire cure e medicine ai malati. Mentre i professionisti nell’ambito sanitario venivano mandati all’estero ad aiutare i colleghi in difficoltà (tra cui quelli italiani lo scorso anno) come mossa propagandistica, i cubani hanno iniziato a contagiarsi e si sono trovati nel giro di pochi mesi senza medicine e apparecchiature medicali sufficienti.

    Tutto questo – sommato all’embargo economico imposto dagli Stati Uniti nel 2017 sotto la presidenza Trump e non ancora riesaminato dall’amministrazione Biden – ha scatenato le proteste dei cubani, ancora in corso, e la conseguente reazione violenta da parte del governo. Per la prima volta da decenni la polizia è intervenuta in tenuta antisommossa e ha arrestato decine di manifestanti, tra cui diversi oppositori politici. In aggiunta, è stata bloccata la connessione a Internet per diverse ore nella giornata di domenica 11 luglio, per evitare che immagini e video delle proteste si diffondessero online e che i cittadini potessero organizzarsi sui social network. Non è un caso se nei giorni successivi Facebook, Twitter e il servizio di messaggistica Telegram sono rimasti inaccessibili per i cubani.

    L’alto rappresentante UE, Josep Borrell, durante il Consiglio congiunto UE-Cuba (20 gennaio 2021)

    Dopo quasi tre settimane di situazione al limite della violazione dei diritti umani, l’UE ha deciso di intervenire attraverso la dichiarazione del suo alto rappresentante in politica estera. “Le manifestazioni pubbliche riflettono le legittime rimostranze della popolazione per la mancanza di cibo, medicine, acqua ed elettricità, così come la libertà di espressione e la libertà di stampa”, è la posizione di Bruxelles. L’alto rappresentante Borrell si è detto “preoccupato” per la repressione delle proteste e per gli arresti di manifestanti e giornalisti, tra cui quello della corrispondente del quotidiano spagnolo Abc, Camila Acosta. “Sosteniamo inequivocabilmente il diritto di tutti i cittadini cubani di esprimere pacificamente le proprie opinioni, di avanzare richieste di cambiamento e di riunirsi per dare voce alle proprie opinioni, anche su Internet”.

    Un primo margine di speranza, “accolto con favore” da Bruxelles, è la revoca delle restrizioni per i viaggiatori che tornano a Cuba dall’estero, ai quali ora è consentito di portare quantità illimitate di cibo e medicinali senza dover pagare imposte: “È il primo passo nella giusta direzione”. Tuttavia, “il popolo cubano sta soffrendo” e per questo motivo il governo del presidente Díaz-Canel “dovrebbe prendere tutte le misure necessarie per farvi fronte”. Non solo commercio e investimenti esteri, ma soprattutto con “riforme politiche ed economiche interne“, che potrebbero aiutare il Paese a “superare le difficoltà aggravate dalla pandemia di COVID-19”.

    Di qui anche l’impegno offerto dall’UE: “Siamo pronti a sostenere tutti gli sforzi volti a migliorare le condizioni di vita dei cubani“, ha promesso Borrell, facendo appello all’accordo di dialogo politico e di cooperazione UE-Cuba. “L’allentamento delle restrizioni esterne, comprese le rimesse e i viaggi, sarebbe utile in questo senso”, è stato l’ultimo avvertimento dell’alto rappresentante dell’Unione Europea al governo cubano.

    Ma è durissima la replica da L’Avana. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez, questa mattina ha respinto “con forza” la dichiarazione dell’alto rappresentante Borrell, “in cui non osa chiamare con il suo vero nome l’embargo genocida degli Stati Uniti, Paese che viola la sovranità dell’Europa, imponendole le sue leggi e i suoi tribunali”. Affondo ripreso anche dal presidente Díaz-Canel, che ha insinuato che a Bruxelles potrebbe esserci “mancanza di coraggio o sottomissione” a Washington, mentre “mente, calunnia e fa sua la farsa di intromissione imperiale contro Cuba”. Il ministro degli Esteri ha poi sottolineato che l’Unione Europea “potrebbe occuparsi piuttosto degli episodi di brutale repressione poliziesca” nei suoi Paesi membri.

    Es increíble que el Alto Representante UE no mencione el bloqueo genocida y cruel. Miente, calumnia y asume la farsa injerencista imperial contra #Cuba. ¿Será falta de valor o sumisión? #CubaNoEstaSola #EliminaElBloqueo y #VeremosCómoTocamos https://t.co/ggBIssmRNB

    — Miguel Díaz-Canel Bermúdez (@DiazCanelB) July 29, 2021

    Tags: commissione europeaCubajosep borrellMiguel Díaz-Canelproteste cubaue-cuba

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