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L'UE divisa sull'Afghanistan.
[foto: European Commission]

L'UE divisa sull'Afghanistan. "Spetta gli Stati decidere su rimpatri", ma per Bruxelles il Paese non è sicuro

L'esecutivo comunitario ricorda di avere poche competenze in materia. Davanti alle richieste di chiusure, l'Alto rappresentante Borrell denuncia "crimini di guerra" e "violazioni dei diritti umani, specie nelle aree controllate dai talebani"

Bruxelles – “Da un punto di vista giuridico spetta ai singoli Stati membri la valutazione sui rimpatri, non è qualcosa che regola l’Unione”. Il nodo migratorio relativo all’Afghanistan è qui. Lo spiega Adalbert Jahnz, il portavoce della Commissione europea per le questioni di immigrazione e sicurezza interna, e nel fornire il chiarimento offre automaticamente la complessità di una nuova crisi politica tutta a dodici stelle sulla gestione dei flussi.

Austria, Belgio, Danimarca, Germania, Grecia e Paesi Bassi esortano l’esecutivo comunitario a lavorare per favorire i rimpatri ed espellere chi già si trova in Europa e non si riesce ad integrare, evidentemente perché considerano l’Afghanistan un Paese sicuro, ora che la presenza della coalizione internazionale è in fase di smobilitazione. Peccato che a Bruxelles la pensino diversamente. “Le violazioni dei principi del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani continuano a scuotere il paese, in particolare nelle aree controllate dai talebani“, il giudizio di Josep Borrell. Per l’Alto rappresentante della politica estera e di sicurezza dell’UE il Paese non è dunque sicuro, e per questo le richieste del gruppo dei sei sono irricevibili. Si rischia di condannare morte chi cerca di scapparvi.

Borrell, nella sua valutazione delle situazione, ravvede e denuncia “uccisioni arbitrarie ed extragiudiziali di civili, fustigazione pubblica di donne e la distruzione delle infrastrutture”, e la possibilità che “alcuni di questi atti potrebbero costituire crimini di guerra e dovranno essere indagati. La richiesta di promuovere i rimpatri e chiudere le frontiere esterne dell’UE non sembra ricevibile. Ma i Paesi insistono.

A Bruxelles si prende tempo. “Restiamo in contatto con le autorità afghane”, assicura Jahnz. “Il dialogo si concentra sulla sicurezza, e promuoviamo il dialogo intra-afghano”. Ma i talebani non sembrano intenzionati a intavolare trattative. Avanzano, e l’UE già intravede una nuova crisi di migranti e nuove divisioni su un tema ancora irrisolto a livello di politiche comuni.

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