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Nuova PAC, Verdi europei minacciano di affossare la riforma
Philippe Lamberts

Nuova PAC, Verdi europei minacciano di affossare la riforma "sorda e cieca" ai bisogni climatici

Il voto dell'Europarlamento sui tre testi è atteso in plenaria a novembre, il co-presidente del gruppo ecologista Philippe Lamberts esorta gli altri deputati a "fare la cosa giusta, vota contro questa nuova Politica agricola comune"

Bruxelles – L’agricoltura europea è la grande assente nel secondo Discorso sullo stato dell’Unione, pronunciato da Ursula von der Leyen mercoledì 15 settembre di fronte l’Aula di Strasburgo. Un momento “tradizionale” in cui il capo dell’esecutivo tocca più o meno tutti gli argomenti importanti per capire lo stato dell’Unione, gli obiettivi raggiunti e quelli da raggiungere. Se i temi del cambiamento climatico e della transizione ecologica hanno avuto ampio spazio nelle parole della presidente della Commissione europea, lo stesso non si può dire per le pratiche agricole anche se il 2021 è l’anno dell’accordo sulla Politica agricola comune (PAC) fino al 2027, la più grande fonte di risorse per gli agricoltori europei (circa il 30 per cento del bilancio comunitario).

Un accordo politico raggiunto tra Parlamento e Consiglio, ma che deve ancora essere finalizzato: l’Europarlamento voterà sui tre testi del regolamento di riforma durante la plenaria di novembre. Grande assente nelle parole di von der Leyen, ma non nell’attenzione dei deputati del gruppo ambientalista dei Verdi europei che chiede agli altri eurodeputati di “buttare giù” la riforma. “La proposta di una politica agricola comune, sorda e cieca alle questioni sociali, climatiche e della biodiversità è l’esempio perfetto di cosa non si dovrebbe fare”, ha detto nel dibattito con la presidente il co-presidente del gruppo Verts/ALE al Parlamento europeo, il belga Philippe Lamberts, esortando gli altri colleghi a “fare la cosa giusta, vota contro questa PAC”. Per i Verdi il “Green Deal ha ambizioni per la trasformazione verde della politica climatica, della politica agricola, della politica dei trasporti e della politica finanziaria ed economica. Ma l’UE deve essere all’altezza queste promesse e spingono per una completa trasformazione della nostra economia”.

L’opposizione del fronte ecologista non è una novità, era stata espressa già all’indomani del compromesso politico. Dal basso dei suoi 73 eurodeputati il gruppo non ha molte speranze da solo di affossare una riforma il cui passaggio ormai è scontato, ma chiederà ai colleghi progressisti (Socialisti&Democratici) di votare contro e non è chiaro su quali posizioni potrebbero mettersi la destra e la sinistra più radicali (ID e ex GUE). Più che dal Parlamento, i Verdi vengono sostenuti dal mondo ecologista, che accusa la nuova politica di essere poco ambiziosa in termini climatici, prima tra tutti l’attivista per il clima Greta Thunberg, L’agricoltura e in particolare la filiera zootecnica (gli allevamenti) è responsabile del 10 per cento delle emissioni prodotte in Unione Europea.

“Ed ecco perché il silenzio sulla nuova PAC è stato assordante: non possiamo permettere che un terzo del bilancio europeo vada investito a sostegno di attività dall’impatto devastante sul clima, come gli allevamenti intensivi. E naturalmente il cambiamento deve riguardare anche il nostro sistema alimentare, che abbiamo il dovere di rendere più sostenibile con un’alimentazione che preveda un minor consumo di carne e incentivi pratiche biologiche in agricoltura”, ha aggiunto l’eurodeputata Eleonora Evi dopo il discorso di von der Leyen. “Purtroppo non una parola è stata spesa su questo tema fondamentale”.

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