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Tassazione delle imprese digitali, l'Irlanda pronta a chiamarsi fuori. Donohoe:

Tassazione delle imprese digitali, l'Irlanda pronta a chiamarsi fuori. Donohoe: "Valuterò su possibile adesione"

Il ministro delle Finanze dell'isola e attuale presidente dell'Eurogruppo chiarisce che guarderà all'interesse nazionale. "Un accordo OCSE avrà ripercussioni sul nostro sistema fiscale nazionale". Gentiloni "convinto" che l'intesa sia possibile. "Decida il governo di Dublino"

Bruxelles – L’Irlanda potrebbe non aderire all’accordo globale sulla tassazione digitale e il nuovo regime di trattamento fiscale dei giganti del web. La Commissione europea è al lavoro per trovare una soluzione in sede OCSE, per mettere tutti d’accordo ed evitare scontri, sopratutto con gli Stati Uniti. Ma l’UE potrebbe non firmare in blocco. “Valuterò se è sarà possibile per l’Irlanda partecipare all’accordo”, quando questo sarà raggiunto, ammette Paschal Donohoe, ministro delle Finanze dell’isola e attuale presidente dell’Eurogruppo. “Un accordo OCSE avrà certamente degli impatti per il nostro Paese, e devo vedere la convenienza di una tale intesa”.

Parlando al termine dell’incontro con il commissario per l’Economia e la fiscalità, Paolo Gentiloni, Donohoe chiarisce che la partecipazione di Dublino non può essere considerata come acquisita. “Utilizzerò tutto il tempo a disposizione per valutare se possiamo partecipare oppure no, e per vedere se ciò è nel migliore interesse del Paese”.

L’Irlanda non scioglie né riserva né dubbi, prende tempo e rischia di rappresentare un concorrente sleale dell’Unione interno all’Unione stessa. L’esecutivo comunitario vuole porre fine all’assenza di regole che permette ai colossi del web di non pagare le tasse o di pagare ammontare risibili a fronte di giri d’affari miliardari. L’Irlanda, che ha fatto degli accordi fiscali agevolati uno dei suoi punti di forza, teme per la futura tenuta della sua economia.

Gentiloni tira dritto. Si dice “convinto” che alla fine si troverà un accordo globale sulla tassazione digitale delle imprese, e per ora non se la sente di richiamare all’ordine Dublino. “Non sono qui per convincere nessuno”, premette il componente italiano dell’esecutivo comunitario. “Questo è un tema su cui deve decidere il governo irlandese, che dal mio punto di vista in economia sta andando bene”. Un modo per dire che l’Irlanda potrebbe anche permettersi di rinunciare alle sue politiche in materia fiscale. Poi, per non creare attriti in conferenza stampa, riconosce anche che “la competitività è un asset importate per l’Irlanda, che non elimina le sfide che abbiamo davanti a noi”.

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