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Infortunio sul lavoro o malattia? Sul COVID l'UE ha idee diverse, e i rimborsi non sono uguali per tutti
[foto: European Commission]

Infortunio sul lavoro o malattia? Sul COVID l'UE ha idee diverse, e i rimborsi non sono uguali per tutti

I dati Eurostat mostrano una differenza di trattamento del fascicolo, "fattore determinante nei casi assicurativi"

Bruxelles – Malattia o infortunio? Sulla natura del COVID il mondo del lavoro dell’UE si divide. C’è chi la considera in un modo, chi in un altro. La maggior parte degli Stati membri tendono a riconoscerla e trattarla come malattia. Diciassette Stati membri sui 27 non hanno dubbi su questo, e appena tre – Italia, Spagna e Slovenia – la trattano come infortunio. Ci sono poi quelli aperti ad entrambe le possibilità. A seconda dei criteri nazionali, Austria, Belgio, Danimarca, Germania e Finlandia possono considerarlo un infortunio sul lavoro o una malattia professionale.

La diversa categorizzazione del Coronavirus ai fini delle assicurazioni cambia il modo di risarcire il lavoratore dipendente eventualmente divenuto positivo. Se da una parte tutti gli Stati membri dell’UE considerano il rischio professionale di COVID-19, dall’altra parte vi sono differenze su come sarà trattato il fascicolo, e questo “è un fattore determinante nei casi assicurativi”, riconosce Eurostat nel diffondere i dati raccolti.

 

Per l’Italia, ad esempio, l’infortunio sul lavoro va sempre dimostrato. Per configurarsi come infortunio, l’incidente sul lavoro deve prevedere tutti i seguenti elementi: un evento traumatico (lesione psico-fisica), causa violenta all’origine del trauma, e occasione di lavoro (nesso causale tra il lavoro e il verificarsi dei rischio cui può conseguire l’infortunio). Basta l’assenza di una di queste condizioni che non scatta l’obbligo di assistenza ai sensi delle assicurazioni stipulate dal datori di lavoro con l’INAIL.

In Belgio è coperto ogni incidente sul lavoro, ma non ogni malattia. C’è una lista di 58 malattie professionali per l’industria e 27 per l’agricoltura. In sostanza, rileva l’Eurostat nel diffondere i dati, chi si ammalato di COVID può correre il rischio di ritrovarsi senza protezione. La differente legislazione nazionale in materia è tale che “mentre in alcuni paesi dell’UE è potenzialmente possibile riconoscere il rischio COVID-19 in tutti i settori economici e occupazioni, in altri il riconoscimento può essere effettuato solo in specifici settori economici e occupazioni”.

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