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L'EMA potrebbe valutare presto la pillola di Merck contro la COVID-19
Sede centrale di Merck a Kenilworth, NJ (Copyright © 2009-2021 Merck Sharp & Dohme Corp., una consociata di Merck & Co., Inc., Kenilworth, NJ, USA

L'EMA potrebbe valutare presto la pillola di Merck contro la COVID-19

Il promettente farmaco antivirale 'molnupiravir' sviluppato dalla farmaceutica statunitense dimezza il rischio di ricovero e morte in pazienti più vulnerabili. "Risultati eccellenti", dice Marco Cavaleri confermando che l'EMA deciderà nei prossimi giorni "se avviare una revisione continua" sul composto

Bruxelles – Sul tavolo dell’Agenzia europea dei medicinali (EMA) potrebbe finire presto il promettente farmaco antivirale sviluppato dall’azienda farmaceutica statunitense Merck contro la malattia COVID-19. “Questo è uno dei composti che stiamo monitorando attentamente da un po’ di tempo. Pur non essendo l’unico agente orale ci sono alcuni risultati eccellenti che sono stati comunicati dall’azienda”. Le parole sono di Marco Cavaleri, a capo della strategia sui vaccini dell’EMA, nel periodico briefing online con la stampa che si è svolto oggi (5 ottobre).

A domanda dei giornalisti, Cavaleri conferma che l’EMA valuterà nei prossimi giorni “se avviare una revisione continua (rolling review, un processo che consente all’EMA di accelerare l’approvazione di farmaci o vaccini) per questo composto nei prossimi giorni. E, naturalmente, l’idea è capire se i dati supporteranno tale revisione continua e se potremmo arrivare in modo tempestivo a una decisione”, ha concluso.

In questi giorni si parla molto delle potenzialità di questa pillola sperimentale contro la malattia COVID-19. Si chiama molnupiravir, è un antivirale da prendere per via orale, con due assunzioni al giorno per cinque giorni. Il farmaco lavora impedendo al Coronavirus di replicarsi e quindi ne riduce la diffusione nell’organismo con effetti positivi anche sullo sviluppo di effetti gravi della malattia. La farmaceutica Merck ha presentato venerdì primo ottobre i primi risultati dei testi clinici effettuati, secondo cui il farmaco dimezza il rischio di ricovero in ospedale e decesso a causa della malattia, quando somministrato a persone ad alto rischio nelle prime fasi dell’infezione virale. Nella nota, la farmaceutica statunitense annuncia che chiederà l’autorizzazione all’uso di emergenza negli Stati Uniti alla FDA (Food and Drugs Administration, l’ente regolatore americano su farmaci e cibo) “il ​​prima possibile e” che intende “presentare domande alle agenzie di regolamentazione in tutto il mondo”, compresa l’EMA.

Al vaglio dell’EMA ci sono attualmente 4 terapie contro la COVID, tutte a base di un mix di anticorpi monoclonali. Questo tipo di trattamento prevede lo sviluppo artificiale (in laboratorio) degli anticorpi, ovvero proteine che il nostro organismo produce in genere da solo per difendersi da virus, batteri ma anche cellule tumorali. In questo caso la terapia per via endovenosa richiede l’assistenza costante da parte dei medici, mentre il vantaggio di un farmaco da assumere per via orale (e anche il motivo per cui anche l’EMA guarda con attenzione questo tipo di trattamento) è che consente di fare la terapia anche a casa, senza necessità di assistenza medica continua.