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Parlamento europeo: "In Ungheria uso opaco di fondazioni pubbliche"

La missione del Parlamento europeo evidenzia criticità in Ungheria per quanto riguarda l'uso di fondazioni pubbliche e per il silenzio sul caso Pegasus. Si dissociano i gruppi di Identità e Democrazia ed Conservatori e Riformisti, che parlano di macchinazione ai danni di Viktor Orban

Bruxelles – “Vi sono sostanziali timori che l’indipendenza del sistema giudiziario da quello politico in Ungheria non sia più garantita”. Questa la pesante conclusione di Gwendoline Derbos-Corfield al termine della missione di monitoraggio dello stato di diritto a Budapest da parte dei parlamentari UE da lei guidata.

L’europarlamentare dei Verdi francesi ha evidenziato come nel corso della missione siano state ascoltate oltre 100 persone di diversi ambiti e punti di vista. Derbos-Corfield ha menzionato tre particolari aree di preoccupazione: il crescente uso di opache “fondazioni pubbliche” in campo culturale e accademico, il sostanziale blocco del sistema legale e costituzionale da parte del partito di governo Fidesz e l’assenza di reazione da parte dell’esecutivo sul caso Pegasus, in cui l’Ungheria era stato l’unico Paese UE coinvolto nell’acquisto di un software di spionaggio sui telefonini. La deputata verde si augura pertanto che Consiglio e Commissione applichino il prima possibile delle condizionalità sullo stato di diritto per l’erogazione dei fondi del Next Generation EU a Budapest.

Dalla missione parlamentare si sono ufficialmente distaccati i gruppi di Identità e Democrazia e dei Conservatori e Riformisti Europei, di cui fanno parte tra gli altri rispettivamente Lega e Fratelli d’Italia. La destra del Parlamento europeo sostiene che le conclusioni della missione fossero pre-confezionate per accusare un governo politicamente ostile come quello di Viktor Orbán. Nicolas Bay, eurodeputato del Rassemblement National di Marine Le Pen e membro della delegazione parlamentare in Ungheria ha twittato: “In tre giorni di missione e più di 30 ore di udienze, non abbiamo avuto la minima prova di alcuna violazione dello stato di diritto da parte di Budapest. Questa è una manovra politica, diretta contro un governo che si oppone alle quote obbligatorie di migranti e rifiuta la propaganda LGBT”.

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