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    Home » Politica » Perché il Primato del Diritto UE è una questione puramente logica

    Perché il Primato del Diritto UE è una questione puramente logica

    Una breve analisi giuridica sul principio del Primato del Diritto UE, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale polacca, la quale ha dichiarato di non volerlo più rispettare.

    Alessandro Marcia di Alessandro Marcia
    14 Ottobre 2021
    in Politica

    È oramai sotto gli occhi di tutti, da circa una settimana, la sentenza della Corte Costituzionale polacca che, in estrema sintesi, dichiara di non riconoscere più il primato del Diritto UE sul suo diritto nazionale. 

    La Corte polacca, in particolare, afferma che tutti gli atti giuridici dell’Unione, d’ora in avanti, dovranno essere considerati conformi alla Costituzione per trovare applicazione in Polonia. Inoltre, i giudici non perdono l’occasione per porre l’accento sul “pieno mantenimento” della sovranità nazionale nell’ambito del processo di integrazione europea.

    Il dibattito politico, come al solito, si polarizza tra i “sovranisti”, da un lato, che esaltano le ragioni della Polonia; e i progressisti, dall’altro, che sostengono la posizione dell’UE. Pochi, tuttavia, si preoccupano di rispondere a due domande fondamentali: perché esiste il principio del primato del diritto UE? E perché è così importante?
    Proviamo a farlo qui.

    Questa è una storia che inizia molto tempo fa.
    Nel 1964, i giudici della Corte di Giustizia UE, si ritrovano a dover rispondere ad una domanda storica: che cos’è, davvero, (quella che allora si chiamava) Comunità Economica Europea? E così, con la storica sentenza Van Gend en Loos*, la Corte la definisce come “un ordinamento giuridico di nuovo genere nel campo del diritto internazionale”.

    Gli elementi che la contraddistinguono sono due: gli individui, tutte e tutti noi, sono soggetti a pieno titolo dell’ordinamento UE. Non di meno, gli Stati hanno dotato le istituzioni europee del potere di adottare atti vincolanti, cosa mai successa prima in ambito internazionale. Di conseguenza, con questa sentenza, la Corte UE afferma l’Effetto Diretto: ciascun cittadino, davanti a qualunque giudice nazionale, può invocare una norma europea in sua difesa. In questo modo, peraltro, viene creato un legame diretto tra la nuova Europa e i cittadini che ne fanno parte.

    Pochi anni dopo, con l’altrettanto storico caso Costa v. Enel*, la Corte afferma il Primato del Diritto UE: se vi è un contrasto tra una norma nazionale e una sovra-nazionale, quella europea deve prevalere sempre.

    Il ragionamento della Corte è semplice: voi (Stati membri) avete scelto di dare alle istituzioni europee il potere di adottare atti giuridici vincolanti. Se ciascun Stato membro fosse libero di ridurre o limitare, unilateralmente, l’efficacia di una norma europea (dicendo, ad esempio, che è contraria ad una norma nazionale) questo comporterebbe un Diritto UE applicato in modo diverso in ogni Stato membro. 

    Come si può semplicemente notare, dunque, il Primato del Diritto UE non è un’invenzione che anima pochi fanatici europeisti. Al contrario, è una questione puramente logica: senza di esso l’integrazione europea non esisterebbe oppure non avrebbe senso. 

    Tutto questo, però, non significa nulla se prima tutti noi non rispondiamo ad una domanda fondamentale: che tipo di Europa vogliamo per il nostro futuro?

    *Riferimenti giurisprudenza: Sentenza 5 febbraio 1963, Van Gend en Loos, causa C-26/62, ECLI: ECLI:EU:C:1963:1; e Sentenza 15 luglio 1964, Costa vs. Enel, causa C-6/64, ECLI:EU:C:1964:66.

    Tags: +europaCorte di Giustizia del'Uediritti umaniintegrazionePoloniarule of lawstato di dirittounione europea.

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