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A Strasburgo primo confronto tra cittadini e istituzioni, è un inizio in salita per il dibattito sul futuro dell'Europa

A Strasburgo primo confronto tra cittadini e istituzioni, è un inizio in salita per il dibattito sul futuro dell'Europa

"Non ci sentiamo ascoltati", le prime critiche dai cittadini europei su come è stata organizzata la Conferenza sul futuro dell'UE. Le Istituzioni di Bruxelles promettono un dibattito più concreto da dicembre, quando i panel avranno finito il lavoro sulle loro raccomandazioni politiche. "Pronti a dargli seguito"

Bruxelles – Nella storia dell’Europa ci sarà un prima e dopo la Conferenza sul futuro dell’UE. Ne è convinta la commissaria europea per la democrazia Dubravka Šuica che questa mattina ha aperto i lavori della seconda plenaria della Conferenza sul futuro dell’UE, la prima davvero “completa” che ha visto la partecipazione degli 80 “ambasciatori” dei cittadini discutere insieme ai rappresentanti di Commissione, Consiglio, Parlamento, Parlamenti nazionali, rappresentanti della società civile e delle regioni.

Un esercizio di democrazia partecipativa “senza precedenti”, a cui la commissaria promette che l’Unione “darà seguito concreto alle loro richieste”. Ormai è chiaro che, oltre le parole, il successo della Conferenza dipenderà da come le richieste dei cittadini saranno accolte dalle istituzioni e trasformate in qualcosa di concreto. Per ora di concreto c’è stato poco e anche questa seconda plenaria (sono sei plenarie in tutto fino alla primavera 2022) si è svolta come la prima plenaria di giugno: una passerella di interventi – da uno o due minuti al massimo – in cui si alternano cittadini europei, deputati nazionali ed europei, membri della Commissione e del Consiglio, rappresentanti delle regioni e della società civile.

I tre co-presidenti della Conferenza sul futuro dell’UE

Tutti hanno in comune la volontà di far sentire la propria voce, ma l’impressione dominante è che la voce poi cada nel vuoto. Ed è quanto emerge da alcuni interventi dei cittadini che si rincorrono in plenaria, si è diffuso oggi un certo malumore e timore di essere “messi in ombra” dalla partecipazione del mondo della politica, quando al centro di questo dibattito dovrebbero esserci i cittadini.

“Per il momento non ci sentiamo ascoltati come vorremmo, non vediamo il valore aggiunto di questa Conferenza”, ha confessato durante il dibattito uno degli 80 ambasciatori dei cittadini, raccogliendo le voci dei suoi colleghi. “Stiamo andando nella direzione sbagliata”. Parole “largamente sostenute da molti di noi”, aggiunge un’altra partecipante in arrivo dall’Italia. “Sono difficoltà che sentiamo di dover esprimere, perché vogliamo essere parte attiva di questo processo democratico. Per far sì che la Conferenza sia qualcosa di concreto e non sia solo un evento di facciata”, aggiunge.

Molto dipende dalle modalità di organizzazione della plenaria. “Il contributo dei cittadini diventerà sempre più forte nelle prossime plenarie, noi reagiremo alle loro proposte”, promette in risposta alle critiche l’eurodeputato belga Guy Verhofstadt, che insieme alla commissaria e al segretario di Stato sloveno Gašper Dovžan è co-presidente della Conferenza. La prossima plenaria di dicembre “avrà una organizzazione completamente diversa, i cittadini avranno un ruolo centrale e potranno avanzare le loro proposte”, promette Verhofstadt. Non ci saranno tempi di parola per i cittadini, ma proposte.

Le idee dei cittadini

La scelta di “replicare” l’organizzazione della prima plenaria tutta interlocutoria – in cui mancavano i rappresentanti dei cittadini – è dovuta al fatto che per ora ciascun panel dei cittadini si è riunito una sola volta, quindi non sono state ancora formulate delle proposte o delle raccomandazioni. Ogni panel – sono quattro in tutto – dovrà incontrarsi per tre volte per concludere le raccomandazioni da discutere con i politici. Prima di dicembre e gennaio, quindi, non si aspetta che questa Conferenza entri nel vivo.

Durante i primi rispettivi incontri, i cittadini hanno iniziato a definire priorità e temi che approfondiranno in modo da formularne delle proposte per un dibattito. Questa mattina hanno iniziato a illustrarle. Nel primo panel dedicato a “Un’economia più forte, giustizia sociale, lavoro e istruzione, gioventù, cultura, sport e trasformazione digitale” prende forma l’idea di rivedere i programmi accademici per integrarvi una “dimensione europea” nella istruzione, quella di una Europa più attenta alla giustizia sociale e dell’accesso digitale per tutti, a prescindere dalle competenze e dall’età.

Nel secondo, dedicato a “Democrazia europea/valori e diritti, stato di diritto, sicurezza”, si riflette già sulla necessità di rispettare diritti di non discriminazione per tutti: minoranze, donne, disabili e animali. Ma per i cittadini di questo panel occorre soprattutto uno studio specifico sulle condizioni della donna e dei membri della comunità LGBTQ+ in tutta Europa. Focus anche sul diritto al lavoro, sopratutto tra i giovani “che non riescono a trovare un lavoro stabile”, è qui che inizia a prendere forma l’idea di un salario minimo a livello europeo e di superare il voto all’unanimità per accelerare il processo decisionale.

Nel terzo panel sul “Cambiamento climatico, ambiente/salute” ci si chiede come migliorare l’educazione sessuale nelle scuole e come migliorare la sostenibilità ambientale, partendo dagli atteggiamenti individuali. Infine, nell’ultimo panel dedicato a “Europa nel mondo e migrazione” si discute di come migliorare le condizioni di vita nei Paesi di origine da cui si parte, per ridurre l’immigrazione clandestina e promuovendo invece canali di arrivo legale.

Questa plenaria è stata l’occasione per pubblicare la seconda relazione intermedia sui numeri della piattaforma digitale che viene usata per avanzare proposte o idee da discutere. Numeri che continuano a essere molto bassi rispetto alle aspettative iniziali. Da aprile a settembre ci sono stati 22.498 contributi, di cui 7.115 idee, 13.304 commenti e 2.079 eventi. I filoni tematici della “Democrazia europea” e “Cambiamento climatico” sono quelli con il maggior numero di contributi.

Dubbi anche tra i deputati

Concentrarsi sui risultati e non ridimensionare questa Conferenza a un semplice dibattito tra Istituzioni, senza alcun valore aggiunto. I primi timori iniziano a emergere non solo tra le file dei cittadini, ma anche tra i banchi degli eurodeputati. “Sarà fondamentale non soltanto adottare delle proposte specifiche, concrete e ambiziose che possano rimettere in moto il progetto europeo, ma anche che tali richieste vengano poi prese in considerazione e abbiano un seguito effettivo, e non si trasformino in conclusioni annacquate magari per il volere di qualche governo”, commenta l’eurodeputato dem dei Socialdemocratici, Brando Benifei. Altrimenti “questo esercizio di democrazia partecipativa rischierebbe di incrinare la fiducia dei cittadini, invece che rafforzarla”.

Parole meno diplomatiche le usa la delegazione della Lega alla Conferenza. “Purtroppo, prendiamo atto che questa iniziativa si sta rivelando un’occasione mancata, con discussioni distanti anni luce dalle reali esigenze della gente”, scrivono in una nota i deputati Mara Bizzotto, Susanna Ceccardi, Alessandro Panza, il deputato Matteo Luigi Bianchi, il presidente del Consiglio Regionale Veneto Roberto Ciambetti. “Questa doveva e dovrebbe essere un’opportunità importante per raccogliere le istanze di reale cambiamento dell’Ue, ma sta completamente mancando l’obiettivo, rivelandosi una iniziativa inefficace e disordinata, in cui non viene dato ascolto alle voci di chi ha idee differenti: sarebbe questo, il Futuro dell’Europa?”.

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