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Georgia: migliaia di manifestanti per chiedere

Georgia: migliaia di manifestanti per chiedere "Saakashvili libero"

Secondo il personale della sicurezza della Georgia le manifestazioni avevano in programma di bloccare gli edifici governativi e potrebbero far parte di una macchinazione già pianificata da Saakashvili per prendere il potere. Per i fedeli dell'ex primo Ministro invece si tratta di impedire una grave violazione del diritto.

Bruxelles – Circa tremila persone in Georgia hanno dato vita a una manifestazione di fronte alla prigione di Rustavi sabato scorso. Qui è detenuto l’ex Presidente Mikheil Saakashvili, incarcerato lo scorso primo ottobre in seguito ad una condanna per corruzione e abuso di ufficio. E’ la protesta più grande di quelle che sono state organizzate nel corso della settimana dai sostenitori di Saakashvili.

Secondo le forze di sicurezza del Paese, le proteste farebbero parte di un disegno pianificato dall’ex Presidente per prendere il potere. Una fonte governativa ha dichiarato ad un emittente russa che “queste azioni, volte a prendere il potere con la violenza, sono state pianificate da Mikheil Saakashvili dalla prigione”.

Elezioni travagliate

L’ex Presidente era tornato in Georgia alla vigilia delle scorse elezioni amministrative per supportare il Movimento nazionale unito, principale partito di opposizione a Sogno georgiano, la forza di governo di cui fa parte l’attuale primo ministro Irakli Garibashvili. 

Le votazioni avevano visto un buon risultato di Sogno georgiano, con il 46 per cento dei consensi, mentre il Movimento nazionale si era fermato al 30 per cento. Il partito al governo aveva riconfermato il buon risultato ai ballottaggi del 30 ottobre, riuscendo a tenere la capitale Tbilisi e altre 18 municipalità su 19 ballottaggi totali.

Secondo l’OSCE il clima elettorale era stato viziato da “minacce e intimidazioni”, nel primo e nel secondo turno. Motivo che aveva portato molti candidati del Movimento nazionale unito, a partire dal candidato sindaco Nika Melia, ad affermare che il risultato elettorale fosse stato falsato.

Saakashvili aveva scelto di tornare nel Paese nonostante sulla sua testa pendesse da 2018 un mandato di arresto per una condanna a 6 anni. Presidente dal 2004 al 2013, si era trasferito in Ucraina dove aveva preso la cittadinanza e aveva governato per un breve periodo la regione di Odessa su mandato del Presidente Petro Poroshenko. Dopo aver rassegnato le dimissioni si era visto ritirare la cittadinanza e era stato costretto a riparare in Polonia. Dal suo “esilio” ispirava l’opposizione a Sogno Georgiano.

Le fratture insanabili della Georgia

Secondo i suoi avvocati Saakashvili sta portando avanti uno sciopero della fame da quanto è stato arrestato. I suoi legali hanno anche fatto sapere che il 30 ottobre ha dovuto ricevere una trasfusione di sangue e al momento segue un trattamento a base di soluzione salina. Le autorità georgiane hanno negato e diffuso un video dove sembrerebbe che l’ex Presidente stesse invece mangiando del cibo da una ciotola con un cucchiaio.

Il clima politico nel paese è rovente. L’opposizione non ha mai accettato il risultato delle elezioni parlamentari del 2020, ventilando l’ipotesi che fossero state alterate. Accusa confermata anche alle amministrative del mese scorso.

Tina Bokuchava, delegata del Movimento nazione unito, ha dichiarato che l'”unica via praticabile per uscire dalla crisi” è che il governo accetti tre richieste: il rilascio dell’ex Presidente, elezioni parlamentari anticipate ed elezioni municipali non viziate da brogli e corruzione. Condizioni che Sogno georgiano non ha alcuna intenzione di prendere in considerazione.