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L'Unione Europea punta alla digitalizzazione del patrimonio culturale entro il 2030 attraverso la piattaforma Europeana

L'Unione Europea punta alla digitalizzazione del patrimonio culturale entro il 2030 attraverso la piattaforma Europeana

La Commissione UE ha raccomandato ai Paesi membri di completare la costruzione dello spazio comune di dati entro la fine del decennio attraverso la piattaforma Europeana. Servirà a proteggere i siti storici e a condividere immagini e fonti d'archivio

Bruxelles – È arrivato il momento di fare un passo in avanti sulla digitalizzazione dei beni del patrimonio culturale dell’UE. A chiederlo con forza è la Commissione Europea, nella sua raccomandazione sullo spazio comune europeo dei dati nel settore della cultura. Un’esortazione agli Stati membri ad accelerare la protezione e la preservazione di tutti i monumenti, siti, oggetti e manufatti a rischio attraverso un’infrastruttura digitale sicura e sostenibile, competenze digitali e l’adozione di nuove tecnologie da parte delle imprese.

La digitalizzazione del patrimonio culturale dell’UE dovrebbe essere completata entro il 2030, per promuovere il riutilizzo dei beni storici in settori come l’istruzione, il turismo sostenibile e in quelli creativi. La piattaforma Europeana costituirà la base per la costruzione dello spazio comune di dati: permetterà a musei, gallerie, biblioteche e archivi di tutta l’Unione di condividere e riutilizzare le immagini digitalizzate del patrimonio culturale, come i modelli 3D dei siti storici e le scansioni di alta qualità dei dipinti.

Entro i prossimi due anni ci si aspetta che i Ventisette informino la Commissione Europea sulle azioni intraprese per allinearsi alla raccomandazione (un atto non vincolante per gli Stati membri). Un gruppo di esperti dell’esecutivo UE – nominati dai 27 governi nazionali – sarà deputato a controllare i progressi nel tempo.

“Il tragico incendio della cattedrale di Notre-Dame a Parigi ha mostrato l’importanza di preservare digitalmente la cultura e i lockdown hanno evidenziato la necessità di un patrimonio culturale virtualmente accessibile”, ha sottolineato la vicepresidente della Commissione UE per il Digitale, Margrethe Vestager. “Una solida infrastruttura unita a una facile condivisione delle informazioni sono gli ingredienti necessari di uno spazio comune europeo di dati per il patrimonio culturale”, ha aggiunto la vicepresidente Vestager.

Le ha fatto eco il commissario per il Mercato interno, Thierry Breton: “Lo dobbiamo alle generazioni future”. Questo progetto “richiede la costruzione e lo spiegamento delle nostre capacità tecnologiche”. L’UE dovrà essere in grado di “approfittare delle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, dai big data e dalla realtà estesa“, per “promuovere l’innovazione nella cultura, nell’istruzione e nel turismo“, è stata l’esortazione del commissario Breton.