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    Home » Green Economy » Il futuro dell’idrogeno europeo passa anche dai porti italiani

    Il futuro dell’idrogeno europeo passa anche dai porti italiani

    L'ultimo rapporto "MED & Italian Energy" di SRM-Politecnico di Torino mette a fuoco il potenziale dell'Italia per diventare il baricentro "tra il Sud e il Nord dell'Area Euro-Mediterranea" proprio con la realizzazione di un hub di collegamento per il trasporto e la distribuzione dell'idrogeno

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    1 Dicembre 2021
    in Green Economy
    idrogeno

    Bruxelles – Sfruttando la “sua posizione geografica, la sua vasta rete infrastrutturale e un solido know how scientifico e progettuale”, l’Italia può aspirare a tutti gli effetti a diventare il baricentro “tra il Sud e il Nord dell’Area Euro-Mediterranea, attraverso la realizzazione di un HUB di
    collegamento per il trasporto e la distribuzione dell’idrogeno”. E’ quanto sottolinea l’ultimo “MED & Italian Energy Report 2021″, il rapporto annuale sull’energia arrivato alla terza edizione e redatto da Srm, il Centro studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo e da Esl@EnergyCenter del Politecnico di Torino, pubblicato oggi (primo dicembre) e dedicato al ruolo dell’idrogeno nell’area.

    Il rapporto insiste sulle potenzialità dei porti per lo sviluppo dell’idrogeno in tutta l’area. “Per le loro caratteristiche in termini di dotazioni logistiche, prossimità a impianti industriali e connessioni internazionali si prestano in modo particolare ad ospitare” le cosiddette hydrogen valley, come si definiscono veri e propri distretti nazionali dedicati alla produzione, il trasporto, l’accumulo e l’utilizzo di idrogeno, ma che puntano anche alla ricerca, le nuove infrastrutture.

    Quella dei porti “sfruttati” per diventare hub di produzione o distribuzione dell’idrogeno è già una realtà a livello europeo, aggiunge il rapporto. “Diversi mega-porti sono campioni di sostenibilità”, si legge nel rapporto che cita Rotterdam, Anversa o Amburgo ma anche altri come Amsterdam e Valencia che “hanno puntato e stanno puntando sull’idrogeno”. Il rapporto riconosce che “una discreta attività c’è anche nel nostro Paese, dove alcune Autorità portuali hanno avviato iniziative che guardano in questa direzione”, ma c’è il potenziale per fare di più.

    Parola d’ordine per lo sviluppo dell’idrogeno tra gli usi finali dell’energia è un approccio di cooperazione tra le sponde del Mediterraneo consente di soddisfare la stessa domanda di idrogeno con una capacità installata complessiva molto inferiore rispetto a quella richiesta se si adotta un “approccio orientato all’autosufficienza da parte di ciascuna sponda, grazie a un migliore sfruttamento delle risorse disponibili nell’intera regione”. L’approccio cooperativo è definito quello vincente perché può favorire lo sviluppo sociale ed economico dei paesi dell’Est e del Sud del Mediterraneo, “creando una nuova filiera industriale legata all’approvvigionamento di idrogeno e nuovi posti di lavoro, portando a un miglioramento delle condizioni di vita dei cittadini, a una riduzione dei flussi migratori verso l’Europa e auspicabilmente a una stabilizzazione dell’area”.

    Il rapporto conferma inoltre il ruolo importante che avranno le infrastrutture e interconnessioni esistenti per il trasporto del gas naturale possono nel sostenere la penetrazione dell’idrogeno e la creazione di un mercato dell’area euro mediterranea dell’idrogeno verde, soprattutto perseguendo la strada del trasporto di idrogeno in forma di miscela insieme al gas naturale fino al 20 per cento, anche se è necessario “raggiungere un consenso a livello europeo tra gli stakeholder del settore del gas al fine di modificare le normative e gli standard tecnici”. La questione delle infrastrutture del gas è molto divisiva anche tra gli Stati membri dell’UE, che cercano un accordo con le altre due Istituzioni (Commissione e Consiglio) sulle Reti transeuropee per l’energia (TEN-E).

    Infine, il rapporto mette in guardia sul fatto che il ruolo delle materie prime critiche nelle tecnologie di produzione dell’idrogeno richiede “un’analisi attenta” sulle possibili dipendenze geopolitiche che possono sorgere per l’Europa e in generale l’area del Mediterraneo. I materiali impiegati del gruppo del platino sono principalmente localizzati in SudAfrica, mentre le terre rare sono prevalentemente disponibili in Cina. Lo stronzio invece si trova soprattutto in Spagna (quindi senza criticità per l’Europa). Il documento sottolinea che l’Unione Europea continua a essere ancora troppo dipendente a livello energetico dai Paesi terzi e questo la rende anche più debole strategicamente, come è emerso chiaramente in questi mesi con il rincaro dei prezzi dell’energia. 

    Tags: idrogenoidrogeno verdeitaliaMED & Italian Energy

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