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Investimenti finanziari, la buona partenza del Next generation Eu. Ma Per l'Italia la grande sfida sono le riforme e l'attuazione dei progetti
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Investimenti finanziari, la buona partenza del Next generation Eu. Ma Per l'Italia la grande sfida sono le riforme e l'attuazione dei progetti

L'impatto finanziario dell progetto di ripresa europea al centro del secondo panel dell'ottava edizione di "How can govern Europe". Focus su finanza green e messa a terra dei progetti

Roma – Gli investimenti per la nuova Europa hanno avuto una buona partenza ma per raggiungere gli obiettivi bisogna arrivare alla fine.  Al secondo panel di HGE8 la finanza e l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza entrano nel vivo del dibattito.

“Un impatto molto interessante sui necati finanziari – dice Ugo Biggeri presidente di Etica  Sgr – vedremo se sarà sufficiente”. Per ora l’UE si presenta come uno dei campioni di sostenibilità ambientale, e il suggerimento è quello di definire gli strumenti più stringenti per “costringere gli operatori a essere trasparenti quando dichiarano investimenti di finanza sostenibile” e misurare nel concreto questi percorsi. La direzione è quella dei disincentivi, ha spiegato Biggeri altrimenti anche gli obiettivi saranno raggiunti con difficoltà “tenendo sempre presente che la sostenibilità si misura su tempi lunghi e dunque anche i ‘tempi speculativi devono essere rallentati”.

Raccoglie l’invito l’eurodeputato dei Verdi della commissione Ecom Philippe Lamberts, sostenendo che per far prendere la giusta direzione agli investimenti serve “un giusto set di incentivi ma soprattutto di disincentivi sulla finanza poco pulita” che gli operatori continuano a perseguire essendo ancora più redditizia”. Un sistema che non consenta più di dire “va bene la finanza green ma solo se non ci fa perdere soldi”.  In definitiva per Lamberts “dobbiamo essere sicuri che non ci siano conseguenze negative degli investimenti sostenibili” e applicare gli strumenti per “penalizzare il sistema finanziario che non abbandona i traffici illeciti”.

Sul terreno prettamente nazionale si confrontano i due politici italiani  del panel, la viceministra dell’Economia  Laura Castelli e il presidente della commissione Finanze della Camera Luigi Marattin.  Riforme e attuazione dei progetti sono i due elementi della sfida italiana del PNRR. “Siamo già a 51 traguardi raggiunti sugli interventi di progettazione – dice Castelli – e l’inserimento dei 1000 tecnici consulenti supporteranno a breve gli enti locali nello sforzo ulteriore per portare a termine gli obiettivi”.  Un punto sul quale il governo sta mettendo risorse e impegno e su cui passa la grande scommessa del piano nazionale.

Gli investimenti siano efficaci e per questo “non sono così favorevole alla golden rule” dice Luigi Marattin a proposito del confronto sulla revisione delle regole di bilancio. “Gli investimenti non hanno tutti lo stesso impatto e in un Paese come il nostro  si arriverebbe a considerare investimento anche le assunzioni nel pubblico”. L’esponente di Italia Viva  spiega poi “una crescita appiattita di lungo periodo e il risultato è un reddito pro capite degli italiani rimasto fermo dagli ultimi 25 anni”. Punto critico del contesto in cui si inserisce il PNRR è il tema fiscale: “Noi tassiamo tanto i fattori produttivi di capitale e lavoro” evidenziando così il buco nero della normativa fiscale che tiene lontani gli investitori esteri.

 

Mario Nava, direttore generale della DG Reform della Commissione europea, prende in prestito i numeri citati da Marattin per ricordare che gli altri Paesi nel lungo periodo sono andati avanti e l’Italia con la sua crescita piatta è invece scivolata indietro.  Sull’impatto del Next generation EU, Nava spiega che le linee su cui l’UE si è presentata sul mercato per finanziario con due linee molto chiare su quello che vuole fare. “Il primo green bond del 12 ottobre scorso ha ricevuto richieste per 135 miliardi di euro, circa 11 volte di più di quello che avevamo bisogno. Operazioni analoghe hanno dato risultati simili, i mercati ci hanno sempre premiato”. La strada non è tutta dritta e gli ostacoli del NGEU ci sono e la Commissione li ha ben presenti: sono nella messa a terra dei progetti e le relazioni tra centro e periferia dei singoli Paesi. Per affrontare questi problemi Nava ricorda il supporto di consulenza messo a disposizione da Bruxelles, riguardo ai contenuti delle riforme richieste, progettazione e attuazione degli interventi.