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Investimenti 'verdi', nessun veto dagli Stati ai primi criteri climatici. Resta in sospeso la decisione su gas e nucleare

Investimenti 'verdi', nessun veto dagli Stati ai primi criteri climatici. Resta in sospeso la decisione su gas e nucleare

Scadeva a mezzanotte il termine per opporsi al primo atto delegato sulla classificazione europea degli investimenti sostenibili, con i alcuni criteri relativi al clima e da cui la Commissione ha sospeso la decisione sul gas e il nucleare. Senza opposizione il testo sarà adottato e le regole in vigore dal 2022

Bruxelles – Scadeva ieri (8 dicembre) a mezzanotte il termine per gli Stati membri per opporsi al primo atto delegato della Commissione sulla tassonomia degli investimenti sostenibili, pubblicato a giugno e relativo ai criteri climatici, da cui l’Esecutivo ha provvisoriamente eliminato la decisione sul gas e sul nucleare. In mancanza di un’opposizione da parte dei co-legislatori dell’UE (il Parlamento Europeo ha deciso di non presentare opposizioni lo scorso 6 ottobre) l’atto sarà formalmente adottato oggi ed entrerà in vigore a partire dal prossimo anno.

La tassonomia è il sistema di classificazione delle attività economiche, con cui la Commissione punta a definire un criterio standard di sostenibilità e dunque sostenere i suoi obiettivi climatici e di riduzione delle emissioni nette zero entro il 2050. In altre parole, la classificazione vuole attirare miliardi di euro in finanziamenti privati nel prossimo decennio in progetti che sostengano la decarbonizzazione dell’UE, stimando che saranno necessari almeno 350 miliardi di euro extra all’anno fino al 2030. I ministri dell’Economia e delle finanze riuniti a Bruxelles al Consiglio Ecofin martedì 7 dicembre avrebbero potuto presentare delle obiezioni, ma così non è stato. Non c’era una maggioranza qualificata per respingere il testo, che passa quindi senza obiezioni.

Il nodo del gas e del nucleare

I primi criteri pubblicati nell’atto delegato in questione riguardano due dei sei obiettivi della tassonomia europea: le attività economiche da qualificare come un contributo sostanziale alla mitigazione e all’adattamento ai cambiamenti climatici. Gli altri quattro obiettivi sono: l‘uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine; la transizione verso un’economia circolare; la prevenzione e la riduzione dell’inquinamento; la protezione e il ripristino della biodiversità e degli ecosistemi, ma per questi bisognerà attendere almeno la prima metà del 2022.

I primi due obiettivi citati sono quelli più propriamente legati al clima e nel primo atto delegato la Commissione ha coperto 13 settori economici, dalle rinnovabili alla silvicoltura, ai trasporti e agli edifici. Nell’idea della Commissione Europea – e come auspicato anche dal ministro italiano per la transizione Roberto Cingolani – il documento è pensato come flessibile a evolversi “in linea con la scienza e la tecnologia”. In questo quadro, la Commissione ha rimandato a un atto delegato separato ma complementare la decisione su come etichettare l’energia nucleare e il gas naturale. Se considerarle ‘green’ (e in che termini e condizioni) o se relegarle alla condizione di attività di transizione. In tutta la definizione di questo innovativo sistema di classificazione degli investimenti, la decisione su gas e nucleare è quella che pesa di più alla Commissione, tanto da continuare a rimandarla sotto la pressione da un lato degli Stati membri e dall’altro dei “gruppi di interesse” di settore che spingono nell’una o nell’altra direzione.

Una decisione, dicono diverse fonti, potrebbe arrivare il 22 dicembre, in pratica l’ultimo giorno operativo della Commissione prima della pausa natalizia. Chiaramente una mossa strategica per non dare tempo e modo agli Stati o al Parlamento di discuterne nell’immediato. Il vicepresidente Valdis Dombrovskis al termine del Consiglio Ecofin ha parlato di una pubblicazione “nel prossimo futuro”, il che potrebbe indicare anche che la Commissione decida di rimandare la decisione direttamente al 2022.

“La tassonomia UE ha un’importanza cruciale nell’orientare gli investimenti privati verso la sostenibilità ambientale, pertanto l’atto delegato atteso dalla Commissione europea entro la fine dell’anno si profila come decisione determinante per il nostro futuro. Ecco perché Europa Verde, con il sostegno del Gruppo Verdi/EFA al Parlamento europeo e del Partito Verde Europeo, chiede con forza alla Commissione di escludere il gas fossile ed il nucleare dagli investimenti sostenibili in tassonomia”, dichiara l’eurodeputata Eleonora Evi, co-portavoce di Europa Verde.

“Inoltre – puntualizzano Ska Keller e Philippe Lamberts, co-presidenti del Gruppo Verdi/EFA al Parlamento europeo – l’inserimento del nucleare in tassonomia danneggerebbe gravemente gli standard di mercato esistenti per la finanza sostenibile, che escludono esplicitamente il gas fossile e l’energia nucleare, creando una evidente incompatibilità con lo scopo originale della tassonomia UE di combattere il greenwashing e di fornire chiarezza su ciò che può essere scientificamente considerato un investimento sostenibile dal punto di vista ambientale”.

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