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Il CESE all'UE: riduzione graduale del debito e focus alla stabilità sociale per vera ripresa

Il CESE all'UE: riduzione graduale del debito e focus alla stabilità sociale per vera ripresa

L'organismo consultivo dell'UE invia un'opinione che serve da contributo al dibattito in corso su patto di stabilità e ripresa

Bruxelles – Piano a parlare di riduzione del debito. Servirà un percorso di aggiustamento dei conti pubblici, ma dovrà essere “graduale”, e le nuove regole comuni in materia di governance economica dovranno prevederlo alla luce di una pandemia che rende “urgente sviluppare indicatori adeguati affinché la disuguaglianza e la povertà possano essere adeguatamente monitorate”. Sono i rilievi che arrivano dal Comitato economico e sociale europeo (CESE) per Commissione e Stati membri dell’UE. 

Nell’opinione adattata dall’organismo consultivo, si sottolinea innanzitutto che il patto di stabilità e crescita “non è più adeguato alle condizioni attuali nella zona euro“, e che per tale motivo serviranno nuove regole di riferimento. Juraj Sipko, il relatore del testo, non nasconde che quello dell’indebitamento pubblico è un problema da affrontare, ma suggerisce altre vie per risolverlo rispetto a quelle fin qui conosciute. Da qui il suggerimento di “revisione” delle regole di bilancio in modo garantire la correzione degli squilibri macroeconomici e “un graduale risanamento” delle finanze pubbliche. In quest’ottica si chiede una “semplificazione delle regole”.

La Commissione europea sembra orientata a linee guida di interpretazione del diritto per un’applicazione dell’impianto normativo a misura di ripresa post-pandemica, che deve “prestare attenzione alla stabilità sociale”. E’ motivo di preoccupazione, per il CESE, il deterioramento economico delle famiglie. Il COVID “ha  ulteriormente esacerbato le disuguaglianze esistenti e la crescita della povertà”, e di fronte a questa erosione “misure sufficienti non sono mai state adottate”. Ma per poterle varare al meglio, occorre mappare come si conviene la situazione, e per questo servono “indicatori appropriati” che possano garantire di individuare in maniera oggettiva ed efficiente quanto rischiano di restare indietro o lo hanno già fatto. Quanti, cioé, vivono al di sotto o a ridosso della soglia di povertà e rischiano l’esclusione sociale. Questo richiamo torna a riaccendere la luce dei riflettori anche sui giovani, i più colpiti dal contraccolpo economico del Coronavirus.

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