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Discriminazioni commerciali verso la Lituania, l'UE avvia la causa all'OMC contro la Cina

Discriminazioni commerciali verso la Lituania, l'UE avvia la causa all'OMC contro la Cina

Pechino accusata di aver imposto a partire da dicembre una serie di restrizioni ai prodotti importati dalla Lituania e di aver a sua volta tagliato le esportazioni cinesi verso il Paese baltico. Una decisione che l'UE non "prende a cuor leggero" ma inevitabile vista l'impossibilità di risolverla sul piano diplomatico. La replica della Cina: "La questione è politica, non economica"

Bruxelles – Pratiche commerciali discriminatorie contro la Lituania, Bruxelles avvia oggi (27 gennaio) un’azione legale presso l’Organizzazione mondiale del commercio (OMC) contro il suo principale partner commerciale, la Cina. Le misure coercitive praticate a livello di scambi commerciali contro il Paese baltico, secondo Bruxelles, si ripercuotono anche su altri esportatori europei, ha detto questa mattina il vicepresidente responsabile per il commercio Valdis Dombrovskis in un punto stampa che ha fatto seguito alla pubblicazione della notizia da parte del Berlaymont.

Pechino è accusata dall’UE di aver imposto a partire da dicembre una serie di restrizioni ai prodotti importati dalla Lituania o collegati al Paese e di aver a sua volta tagliato le esportazioni cinesi verso il Paese baltico. Una decisione che l’UE non “prende a cuor leggero” ma inevitabile vista l’impossibilità di risolverla con la via del dialogo diplomatico. “Pechino è il nostro primo partner commerciale, oltre che un partner fondamentale per affrontare alcune sfide del nostro tempo, a partire dal clima”, ha esordito il vicepresidente. “Ma le nostre relazioni devono andare nel segno del rispetto reciproco e dobbiamo avere la libertà di sollevare le questioni che non vanno”.

Secondo l’UE non c’è dubbio che siano pratiche “in violazione con le regole dell’Organizzazione mondiale del commercio”. Da dicembre, la Commissione UE lavora per raccogliere dati e prove sulle restrizioni cinesi, come il rifiuto di sdoganare le merci lituane, il rifiuto delle domande di importazione dalla Lituania e le pressioni sulle società dell’UE che operano da altri Stati membri dell’UE affinché rimuovano gli input lituani dalle loro catene di approvvigionamento per le esportazioni verso la Cina.

All’origine dei rapporti tesi tra Cina e Lituania, la decisione dello Stato baltico di consentire a Taiwan di aprire lo scorso novembre un ufficio di rappresentanza, un’ambasciata, nella capitale lituana, Vilnius. Per Pechino una netta “violazione” del principio cinese del Paese unico. Ma i rapporti si erano diplomaticamente deteriorati ancor prima, quando dal maggio dello scorso anno la Lituania ha smesso di fare parte del gruppo di cooperazione 17+1 della Cina con gli stati dell’Europa centrale e orientale definendolo senza mezzi termini “divisivo”. Anche dopo l’apertura dell’ambasciata taiwanese l’UE ha sempre sostenuto la posizione di Vilnius esprimendo “chiara solidarietà” verso la Lituania, come ha precisato l’alto rappresentante UE per la politica estera e di sicurezza Josep Borrell alla riunione dei ministri degli esteri comunitari a Brest, in Francia, che si è tenuta a inizio gennaio.

“Dopo ripetuti tentativi falliti di risolvere la questione a livello bilaterale, non vediamo altra via da seguire se non quella di chiedere una controversia in seno all’OMC sugli accordi con la Cina”, ha aggiunto Dombrovskis. Non si è fatta attendere la replica di Pechino affidata al ministero degli Esteri cinese che ha affermato che l’Unione europea non dovrebbe consentire alla Lituania di mettere in pericolo le loro relazioni. “La questione Cina-Lituania è politica, non economica”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri Zhao Lijian in un regolare briefing a Pechino. La procedura presso l’OMC funziona così: la prima fase delle procedure di risoluzione delle controversie dell’OMC è la “richiesta di consultazioni”, in base alla quale l’UE chiede formalmente alla Cina maggiori informazioni sulle misure messe in atto. 60 giorni di tempo per concludere le consultazioni e portare a un esito positivo, altrimenti l’UE può richiedere l’istituzione di un collegio per pronunciarsi sulla questione.

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