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Gas e nucleare, i piani per l'etichetta verde della Commissione dividono l'UE. Europarlamento pronto a dar battaglia

Gas e nucleare, i piani per l'etichetta verde della Commissione dividono l'UE. Europarlamento pronto a dar battaglia

Nell'emiciclo di Strasburgo già si cercano i 353 voti che servono per affossare la proposta della Commissione di etichettare gas e nucleare, a certe condizioni, tra gli investimenti sostenibili della tassonomia. Improbabile la bocciatura da parte del Consiglio dove serve una super maggioranza di 20 Stati membri, ma Vienna potrebbe ricorrere a un'azione legale

Bruxelles – La Commissione non ascolta le (tante) critiche, va avanti e spezza in due l’Unione europea. A certe condizioni e per un tempo limitato, la Commissione Europea è decisa a includere gli investimenti verso gas e nucleare nella ‘tassonomia verde’, il sistema europeo di classificazione delle attività economiche sostenibili. L’Esecutivo ha adottato oggi (2 febbraio) la versione finale dell’atto delegato su cui già nelle scorse settimane sono state manifestate critiche, che si sono riproposte anche oggi dopo la pubblicazione.

Critiche rimaste sostanzialmente inascoltate, gli aggiustamenti alla proposta iniziale sono deboli e anziché stabilire standard più stringenti dal punto di vista ecologico vanno nella direzione opposta. La Commissione ritiene la sua tassonomia uno strumento finanziario per orientare gli investimenti privati a sostegno del Green Deal, ma in realtà è impregnato di significato politico e riflette bene la divisione che c’è in Europa su come raggiungere l’obiettivo fissato di neutralità climatica entro la metà secolo. Una divisione che si è manifestata all’interno dello stesso collegio guidato da Ursula von der Leyen dove la proposta è stata licenziata oggi con una maggioranza consistente ma con la pesante opposizione di tre commissari (il già annunciato austriaco Hahn, la portoghese Elisa Ferreira e il vicepresidente Josep Borrell).

I numeri dell’opposizione su gas e nucleare

Ursula von der Leyen presiede il collegio dei commissari

I Paesi dell’UE e il Parlamento europeo, in quanto co-legislatori, hanno quattro mesi (prorogabili a sei) per bloccare potenzialmente le regole: in Consiglio serve una super maggioranza di 20 dei 27 paesi dell’UE – molto improbabile da raggiungere – mentre all’Eurocamera è sufficiente la maggioranza dei deputati in sessione plenaria (353 deputati) dove quindi l’ipotesi è molto più realistica. Anche considerate le aspre critiche che la proposta, rimasta praticamente invariata rispetto a quattro settimane fa, sta ricevendo in queste ore.

L’atto delegato incontrerà l’opposizione di tutto il gruppo dei Verdi europei (72 seggi in Parlamento), che hanno lanciato oggi una campagna per mettere insieme i 353 voti necessari per bloccare la proposta. “Abbiamo una possibilità per fermarla”, ha detto questa mattina in un briefing l’eurodeputato tedesco dei Verdi, Michael Bloss. Il gruppo ambientalista è molto unito nell’opposizione. “Classificare come investimenti sostenibili quelli nel settore del gas e del nucleare significa di fatto ridicolizzare il Green Deal e mettere in pericolo la credibilità dell’Unione europea come leader per la finanza sostenibile”, denuncia l’eurodeputata italiana Eleonora Evi promettendo che al Parlamento “daremo battaglia”. Per Evi si tratta “di una scelta miope, che la stessa Commissione definisce imperfetta, ma che di fatto più che imperfetta risulta peggiorativa rispetto alla bozza precedente, avendo eliminato gli obiettivi intermedi sugli investimenti sul gas e ignorato le raccomandazioni degli esperti di finanza europei. In questo modo si ipoteca il futuro dei giovani e lascia aperto il problema dello smaltimento delle scorie nucleari, per il quale non esiste ancora una soluzione efficace, sicura e definitiva”, conclude. Le fa eco Ignazio Corrao per il quale l’inclusione di gas e nucleare “è un affronto fatto ai cittadini europei che credono in un futuro verde”, evocando la possibilità di sfiduciare la Commissione.

Il gruppo ambientalista pensa di poter contare già su una buona parte del gruppo dei Socialisti & Democratici (S&D) e della Sinistra (ex GUE) con i quali si arriverebbe già a 256 voti di opposizione. I Socialdemocratici – che avevano inviato una lettera alla Commissione per esprimere “la nostra opposizione all’etichettatura della produzione di gas e di energia nucleare come conforme alla tassonomia” – hanno ribadito oggi il loro disappunto e la delusione verso la Commissione per non aver “accolto la nostra proposta di una categoria separata per il gas e il nucleare, di cui alcuni Paesi dell’UE hanno ancora bisogno, ma sicuramente non sono né verdi né sostenibili”.

Parlamento Europeo elezione

Mancherebbero quindi un centinaio di eurodeputati. I nove deputati del Movimento 5 Stelle nel gruppo dei Non Iscritti si dicono pronti a “contrastare nelle sedi competenti questo atto delegato perché è un passo indietro nel percorso inesorabile dell’Europa verso la transizione sostenibile che si basa su energie rinnovabili e pulite e sul risparmio energetico degli edifici”, scrivono in una nota Fabio Massimo Castaldo e Laura Ferrara, auspicando “che il Parlamento europeo affronti questo tema non in maniera ideologica ma pensando al bene delle future generazioni. Il nucleare e il gas rappresentano il passato, è compito della politica guardare al futuro”.

I liberali di Renew Europe (101 eurodeputati) molto probabilmente voteranno a favore per non andare contro il presidente francese Emmanuel Macron, che sposa la linea pro nucleare. I Conservatori e Riformisti (ECR, 64 deputati) riconfermano anche oggi il sostegno alla proposta della Commissione Europea. Dominato dalla forte presenza della Polonia, il gruppo scrive in una nota che “il nostro obiettivo comune è quello di accelerare la transizione per raggiungere la neutralità climatica attingendo a tutte le soluzioni possibili per aiutarci a raggiungere i nostri obiettivi climatici. Il gas e il nucleare fanno parte di queste soluzioni”, confermando che voteranno a favore.

L’incognita più grande è data dal gruppo più numeroso di Strasburgo, il Partito popolare europeo (PPE) che con 177 parlamentari rischia realmente di spaccarsi. Molti eurodeputati dovrebbero essere a favore, ma alcuni rappresentanti di rilievo, come il portavoce ambientale del gruppo, Peter Liese, hanno anticipato che voteranno contro. Tra i 70 eurodeputati della estrema destra di Identità e democrazia (ID), la delegazione della Lega è decisa a sostenere la proposta. “Nucleare e gas possono e devono svolgere un ruolo importante nella risposta al caro energia”, scrivono in una nota gli europarlamentari Lega Marco Campomenosi (capo delegazione), Paolo Borchia (coordinatore ID in commissione Itre), Silvia Sardone (coordinatore ID in commissione Envi). “L’obiettivo è creare le condizioni affinché imprese, lavoratori, famiglie possano pagare bollette meno care, puntando su fonti di energia di nuova generazione, pulite e sicure”.

La divisione in Consiglio

Tra gli Stati membri l’opposizione è ancora più politica, ma è improbabile che si arrivi a una opposizione formale in seno al Consiglio. Sono divisi tra chi difende l’inserimento del nucleare come fonte a zero emissioni (vedi la Francia) e chi il gas come necessario per dire addio al carbone (vedi la Bulgaria o la Polonia). C’è poi chi si dice contrario a entrambi ma a votare contro dovrebbero essere pochi Paesi, tra cui l’Austria, la Svezia, la Danimarca, il Lussemburgo.

La Germania, decisamente contraria al nucleare ma a favore del gas, ha fatto sapere che si prenderà del tempo per valutare la proposta e decidere il da farsi. Il governo di Vienna ha, invece, ribadito oggi la sua minaccia di intraprendere un’azione legale contro la Commissione Europea, essendosi reso conto dell’impossibilità di una netta opposizione in sede di Consiglio. “L’energia nucleare non è né sostenibile né sicura”, ha sottolineato il presidente federale Alexander Van der Bellen in una nota, sottolineando che “con la decisione di oggi la Commissione UE manda il segnale sbagliato, anche sui mercati dei capitali”.

“Gli Stati membri possono scegliere di agire come credono”, ha chiarito la commissaria per i mercati finanziari, Mairead McGuinness, in conferenza stampa rispondendo a una domanda proprio su questo.

Dall’Italia nessun commento ufficiale da parte del governo: il Paese aveva espresso una opposizione sui criteri troppo stringenti sulle emissioni che riguardano le centrali a gas (che non sono stati modificati) ma non è chiara l’intenzione di bocciare o sostenere l’atto. Per il presidente del Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte, la Commissione Europea sta facendo “un passo indietro, che ignora le critiche degli esperti”. Assicura che il movimento pentastellato contrasterà “questa soluzione in tutte le sedi”.

Contro la proposta anche il WWF, che in una nota chiede al Parlamento europeo e al Consiglio “di respingere la proposta”. Secondo l’organizzazione, spiega una nota, “l’enorme pressione delle industrie su alcuni governi europei ha portato a questa proposta. L’Atto adottato oggi dalla Commissione potrebbe truccare il sistema finanziario europeo a danno del Pianeta e mina completamente la leadership della finanza verde europea e rischia di impedire all’Europa di raggiungere i suoi obiettivi climatici”.

I tempi

Nel Parlamento il testo dovrà passare per le commissioni competenti per i problemi economici e monetari (ECON) e dell’ambiente (ENVI), prima del passaggio in plenaria. Fonti parlamentari si aspettano una votazione già prima del termine di quattro mesi, possibilmente dopo 2 mesi, per arrivare a Strasburgo già a marzo-aprile. Se non ci saranno opposizioni formali da parte di Stati e Parlamento, le nuove regole saranno in vigore dal gennaio 2023.

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