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    Home » Green Economy » Caro gas, l’UE assicura: “Siamo più preparati rispetto alla crisi del 2009, abbiamo investito in sicurezza energetica”

    Caro gas, l’UE assicura: “Siamo più preparati rispetto alla crisi del 2009, abbiamo investito in sicurezza energetica”

    Infrastrutture strategiche e terminali di GNL, interconnettori e rotte diversificate per le forniture del gas: la commissaria per l'Energia, Kadri Simson, da Washington assicura che l'Unione non teme eventuali interruzioni di forniture da parte di Mosca

    Fabiana Luca</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/@fabiana_luca" target="_blank">@fabiana_luca</a> di Fabiana Luca @fabiana_luca
    8 Febbraio 2022
    in Green Economy, Politica
    gas

    Bruxelles – Investimenti in infrastrutture strategiche, interconnettori tra Stati membri, piani di emergenza e rotte diversificate. L’Unione Europea di fronte all’attuale crisi del gas e rincaro energetico globale è molto più preparata rispetto alla crisi che, sempre per le tensioni tra Ucraina e Russia, nel 2009 ha rischiato di lasciare al freddo gran parte dei Paesi europei. Ad assicurarlo la commissaria per l’Energia, Kadri Simson, in un dibattito organizzato dal Centro per gli studi internazionali e strategici (CSIS) che si è svolto oggi (8 febbraio) online. Simson è attualmente a Washington dove ha preso parte al Consiglio UE-USA sull’energia che si è tenuto ieri, al fine di rafforzare la partnership transatlantica sul fronte energetico, viste le tensioni crescenti tra Mosca e Kiev che potrebbero sfociare in ulteriori tagli alle forniture russe verso l’UE.

    Kadri Simson

    Simson però sembra voler mandare un messaggio a Mosca. Rispetto alla crisi di oltre dieci anni in cui la Russia ha interrotto i rifornimenti di gas a destinazione dell’Europa che passano attraverso l’Ucraina “abbiamo investito molto in infrastrutture strategiche, abbiamo sviluppato in tutta Europa terminali di GNL (gas naturale liquefatto) che ci danno flessibilità e la capacità di compensare l’assenza di forniture da parte di gasdotti più grandi. Abbiamo investito in interconnetori tra gli Stati membri (per mettere in connessioni le reti) e stiamo preparando già da ora piani di emergenza e in caso di interruzioni delle forniture stiamo diversificando le nostre rotte”, ha assicurato la commissaria, secondo cui sono tutte dimostrazioni delle azioni compiute dall’UE rispetto alla crisi precedente per assicurarsi maggiore sicurezza energetica.

    Ed è questa la ragione che ha spinto la Commissione a volare nelle scorse settimane prima in Qatar, poi a Baku, in Azerbaigian, per partecipare all’ottava riunione ministeriale del Consiglio consultivo del corridoio meridionale del gas e, infine, a Washington, da cui da dicembre sono arrivate diverse navi cargo trasportatrici di gas naturale liquefatto “in soccorso” dell’alleato europeo. Nella conversazione con Nikos Tsafos, responsabile della sezione energia e geopolitica del Centro, la commissaria ha voluto precisare che la crisi attuale del gas “non è una conseguenza della nostra transizione” e che “la transizione è una soluzione ai nostri problemi” dal momento che dare una spinta alle fonti rinnovabili consentirebbe all’UE di essere dipendente al 90 per cento da gas estero, e in particolare da quello russo da cui arriva buona parte dell’approvvigionamento (circa il 40 per cento).

    “Siamo ancora troppo dipendenti dalle fonti fossili”, ha ammesso Simson. Bruxelles lavora per tradurre in atti legislativi le numerose proposte del pacchetto sul clima Fit for 55, per rendere l’UE pronta a tagliare le sue emissioni del 55 per cento entro il 2030, come tappa intermedia per la neutralità dal carbonio entro metà secolo. “Dovrà essere una transizione giusta, senza lasciare indietro nessuno”, ha aggiunto la commissaria, esortando i co-legislatori di Parlamento e Consiglio a portare avanti l’iter sul pacchetto. L’Esecutivo conosce bene le preoccupazioni sulla sua proposta di estendere il mercato UE del carbonio a edifici e trasporti che rallenta anche i negoziati ma Simson insiste sul fatto che il sistema ETS è stato utile per trovare “alternative pulite e utili alla transizione”, dal momento che parte dei ricavi viene destinata al fondo UE per la modernizzazione.

    Tags: caro energiacaro gasKadri Simsonrussiaukraine

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