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L'UE e la minaccia nucleare di Putin, Bruxelles lavora a un piano di emergenza dopo la presa della centrale di Zaporizhzhia

L'UE e la minaccia nucleare di Putin, Bruxelles lavora a un piano di emergenza dopo la presa della centrale di Zaporizhzhia

L'allarme dell'Agenzia internazionale per l'energia atomica sull'impossibilità di comunicare con il personale di Chornobyl e la proposta del direttore generale Grossi di recarsi in loco per assicurarsi "l'impegno per la sicurezza e la protezione di tutte le centrali nucleari ucraine dalle parti in conflitto nel Paese"

Bruxelles – L’Unione Europea corre ai ripari sul fronte della sicurezza nucleare e nel fine settimana ha chiesto un rapido intervento dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) di fronte alla crescente preoccupazione per la sicurezza delle centrali nucleari ucraine. “Ho scritto al direttore generale Rafael Mariano Grossi per sostenere le sue azioni nel garantire la sicurezza nucleare dei siti in Ucraina. L’attacco armato contro impianti nucleari è contro il diritto internazionale”, afferma in un tweet la commissaria europea per l’Energia, Kadri Simson, informando di un incontro nel pomeriggio di ieri tra i regolatori nucleari europei per “sostenere i colleghi di Kiev”.

Nel pomeriggio di domenica, l’Ucraina ha informato l’AIEA che la gestione della centrale nucleare di Zaporizhzhya, il più grande impianto nucleare attivo in Europa, è finita ora in mano al comandante delle forze armate russe, dopo che le truppe di Putin ne hanno preso il controllo alla fine della scorsa settimana. Fino a venerdì scorso era il personale ucraino a far funzionare la centrale, da ieri qualsiasi azione di gestione dell’impianto, compreso il funzionamento tecnico dei sei reattori presenti nell’impianto, richiede l’approvazione preventiva del comandante russo. E questo è fonte di preoccupazione per tutti.

Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’Energia si è detto “profondamente preoccupato” per questo sviluppo. Grossi ha denunciato in una nota anche grandi problemi di comunicazione con il personale della centrale nucleare di Chornobyl, con cui al momento è possibile comunicare solo con le e-mail. Le forze russe hanno preso lo scorso 24 febbraio (l’inizio dell’aggressione ai danni di Kiev) il controllo del luogo in cui, nel 1986, si è verificato il più grande incidente nucleare al mondo. Grossi ha riaffermato la sua disponibilità a recarsi alla centrale nucleare di Chornobyl per assicurarsi “l’impegno per la sicurezza e la protezione di tutte le centrali nucleari ucraine dalle parti in conflitto nel Paese”.

Già in un confronto con l’Eurocamera la scorsa settimana la commissaria Simson aveva fatto sapere che anche l’UE sta seguendo da vicino la situazione della sicurezza nucleare insieme all’ENSREG, il gruppo europeo dei regolatori della sicurezza nucleare (European Nuclear Safety Regulators Group) che si è incontrato nel fine settimana e che sta preparando “un piano di emergenza nel caso in cui la Russia dovesse attaccare” gli impianti nucleari presenti sul territorio ucraino, da quando le truppe di Mosca hanno usato l’impianto (inattivo e luogo di raccolta di combustibile esausto e rifiuti radioattivi) di Chernobyl come scudo e rifugio all’inizio dell’invasione dell’Ucraina.

Il presidente russo Putin ha minacciato gravi ritorsioni e il ricorso alle armi atomiche, in caso di interventismo occidentale in una guerra che il capo del Cremlino considera legittima, facendo riferimento più o meno diretto alla bomba atomica. Occupando strategicamente impianti nucleari presenti sul territorio ucraino ha ricreato il clima di deterrenza nucleare tipico della Guerra fredda, in risposta alla raffica di sanzioni europee varate nell’ultima settimana ai danni dell’economia di Mosca. Prima ha messo in stato d’allerta le forze di deterrenza del Paese, forze strategiche di attacco e di difesa dell’esercito russo che includono anche una componente nucleare e poi ha posizionato strategicamente le sue truppe negli impianti nucleari, dicendo indirettamente che potrebbe usarli come arma di ritorsione. E’ improbabile un impiego di armi nucleari nella guerra in corso, ma chiaramente è impossibile escluderlo del tutto. È vero inoltre che la più grande preoccupazione al momento è che gli impianti siano accidentalmente coinvolti nei bombardamenti, con possibili effetti devastanti sui territori circostanti.