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L'etichetta 'verde' per il gas in balia della crisi energetica con la Russia

L'etichetta 'verde' per il gas in balia della crisi energetica con la Russia

Oltre 100 deputati scrivono alla Commissione di ripensare l'atto delegato sulla tassonomia verde, l'indipendenza dal gas russo lo rende urgente e necessario. Il sistema di classificazione degli investimenti sostenibili torna alla ribalta nel dibattito europeo, entro fine marzo la Piattaforma per la finanza sostenibile proporrà una categoria intermedia ("ambra") per le attività non pienamente 'green'

Bruxelles – Sono oltre cento i deputati europei che hanno chiesto questa mattina alla Commissione Europea di riconsiderare l’inclusione del gas nella tassonomia verde, il divisivo sistema di classificazione degli investimenti sostenibili su cui l’UE è più che spaccata. Anche prima dell’invasione della Russia in Ucraina, il secondo atto delegato adottato lo scorso 2 febbraio dalla Commissione ha attirato le critiche di molti Paesi dell’UE e di buona parte dell’Europarlamento, contrari all’idea di etichettare gli investimenti nel gas e nel nucleare (chi in uno, chi nell’altro, chi in entrambi) come “verdi”.

Critiche che si intensificano alla luce della necessità proclamata da Bruxelles di ridurre la propria dipendenza dal gas russo al più tardi entro il 2027, come risposta all’invasione dell’Ucraina e alla presa di coscienza che dipendere energeticamente da un partner inaffidabile come Mosca rende l’Unione debole. L’appunto che i deputati fanno alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, e alla commissaria per i servizi finanziari, Mairead McGuinness, (a cui la missiva viene indirizzata) è che dal momento che l’Unione Europea si deve liberare della dipendenza dal gas russo, non dovrebbe nemmeno inserirlo tra gli investimenti sostenibili della tassonomia europea.

“La nostra dipendenza dal gas russo finanzia la guerra di Putin e permette gli attacchi al popolo ucraino”, si legge nella lettera vista da Eunews. “Accogliamo con favore il piano per rendere l’Europa indipendente dai combustibili fossili russi”, il piano REPower EU presentato dalla Commissione lo scorso 8 marzo, che però è “in netto contrasto con la proposta di incentivare gli investimenti nel gas fossile attraverso il regolamento sulla tassonomia che è stato deciso dalla sua Commissione prima dell’invasione russa dell’Ucraina”. I deputati si dicono sorpresi del fatto che nel piano presentato la scorsa settimana non sia stato fatto alcun cenno all’idea di riconsiderare anche l’atto delegato sulla tassonomia.

Il tema torna a tenere banco nel dibattito europeo nel momento in cui venerdì scorso si è ufficialmente aperto il periodo di quattro mesi (prorogabili fino a sei) per i due co-legislatori, Parlamento e Consiglio UE, per opporsi al regolamento proposto dalla Commissione. In Consiglio serve una super maggioranza di 20 dei 27 paesi dell’UE – molto poco probabile che venga raggiunta – mentre all’Eurocamera è sufficiente la maggioranza dei deputati (353 deputati). Ci sono buone possibilità che la proposta venga bloccata proprio dagli eurodeputati: contrari già confermati dovrebbero esserci 256 voti, che potrebbero aumentare alla luce delle tensioni crescenti in corso con la Russia e la volontà di rendere l’UE meno dipendente dalle risorse energetiche importate.

Il tentativo di mediazione sul gas

Nel frattempo ieri al Parlamento si è ripreso a parlare di tassonomia anche con la Piattaforma per la finanza sostenibile dell’UE, che ha il compito di consigliare la Commissione sulla proposta. Il presidente della piattaforma, Nathan Fabian, in una riunione congiunta delle commissioni del Parlamento europeo per i problemi economici e monetari (ECON) e per l’ambiente (ENVI) ha confermato l’intenzione di fornire “entro marzo” la propria relazione sul sistema di classificazione degli investimenti sostenibili, che includerà la proposta di una etichetta “ambra”, intermedia per tutti gli investimenti che non sono propriamente sostenibili ma che possono svolgere un ruolo nella transizione ecologica, come il gas e il nucleare.

L’etichetta “ambra può aiutare con la transizione” e a “raggiungere gli obiettivi climatici”, ha spiegato Fabian, assicurando che da parte della piattaforma di consiglieri non c’è alcuna “posizione anti gas” radicata. Consiglieranno, però, di precisare meglio che il gas e anche il nucleare dovrebbero finire in una categoria separata, per maggiore trasparenza nei confronti di chi vuole investire nel Green Deal. Ha poi confermato quanto già aveva detto all’indomani della pubblicazione dell’atto delegato, ovvero che i criteri stabiliti dalla Commissione Europea per gli investimenti che riguardano il gas e l’energia nucleare “non sono in linea con i requisiti del regolamento sulla tassonomia”, in particolare perché “consentono troppe emissioni nei primi anni” e non assicurano una transizione verde. Fabian ha riferito agli eurodeputati che nella valutazione della proposta della Commissione c’è stato ampio consenso da parte di quasi tutti i membri della piattaforma (57 membri effettivi e 10 osservatori) che hanno avvertito di “un chiaro rischio di ridimensionare l’ambizione sulla proposta di tassonomia, pensata come un linguaggio comune su quali attività possano contribuire” a decarbonizzare l’economia dell’UE.

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