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Mozione di censura contro von der Leyen sulla Polonia, al via la raccolta firme dei liberali di Renew

Mozione di censura contro von der Leyen sulla Polonia, al via la raccolta firme dei liberali di Renew

Per i proponenti la Commissione ha smesso di essere "guardiana dei trattati" dando via libera al piano di ripresa e resilienza di Varsavia, il primo passo per l'erogazione dei quasi 36 miliardi congelati da Bruxelles per i timori sulla tenuta dello stato di diritto nel Paese

Bruxelles – Commissione Europea “garante dei Trattati”? Per i liberali di Renew Europe, l’Esecutivo a guida Ursula von der Leyen ha smesso di esserlo nel momento in cui, una settimana fa, ha dato luce verde al piano di ripresa e resilienza (PNRR) della Polonia che potrebbe portare all’erogazione di 35,4 miliardi di euro nelle casse di Varsavia per la ripresa dalla pandemia e per questo avviano l’iter per una mozione di censura.

Finora i fondi europei erano rimasti congelati (come quelli destinati all’Ungheria) per via delle numerose controversie tra Bruxelles e Varsavia sulle violazioni dello stato di diritto, in particolare sull’indipendenza del sistema giudiziario e dei giudici. A fine maggio il Parlamento polacco ha dato il via libera al disegno di legge proposto dal presidente, Andrzej Duda, per cancellare la contestata sezione disciplinare per i giudici (una proposta avanzata nel 2017) molto criticata da Bruxelles, contribuendo al via libera allo sblocco dei fondi di ripresa.

Secondo molti, quella della Commissione è stata una mossa affrettata e frettolosa, che molto ha a che fare con il contributo che la Polonia sta dando alla crisi della guerra in Ucraina e con l’accoglienza dei rifugiati che scappano dalla guerra di Putin. Di questo avviso è stata anche una parte consistente della Commissione, dal momento che cinque membri del collegio von der Leyen la settimana scorsa hanno contestato la scelta di dare via libera al PNRR polacco, tra questi anche i due vice presidenti di massimo peso politico Frans Timmermans e Margrethe Vestager.

Ma a levarsi contro la decisione dell’Esecutivo comunitario è anche l’Europarlamento, che ha competenze sul bilancio comunitario ma non è direttamente responsabile per il Recovery Fund, lo strumento temporaneo varato per la ripresa economica dalla crisi. Non avendo potere concreto di bloccare la decisione dell’Esecutivo sui fondi del PNRR polacco, i liberali hanno trovato un’altra strada per contestare la decisione di von der Leyen. Gli eurodeputati di Renew Europe – il gruppo di cui fa parte, tra gli altri anche il partito del presidente francese Emmanuel Macron, La République En Marche – Guy Verhofstadt, Sophie In ït Veld e Luis Garicano hanno lanciato  questa mattina (6 giugno) una raccolta firme per una mozione di censura contro la Commissione Europea. Per avere successo, la mozione di censura deve essere presentata da almeno un decimo dei parlamentari e deve essere approvata a maggioranza dei due terzi dei voti espressi e a maggioranza dei deputati che compongono il Parlamento, secondo l’articolo 119 del regolamento dell’Eurocamera.

Nella sostanza, la mozione di censura è un provvedimento con cui l’Europarlamento esprime il proprio parere negativo sull’operato della Commissione. Una vera mozione di sfiducia che, se approvata da Strasburgo, costringe i membri della Commissione a dimettersi. Il testo – spiegano i tre eurodeputati liberali – sarà presentato nel momento in cui la Commissione trasferirà i fondi Next Generation Ue alla Polonia prima “che tutte le sentenze della Corte di giustizia siano state pienamente attuate, prima che i giudici licenziati siano stati reintegrati e senza che la Polonia riconosca il primato del diritto europeo”. La retromarcia di Varsavia sulla riforma del sistema giudiziario non è all’altezza di quanto richiesto dalla Corte di giustizia europea e “ignora completamente tutte le risoluzioni del Parlamento europeo, le sentenze della Corte di giustizia e la procedura ex articolo 7 avviata dalla Commissione stessa” contro il governo polacco.

È compito del Parlamento europeo, si legge ancora nella nota pubblicata da In ït Veld, “chiedere conto alla Commissione. Nell’interesse dell’UE nel suo insieme, il Parlamento ha il dovere di garantire che la Commissione svolga i suoi compiti ed essere critico quando non lo fa. Un Parlamento critico non è mai il problema, ma un Parlamento silenzioso lo è. La pressione dovrebbe invece essere sul presidente della Commissione e sul governo polacco per garantire il pieno rispetto dello stato di diritto; ora e in futuro”.

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