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Stoccaggi di gas, a che punto sono i Paesi europei con le riserve. Italia sopra la media europea

Stoccaggi di gas, a che punto sono i Paesi europei con le riserve. Italia sopra la media europea

Bruxelles ha chiesto ai governi di riempire all'80 per cento della capacità gli stoccaggi in vista dell'inverno, per prepararsi a eventuali tagli alle forniture da parte della Russia. Italia molto vicina alla soglia richiesta dall'Ue, insieme alla Germania

Bruxelles – Riempire le riserve di gas in vista dell’inverno all’80 per cento della capacità di stoccaggio entro il primo novembre. La strada per l’indipendenza energetica dell’Unione europea da Mosca e per svincolare i Paesi europei dalle fonti energetiche importate, passa anche da qui. E prosegue durante l’estate lo sforzo dei governi europei per arrivare alle soglie dell’inverno ben preparati con volumi di gas stoccati negli impianti sotterranei nazionali, come richiesto da Bruxelles in un regolamento su cui Parlamento e Consiglio dell’UE hanno trovato un accordo politico a maggio, a tempo di record.

Secondo l’ultimo aggiornamento del portale Gie Agsi (Aggregated Gas Storage Inventory) (al 14 agosto) l’Italia ha superato il livello di riempimento del 77,05 per cento, ovvero quasi 3 punti percentuali sopra la media complessiva dell’UE pari a 74,73 per cento (a livello complessivo, secondo il regolamento di Bruxelles, l’Ue deve raggiungere quota 85 per cento della capacità di stoccaggio riempita entro novembre, mentre i singoli Stati all’80). A guidare la classifica dei Paesi UE sono sempre Portogallo (100 per cento), Polonia (99,03 per cento), Danimarca (92,02 per cento) e Svezia (90,8 per cento). Ma è un fatto che la presenza sul territorio dell’UE di infrastrutture per immagazzinare il gas varia molto da Stato a Stato. Gas Infrastructure Europe stima che l’UE ha la capacità di immagazzinare oltre 117 miliardi di metri cubi (bcm) di gas naturale, anche se non tutti gli Stati membri dispongono di impianti di stoccaggio del gas. Sono 18 su 27 Paesi Ue a disporne: Italia, Austria, Belgio, Bulgaria, Croazia, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Germania, Ungheria, Lettonia, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Romania, Slovacchia, Spagna e Svezia e rappresentano circa il 27 per cento del consumo annuale di gas dell’UE.

Questo vuol dire che un terzo degli Stati membri (Irlanda, Lussemburgo, Slovenia, Grecia, Cipro, Lituania e Finlandia) non dispone di proprie capacità di stoccaggio e dovrà fare affidamento sulle strutture degli altri, in caso di chiusura dei rubinetti da parte di Mosca. Dal momento che non tutti gli Stati membri dispongono di infrastrutture di stoccaggio per il gas, il gruppo europeo di coordinamento sul gas (che fa capo alla Commissione Europea) sta lavorando per rafforzare la cooperazione regionale tra Stati membri attraverso delle task force, con Bruxelles che continua a esortare i governi a siglare accordi di solidarietà bilaterale in vista di tagli improvvisi alle forniture da parte del Cremlino (al momento in Ue ce ne sono solo sei, di cui uno tra Italia e Slovenia). La capacità di stoccaggio dell’UE è per buona parte costituita da falde acquifere e giacimenti esauriti, che vengono sfruttati per lo stoccaggio stagionale del gas.

Italia e Germania, i principali importatori di gas in Ue, sono anche i Paesi insieme a Francia, Paesi Bassi e Austria concentrano la maggior parte della capacità di stoccaggio in tutta l’Unione europea. Anche Berlino continua rapidamente con la sua ricerca di forniture alternative a quelle russe per riempire gli stoccaggi, arrivati poco sotto la soglia italiana al 76 per cento. Proprio ieri, il cancelliere tedesco Olaf Scholz si è recato a Oslo, in Norvegia, per incontrare il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre e oggi è in Svezia per un bilaterale con la premier Magdalena Andersson. “La Norvegia ha aumentato la sua produzione di gas per noi. Questo aiuta a superare l’inverno ora e a riempire nuovamente i nostri stoccaggi del gas per l’anno prossimo”, ha scritto in un tweet il cancelliere tedesco che ieri ha incontrato a Oslo il primo ministro norvegese a margine di una riunione dei ministri nordici di Danimarca, Finlandia, Islanda, Svezia e Norvegia – rispettivamente: Mette Frederiksen, Sanna Marin, Katrín Jakobsdóttir, Magdalena Andersson e Jonas Gahr Støre –, nel quadro del Consiglio dei ministri del nord presieduto quest’anno proprio dalla Norvegia.

Nel tweet ha ringraziato il primo ministro di Oslo ricordando il ruolo della Norvegia “come fornitore affidabile di energia”, che in questi mesi di crisi energetica ha adattato la sua produzione di gas per vendere all’Europa più gas vista la necessità di tagliare le importazioni da Mosca. “Affrontiamo le stesse sfide imminenti: la crisi climatica e la guerra di Putin. Quindi rimaniamo uniti nel nostro sostegno all’Ucraina e uniamo le nostre forze per diventare subito indipendenti dall’energia fossile e presto neutrali dal punto di vista climatico”, ha aggiunto.

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