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"Tornare alla disciplina di bilancio". L'Ecofin inizia a chiedere il ripristino del patto di stabilità

Alla luce della guerra e degli sforzi economici derivanti si avverte la necessità di "non peggiorare il deficit dei conti". Un promemoria per l'Italia di adesso e del dopo-elezioni

Bruxelles – Il patto di stabilità e crescita è ancora congelato, ma questo non vuol dire che non serva attenzione e rigore. Anzi. Proprio perché l’Eurozona naviga in acque rese agitate da una guerra russo-ucraina che alimenta crisi energetica e rischi di recessione, si avverte “la necessità di tornare alla disciplina di bilancio“. La sintesi dell’Ecofin informale di Praga è qui, nella parole del presidente di turno, il ministro delle Finanze ceco, Zbynek Stanjura. Un messaggio che suona da promemoria per il governo italiano che uscirà dalla elezioni del 25 settembre.

La riunione dei Ventisette non produce nulla di buono, per quella parte politica tentata di approfittare della situazione per continuare a ricorrere all’intervento pubblico. Perché ai richiami di Stanjura si aggiungono quelli Christian Lindner. “Finanze pubbliche solide sono più importanti che mai, in questo momento”, scandisce il ministro delle Finanze tedesco, liberale. C’è dunque una convergenza di Paesi verso un ritorno ad una nuova austerità, giustificata dal rischio recessione. 

Non dobbiamo peggiorare il deficit dei nostri bilanci” in un momento di scarsa produttività e crescita, insiste Stanjura. Altrimenti si rischia un’Europa con squilibri troppo grandi da poter correggere in tempi rapidi e senza misure indolori.

Anche perché, tiene a precisare il commissario per l’Economia, Paolo Gentiloni, fin qui per far fronte al caro-energia “i governi hanno risposto con un’ampia gamma di misure di sostegno”, il cui costo fiscale netto “è di circa lo 0,9% del Pil dell’Ue”. Ma questo “aumenterà sicuramente in modo sostanziale prima della fine dell’anno”. Quindi il deterioramento delle finanze pubbliche già registrato crescerà ancora. Per questo serve prudenza.

In Europa in sostanza non si guarda solo alla situazione del momento, vale a dire il rallentamento economico in corso, ma si inizia già a ragionare sul post-crisi, come ne usciranno l’Ue e la sua eurozona quando il peggio sarà passato. Già adesso, per il 2022, l’Italia ha un debito atteso al 147.9 per cento in rapporto al prodotto interno lordo, e un deficit del 5,5 per cento. Ma si tratta delle cifre contenute nelle previsioni economiche di primavera, abbondantemente superate dagli eventi. Sono cifre ‘vecchie’, che l’esecutivo aggiornerà a novembre, con il nuovo round di stime. Un grande Paese con conti sempre più disordini rischia di creare effetti contagio. La disciplina di bilancio richiesta è un nuovo appello all’Italia.

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