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L'Ue della sostenibilità si 'dimentica' dello scooter elettrico
Uno scooter elettrico [foto: imagoeconomica]

L'Ue della sostenibilità si 'dimentica' dello scooter elettrico

Nessuna strategie specifica e troppe regole nazionali. Dal centro studi del Parlamento l'appello per "una possibile armonizzazione delle norme"

Bruxelles – Green Deal e mobilità sostenibile, l‘Unione europea ‘si dimentica’ dello scooter elettrico. Strano, ma vero. Fin qui si è posto l’accento sulla necessità di cambiare il modo di vivere l’auto, in un percorso iniziato già nel 2017 e culminato con l’accordo sullo stop alla produzione dei motori tradizionali diesel e benzina dal 2035, ma non si è lavorato su quello che probabilmente, nelle grandi città, è il mezzo più gettonato per muoversi e spostarsi nella vita di tutti i giorni. Saranno per via dei ritardi già accumulati per la quattro ruote ecologica, sta di fatto che l’UE non ha ancora alcuna strategia per ciclomotori a misura di agenda sostenibile e mobilità a zero emissioni.

Il pro-memoria arriva dal Centro studi e ricerche del Parlamento europeo, in un documento di lavoro realizzato a sostegno dei lavori degli europarlamentari. Qui si dice chiaramente che per le loro caratteristiche – non restano bloccati nel traffico, occupano poco parcheggio, non inquinano – “li renderebbero un mezzo di trasporto ideale“, tenuto anche conto dell’aumento di mobilità urbana che si prospetta all’orizzonte. Oggi più del 70 per cento della popolazione dell’Unione europea vive nelle città e si prevede che raggiungerà quasi l’84 per cento nel 2050.

Ciononostante, manca un’Unione europea del ciclomotore verde. Così, in Francia per poter guidare uno scooter elettrico bastano 8 anni, in Danimarca bisogna averne compiuti 15. Ancora, l’Irlanda lo considera un veicolo a motore, la Finlandia li equipara a pedoni utilizzano attrezzature sportive o per il tempo libero, Lettonia e Lussemburgo li trattano alla stregua delle biciclette.

C’è poi la questione del limite di velocità, che anche qui “varia da uno Stato membro all’altro” dell’Ue. E’ fissato in genere tra 20 e 25 chilometri orari, ma può dipendere dalla posizione, come dimostra il caso italiano, dove si scende a 6 km/h nelle zone pedonali. Tutto questo non aiuta.

“Potrebbe essere presa in considerazione una possibile armonizzazione delle norme a livello dell’Ue”, il suggerimento politico contenuto nel documento. Un’indicazione utile per Commissione europea e governi nazionali, fin qui ‘distratti’ su un tassello della rivoluzione sostenibile che in Parlamento considerano come non marginale.