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La Polonia di Morawiecki nel mirino degli eurodeputati per l'uso dello spyware Pegasus:

La Polonia di Morawiecki nel mirino degli eurodeputati per l'uso dello spyware Pegasus: "Zero volontà di collaborare"

Una delegazione della commissione speciale d'inchiesta Pega ha indagato sulle violazioni dello Stato di diritto a Varsavia, ma nessuna autorità pubblica polacca ha accettato il confronto. Entro inizio novembre la relazione complessiva sui software di spionaggio negli Stati membri Ue

Bruxelles – Le speranze sono “tendenti allo zero” su una possibile collaborazione delle autorità della Polonia con la commissione speciale d’inchiesta del Parlamento Europeo incaricata di esaminare l’uso di Pegasus e di spyware di sorveglianza equivalenti. Sono gli stessi membri della delegazione di eurodeputati che hanno visitato Varsavia negli ultimi tre giorni a riportare il clima di sfiducia nei confronti del governo guidato da Mateusz Morawiecki, considerato il fatto che “nessuna tra le autorità polacche ha accettato il nostro invito a confrontarsi e collaborare“, ha reso noto il presidente della commissione Pega, Jeroen Lenaers (Ppe).

“Presenterò la mia relazione sull’intera Unione Europea all’inizio di novembre, posso assicurarvi che ci sarà un capitolo molto approfondito sulla situazione in Polonia”, ha anticipato in conferenza stampa la relatrice, Sophia In ‘t Veld (Renew Europe). “Dopo tre giorni di permanenza, le mie aspettative sui rimedi che verranno attuati dall’attuale governo sono prossime allo zero, perché non c’è volontà politica”, ha attaccato l’eurodeputata olandese: “Il sistema funziona contro i cittadini, e non casualmente, è evidente che lo spyware non viene utilizzato per la loro sicurezza”. In altre parole, lo spyware Pegasus “è diventato uno strumento per un’agenda politica autoritaria da parte dei partiti di governo” in Polonia, è l’accusa senza mezzi termini dell’eurodeputata liberale. L’assenza di collaborazione è poi “particolarmente preoccupante”, perché “ci possono essere differenze politiche tra noi, ma non dovremmo mai divergere sui fondamenti della democrazia e dello Stato di diritto, altrimenti la democrazia è morta”.

Spyware PegasusA Varsavia la delegazione di eurodeputati si è confrontata con “più di 40 interlocutori, tra cui membri del Parlamento, vittime, giudici, procuratori, giornalisti ed esperti”, ha spiegato Lenaers. Un confronto che “ha gettato una nuova luce sulla grave violazione dei diritti sanciti dal diritto polacco ed europeo, un’altra dimensione della crisi dello Stato di diritto in Polonia“, ha aggiunto l’eurodeputato olandese. Per queste violazioni attraverso Pegasus “la Polonia si nasconde dietro alla scusa della sicurezza nazionale, e non è l’unico Stato in Europa”, ma “non esiste alcuno scenario realistico che giustifichi l’uso di spyware altamente invasivi contro i politici dell’opposizione, procuratori e avvocati”. Al contrario, alla fine di questo tunnel c’è la Russia di Putin, “un segnale di avvertimento su ciò che accade se si abbandona davvero lo Stato di diritto”, ha concluso il presidente della commissione Pega.

Il caso del software di sorveglianza sviluppato dall’azienda israeliana NSO Pegasus era scoppiato nel luglio dello scorso anno, quando l’inchiesta internazionale della rete di giornalismo investigativo Forbidden Stories – che ha coinvolto 17 testate tra cui The Guardian, Washington Post, Süddeutsche Zeitung, Die Zeit e Le Mond e l’organizzazione non governativa per i diritti umani Amnesty International – aveva rivelato l’utilizzo da parte di 50 Paesi in tutto il mondo di questo spyware per hackerare oltre 50 mila numeri di telefono, anche nell’Ue. Insieme a regimi autoritari come Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, nella lista è comparso il governo ungherese di Viktor Orbán, che avrebbe messo nel mirino avvocati, politici di opposizione e giornalisti, e -appunto – quello polacco di Morawiecki, che avrebbe speso 5,4 milioni di euro del Fondo per la giustizia per acquistare il software incriminato. Quest’anno sono poi emersi altri scandali, tra cui le indiscrezioni secondo cui anche il commissario per la Giustizia, Didier Reynders, è stato intercettato con questo spyware e il cosiddetto CatalanGate ai danni degli indipendentisti catalani (tra cui i cinque eurodeputati).

Nella pratica, quello venduto solo con il permesso del ministero della Difesa israeliano – e teoricamente solo per scopi di anti-terrorismo – è un malware di spionaggio. Si tratta di uno strumento che sfrutta i difetti del software dello smartphone per raccogliere informazioni sulle attività online di un utente senza il suo consenso, come conversazioni, e-mail, messaggi, foto, video. Lo spyware permette anche di trasformare il dispositivo in un registratore audio e video per sorvegliare in tempo reale il contatto intercettato. Nell’ultimo mese è emerso un altro spyware – sviluppato in Israele come Pegasus – Predator, che sarebbe stato utilizzato per sorvegliare il leader del Partito Socialista (Pasok) di opposizione in Grecia, Nikos Androulakis (anche lui eurodeputato), da parte del governo guidato dal premier conservatore, Kyriakos Mitsotakis.

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