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I leader Ue chiederanno a Bruxelles un price cap sul gas contro l'aumento dei prezzi

I leader Ue chiederanno a Bruxelles un price cap sul gas contro l'aumento dei prezzi

La bozza di conclusioni del Vertice informale che si terrà venerdì a Praga contiene, esplicita, la richiesta di introdurre un tetto al prezzo del gas importato in Europa. Le discussioni tra i Ventisette serviranno a dare mandato politico alla Commissione europea di presentare quanto prima un nuovo pacchetto di misure contro il caro energia

Bruxelles – Un tetto al prezzo del gas importato contro l’aumento dei prezzi dell’energia. I ventisette capi di stato e governo dell’Ue, che si riuniranno venerdì 7 ottobre in un Vertice Ue informale a Praga, dovrebbero chiedere alla Commissione europea di “lavorare con urgenza” su alcune misure per affrontare i rincari energetici, tra cui “proporre soluzioni praticabili per ridurre i prezzi attraverso un tetto massimo per i prezzi del gas”. 

E’ quanto si legge nella prima bozza di conclusioni del Vertice di venerdì, di cui abbiamo preso visione, che dedica ben sette punti al capitolo ‘energia’, preannunciando che il dossier sarà centrale anche nelle discussioni tra i leader. Leader che a Praga dovranno confrontarsi e cercare di superare le attuali divisioni sull’idea di fissare un price cap sul gas importato in Europa come misura di contenimento dei prezzi: la proposta di un tetto massimo su tutto il gas importato (via gasdotto e via mare, come il Gnl) è sostenuta da una quindicina di Paesi, inclusa l’Italia, la Francia e la Spagna, ma continua a essere osteggiata da altri del peso politico della Germania e dell’Austria, che temono di ritrovarsi senza abbastanza forniture. La stessa Commissione europea, secondo molti “sensibile” alla linea di Berlino, frena sulla questione temendo rischi per l’approvvigionamento del continente che rischia di diventare un mercato “meno attraente” di altri per quanto riguarda le forniture di gas. 

L’esecutivo europeo, dunque, continua a temporeggiare e ha informalmente suggerito invece la scorsa settimana, attraverso un non-paper (un documento informale), l’idea di fissare un tetto solo al prezzo del gas russo (che oggi rappresenta appena il 9 per cento delle forniture, a fronte di una media del 40 per cento ante guerra) e sul gas usato per la generazione di energia elettrica, oltre che a negoziare con i partner “affidabili” (in primis la Norvegia che ora è il primo esportatore di gas all’Europa) metodi vantaggiosi reciprocamente per abbassare i prezzi del gas. Venerdì scorso, alla riunione straordinaria dei ministri dell’energia, è emersa però una sostanziale convergenza tra i governi sull’idea di introdurre a livello comunitario (non nazionale) un meccanismo di controllo sul prezzo del gas, anche se rimangono differenze su quali quale forma dargli in concreto. 

Proprio oggi è partito il lavoro “a distanza” tra gli otto Paesi più energivori (l’Italia, la Germania, la Francia, la Grecia, il Belgio, i Paesi Bassi, la Spagna e la Polonia) per venirne a capo e trovare uno schema comune per introdurre un meccanismo di controllo dei prezzi che potrebbe assumere la forma di un tetto dinamico, non fisso, ma con un range di prezzi tra massimo e minimo. Sul punto, il vertice di Praga venerdì, se pure informale, sarà politicamente decisivo, perché servirà a dare alla Commissione europea un orientamento politico per presentare una proposta sulle nuove misure per affrontare l’aumento dei prezzi. Il summit di Praga, ha chiarito oggi la portavoce dell’Esecutivo, Dana Spinant, servirà proprio “a prendere la temperatura, gli orientamenti politici” e solo dopo, la Commissione europea “procederà rapidamente ad affrontare la questione dei prezzi dell’energia”.

Il price cap sul gas è la misura di intervento più divisiva tra i governi, ma non l’unica su cui i capi di stato e governo chiederanno a Bruxelles di accelerare il lavoro per una proposta. Nella bozza di conclusioni si legge anche la richiesta a Bruxelles ad “accelerare i negoziati con i nostri partner per cercare partenariati reciprocamente vantaggiosi che portino alla sicurezza dell’approvvigionamento” e l’idea di stabilire un indice di riferimento più rappresentativo per il prezzo del gas naturale liquefatto (Gnl) rispetto all’attuale Dutch Title Transfer Facility, il mercato Ttf di Amsterdam che attualmente si usa per il gas da gasdotto. Questo per “sviluppare un benchmark (indice di riferimento) più rappresentativo per il GNL che rifletta più accuratamente le condizioni di mercato” in cui sono aumentate le forniture di gas liquefatto, vista la necessità di sostituire il gas russo. Il documento contiene inoltre l’impegno dei governi ad accelerare i passi per la costruzione di una vera Unione europea dell’energia, tema da affrontare al prossimo vertice ordinario che si terrà a Bruxelles il 20 e 21 ottobre. Non da ultimo, anche le preoccupazioni per il sabotaggio dei gasdotti Nord Stream 1 e 2 fanno capolino nelle conclusioni del Vertice, in cui si legge l’impegno dei leader a intensificare la cooperazione per la protezione delle infrastrutture critiche europee” e la ferma “condanna per gli atti di sabotaggio contro i gasdotti Nord Stream”.

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