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Aumenta la tensione tra Bruxelles e Ankara per l'intesa sugli idrocarburi Turchia-Libia (che impatta su confini greci)
(credits: MAHMUD TURKIA / AFP)

Aumenta la tensione tra Bruxelles e Ankara per l'intesa sugli idrocarburi Turchia-Libia (che impatta su confini greci)

L'accordo preliminare tra il governo turco e quello di unità nazionale di Tripoli sull'esplorazione energetica nel Mediterraneo si inserisce nel quadro del memorandum d'intesa del 2019 e avrebbe implicazioni sulla delimitazione della giurisdizione nelle aree del Mediterraneo

Bruxelles – Dopo tre anni si riaccende lo scontro tra l’Ue e la Turchia sull’intesa bilaterale di Ankara con la Libia per tracciare nuove frontiere marittime nel Mar Mediterraneo, e ora l’energia si ritaglia un ruolo centrale nella contesa. Lunedì (3 ottobre) il governo libico di Tripoli e quello turco hanno siglato un nuovo accordo preliminare sull’esplorazione energetica all’interno del memorandum d’intesa del 2019, scatenando la reazione sdegnata di Grecia, Egitto e Bruxelles.

“La posizione dell’Ue rimane invariata: il memorandum d’intesa Turchia-Libia del 2019 viola i diritti sovrani di Stati terzi, non è conforme al diritto del mare e non può produrre alcuna conseguenza giuridica”, denuncia in una nota il portavoce del Servizio europeo per l’azione esterna (Seae), Peter Stano, a proposito del nuovo accordo che – nonostante non sia ancora stato reso pubblico – non deve comportare “azioni che possano minare la stabilità regionale”. Dura la risposta del governo turco alle dichiarazioni arrivate da Bruxelles: “Non hanno alcun significato e valore per il nostro Paese“, ha attaccato il portavoce del ministero degli Esteri, Tanju Bilgiç: “Opporsi a questo accordo di cooperazione tra due Stati sovrani è contrario al diritto internazionale e ai principi fondamentali dell’Onu”. L’affondo è sia alla Grecia – “tenta di usurpare i diritti legittimi non solo della Turchia ma anche della Libia attraverso le sue richieste massimaliste di aree di giurisdizione marittima” – sia all’Ue: “Non è un organo giudiziario internazionale che può commentare o giudicare accordi tra Paesi terzi sovrani“.

La tensione è altissima, proprio alla vigilia della prima riunione della Comunità Politica Europea (Cpe), il nuovo format di confronto tra 44 capi di Stato e di governo Ue e non-Ue sulla sicurezza e le questioni di interesse comune – che vedrà la partecipazione anche del presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan. Il nuovo accordo sull’esplorazione di idrocarburi in mare riaccende lo scontro sulla delimitazione delle aree marittime nel Mediterraneo, con Ankara che continua a mettere in discussione i confini greci e, di conseguenza, le frontiere esterne dell’Unione a sud dell’isola di Creta. L’Ue segue da vicino la vicenda, perché non può permettersi di dover gestire un altro fronte di instabilità geopolitica dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia. Erdoğan e il premier greco, Kyriakos Mītsotakīs, si incroceranno domani (giovedì 6 ottobre) a Praga, ma al momento non sono previsti incontri bilaterali (anche se fonti europee ribadiscono che questo tipo di scambi non saranno inclusi formalmente nell’agenda  del vertice).

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