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Emerge dall'oscurità il rapporto dell'Ufficio Ue anti-frode sulle violazioni dei diritti umani da parte di Frontex

Emerge dall'oscurità il rapporto dell'Ufficio Ue anti-frode sulle violazioni dei diritti umani da parte di Frontex

Fonti interne all'Ufficio europeo anti-frode (Olaf) lo hanno diffuso a una rete di media, a cinque mesi dalle dimissioni del direttore esecutivo, Fabrice Leggeri. L'agenzia di frontiera Ue è stata complice dei respingimenti illegali di persone migranti nel Mar Egeo

Bruxelles – Dopo mesi di insabbiamento e mancanza di trasparenza, un leak era probabilmente l’unico modo per rendere di dominio pubblico il rapporto dell’Ufficio europeo anti-frode (Olaf) sulle violazioni dei diritti umani messe in atto con la complicità di Frontex, l’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera, che poco più di cinque mesi fa aveva spinto l’allora direttore esecutivo, Fabrice Leggeri, alle dimissioni in circostanze piuttosto oscure. Una rete di media guidati dal tedesco Der Spiegel ha ricevuto da fonti confidenziali il rapporto integrale (qui per leggerlo), che è stato trascritto parola per parola e formattato in modo da replicare l’originale, uno sforzo certosino su 123 pagine reso necessario dall’urgenza della protezione della fonte.

Il leak (una fuga di notizie non autorizzata) è stato pubblicato oggi (giovedì 13 ottobre) e mette in evidenza le testimonianze raccolte in 16 mesi di lavoro dall’indagine Olaf, che fino a oggi erano rimaste sconosciute. L’Ufficio europeo anti-frode non può pubblicare i rapporti, perché il suo compito è solo quello di condurre le investigazioni, mentre l’agenzia direttamente interessata – Frontex, appunto – ha sì l’obbligo di trasparenza, ma anche quello di “trattare i rapporti in modo confidenziale”, dal momento in cui il documento menziona esplicitamente le persone coinvolte nelle violazioni dei diritti umani e sotto investigazione (nella versione pubblicata dai media i nomi sono oscurati).

Al centro delle indagini concluse nel febbraio di quest’anno ci sono le accuse di cattiva condotta in relazione alle violazioni dei diritti umani alle frontiere esterne dell’Ue, nello specifico nei confronti delle persone migranti nel Mar Egeo. Attraverso 20 interviste a testimoni oculari, messaggi WhatsApp ed e-mail ottenute dalle perquisizioni degli uffici della sede di Frontex a Varsavia, l’Olaf ha ricostruito il coinvolgimento attivo o passivo (cioè di non impedimento delle violazioni) da parte dell’Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera nei pushback, respingimenti illegali di persone con diritto alla protezione internazionale ai confini dell’Unione Europea, messi in atto dalla guardia costiera greca.

Sono molti i passaggi del documento che denunciano la pratica di abbandonare esseri umani in zattere di salvataggio gonfiabili in mezzo al mare per impedire loro di esercitare un proprio diritto fondamentale. In diverse occasioni la direzione di Frontex – dal 2015 rappresentata da Leggeri – ha nascosto casi di violazioni dei diritti umani “di natura grave o che probabilmente persisteranno” al suo stesso responsabile dei diritti fondamentali, Jonas Grimheden (dal giugno 2021). Tra le altre evidenze, compare anche la sospensione della sorveglianza aerea per non registrare le violazioni, il co-finanziamento delle unità greche responsabili dirette dei pushback, le intimidazioni e le minacce alle autorità di Atene per evitare denunce formali e la manipolazione dei rapporti per ingannare gli organi responsabili della supervisione dell’Agenzia. E per quello che riguarda direttamente le istituzioni comunitarie, risposte parziali o ingannevoli alle richieste di Commissione e Parlamento Europeo – quest’ultimo aveva disposto un gruppo di lavoro per lo scrutinio di Frontex, con un’interrogazione allo stesso Leggeri – comprese le critiche per “dilettantismo su temi operativi, ossessione su temi di diritti fondamentali e cretinismo burocratico”.

Il rapporto Olaf aveva portato alle dimissioni del direttore di Frontex lo scorso 29 aprile, anche se erano state giustificate da Leggeri con il fatto che “il mandato di Frontex su cui sono stato eletto e rinnovato nel giugno 2019 è stato silenziosamente ma effettivamente cambiato”. Una scusa infondata, che non aveva trovato riscontro nei fatti e su cui erano state sollevate subito polemiche anche da parte della Commissione Ue. Già allora era stato confermato a Eunews da fonti europee che avevano avuto accesso all’audizione a porte chiuse del direttore generale dell’Olaf, Ville Itälä, che l’Ufficio europeo anti-frode aveva rilevato il coinvolgimento di “almeno tre persone” nelle violazioni dei diritti umani, con “forti indicazioni che siano state commesse di proposito”. Per “dimensioni e scopo” non sarebbero frutto di casualità – “né tanto meno di qualche incidente” – e soprattutto “coinvolgono la leadership di Frontex, per questo motivo non è ancora stato pubblicato il rapporto“. Ufficialmente il documento non è ancora stato rilasciato dall’Agenzia e solo il leak dei media internazionali ha permesso di rendere noti i contenuti.

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