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Flessibilità sul debito in cambio di riforme, il principio 'recovery' replicato nel patto di stabilità
[foto: imagoeconomica. Rielaborazione: eunews]

Flessibilità sul debito in cambio di riforme, il principio 'recovery' replicato nel patto di stabilità

I trattati non si cambiano, restano fermi i parametri del 3 per cento per il deficit e del 60 per il debito. Governi dovranno presentare piani strutturali, che una volta chiusi non si riaprono

Bruxelles – Più flessibilità nei tempi di riduzione del debito, ma sorveglianza rafforzata sugli impegni assunti politicamente. Non si riscrivono i trattati, e dunque i parametri storici di tetto massimo di deficit e debito, fissati rispettivamente al 3 per cento e al 60 per cento in rapporto al Prodotto interno lordo, resteranno giuridicamente in vigore. Ma scompare la regola che vuole uno sforzo di riduzione di almeno un ventesimo l’anno nella media dei tre precedenti esercizi, per impegni a quattro anni lungo una riduzione decennale. La Commissione europea vara la proposta di riforma del patto di stabilità, e ricalca la linea già ampiamente anticipata nei mesi scorsi, ed estende il principio ‘recovery’ alle regole comuni sui conti pubblici.

I nuovi parametri
Le modifiche dettate dalla somma delle crisi pandemica e bellica impone una riflessione che a Bruxelles adesso prende forma nella versione messa sul tavolo dal team von der Leyen. Sparisce l’obbligo di riduzione del debito di un ventesimo anno della parte eccedente la soglia del 60 per cento nel rapporto debito/Pil. Sarebbe “un aggiustamento di bilancio troppo impegnativo, pro-ciclico e anticipato”, secondo la Commissione.Ciò avrebbe un impatto molto negativo sulla crescita e quindi sulla stessa sostenibilità del debito”. Buona notizia per Paesi come l’Italia. Avanti quindi con un approccio che “distingua maggiormente i Paesi tenendo conto delle sfide del debito pubblico”, ma per i governi questo vorrà dire “aderire a un quadro UE trasparente e comune coerente con i valori di riferimento del 3 per cento del Pil e del 60 per cento del Pil del Trattato”, che non verrà modificato.

Flessibilità in cambio di riforme vere, il principio ‘recovery’ del patto di stabilità
La Commissione europea di fatto ripropone lo stesso meccanismo alla base del Recovery fund. Qui si danno soldi dopo un chiaro piano di azioni e politiche e l’esborso delle risorse dopo progressi effettivi e reali. Allo stesso modo, con le modifiche alle regole per la governance economica, si chiedono “piani nazionali a medio termine per gli Stati membri con problemi di indebitamento medio e alto”. Paesi come l’Italia, quindi, dovrebbero “garantire un percorso sostenibile di riduzione del debito attraverso un consolidamento graduale, insieme a riforme e investimenti”. Gli Stati membri in questione dovrebbero presentare “piani strutturali di bilancio a medio termine” che assicurino che il debito sia riportato su un percorso sostenibile entro la fine del periodo di aggiustamento, che sarebbe di norma di quattro anni.

Il Piano deve essere valutato dalla Commissione e ricevere l’approvazione del Consiglio. Come principio generale, non sarà possibile per gli Stati membri rivedere i propri piani. Si prevede tuttavia la possibilità di rinegoziarlo in caso di “circostanze oggettive che rendano impraticabile il rispetto del piano”. In questo caso il governo può negoziare un nuovo piano a medio termine, sempre previa valutazione della Commissione e via libera del Consiglio.

Piani di bilancio compatibili con quelli di ripresa
La Commissione sottolinea inoltre la necessità di evitare ‘conflitti’ tra i piani strutturali di bilancio e i piani nazionali per la ripresa (Pnrr) finanziati dal Recovery fund. Le due strategie devono essere “coerenti” tra loro, tanto che per tutta la durata dei piani di ripresa e del Recovery fund che li finanzia “saranno necessari riferimenti incrociati” tra i diversi piani di riforma e spesa.

Compromesso tra rigore e crescita
La proposta messa sul tavolo vuole offrire il compromesso tra i Paesi attenti alla spesa e preoccupati per chi tende ad aumentarla, e quanti non vorrebbero la crescita soffocata. “Vogliamo sostenere la crescita e migliorare la sostenibilità del debito”, scandisce Paolo Gentiloni, commissario per l’Economia, convinto che quanto proposto sia “un buon punto di partenza per la discussione” sul futuro della governance economica. Mentre il collega Valdis Dombrovskis, responsabile per un’Economia al servizio delle persone, sottolinea la parte che i Paesi nordici vogliono sentire. “Le norme fiscali si concentrerebbero sulla riduzione del debito laddove è elevato, sulla base dei piani degli Stati membri che devono rispettare chiare condizioni dell’UE”. Ad ogni modo, aggiunge Dombrovskis, “i Paesi con alto debito dovranno ridurlo ad un ritmo maggiore di quelli dei Paesi a debito moderato”.

Procedura per debito inasprita
Come garanzia dell’affidabilità dei governi nel percorso di riforme viene inasprita la procedura per debito eccessivo, che verrà resa più effettiva. Finora multe, per quanto previste, non sono mai state comminate. La Commissione intende ridurre gli importi delle multe (attualmente previsto un deposito fruttifero pari allo 0,1 per cento del Pil fino a una multa pari allo 0,2 per cento del Pil), ma comminarne di più. Di conseguenza verrebbero rafforzati: il ricorso alle sanzioni finanziarie sarebbe reso effettivo riducendone gli importi. “La procedura potrà essere attivata in automatico”, avverte Dombrovskis. Inoltre scatterebbe la sospensione dei fondi strutturali e per il finanziamento dei piani di ripresa nel caso in cui i governi non adottino misure efficaci per correggere il loro disavanzo eccessivo. E’ il principio ‘recovery’ esteso al patto di stabilità.

Stati responsabili perché il piano di riduzione arriva da loro
“A me non pare che la pillola sia amara, anche se sono io a produrla”, commenta Gentiloni che, al netto di paragoni, entra nel merito di ciò che c’è dietro. “Il percorso di riduzione del debito viene deciso sulla base di una proposta dei Paesi, ed è più graduale e flessibile delle regole attuali”. La contropartita, in tutto questo, è la linea dura, per motivo semplice. “Se un Paese propone un piano di riduzione credo sia giustificato avere una procedura in mancanza di questo. Misure più credibili poi devono essere attuate”.

Quello che conta, “per l’economia e per i mercati finanziari”, insiste il membro italiano del team von der Leyen, è che ci sia “una tendenza alla riduzione del debito, e credo che questo sia nell’interesse anche dell’Italia”. Deve esserci una tendenza “chiara e credibile”, e il tal senso il principio ‘recovery’ applicato alle regole di bilancio offrono una garanzia.

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