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    Home » Economia » Gentiloni: “Regola del 60 per cento non era degna del Nobel, sappiamo che è inattuabile”

    Gentiloni: “Regola del 60 per cento non era degna del Nobel, sappiamo che è inattuabile”

    Il commissario per l'Economia spiega così all'Aula del Parlamento Ue la proposta di riforma del patto di stabilità. Ai Paesi: "Con investimenti su verde e digitale più tempo per ridurre debito". Dombrovskis: "Con Paesi come Italia più sforzi di correzione"

    Emanuele Bonini</a> <a class="social twitter" href="https://twitter.com/emanuelebonini" target="_blank">emanuelebonini</a> di Emanuele Bonini emanuelebonini
    22 Novembre 2022
    in Economia
    Il commissario per l'Economia, Paolo Gentiloni, riconosce che la regola sul debito non era degna del Nobel per l'economia

    Il commissario per l'Economia, Paolo Gentiloni, riconosce che la regola sul debito non era degna del Nobel per l'economia [Strasburgo, 22 novembre 2022]

    Bruxelles – La regola della soglia del 60 per cento nel rapporto tra debito e Prodotto interno lordo “non era un’idea degna del Nobel” per l’economia. “Abbiamo imparato che non è attuabile”, e adesso “cerchiamo equilibrio”. Paolo Gentiloni ammette che le regole comuni sono superare, e che ne servono di nuove, più “appropriate”. E’ così che il commissario per l’Economia presenta all’Aula del Parlamento europeo la proposta di modifica del patto di stabilità e crescita, messa ul tavolo a inizio mese. Ribadisce che il miglior modo di procedere è quello proposto dalla Commissione nella sua collegialità, difende proposta e impianto anche per l’impraticabilità di riforme dei Trattati. Ma è sicuro che quanto messo sul tavolo sia la soluzione migliore per quanti chiedono attenzione alla spesa, e quanti non la vogliono stritolata per eccesso di rigore.

    Anche la cosiddetta ‘golden rule’, per cui non si conteggiano ai fini del calcolo di debito e deficit le spese sostenute per favorire investimenti e riforme che daranno un ritorno economico nel medio-lungo termine, non viene accantonata. Viene bensì rivista. Perché, di base, “la regola d’oro sugli investimenti non cancella il debito, ma riguarda solo il modo di calcolarlo”, ricorda il componente italiano del team von der Leyen. Si vuole superare la regola “non degna da Nobel” per l’economia “permettendo agli Stati che decidono di investire nelle priorità da noi indicate di beneficiare di più tempo per ridurre il debito”. Obiettivo 60 per cento, dunque, ma non nei ritmi che servirebbero secondo regole rimesse in discussione dalla stessa Commissione, guardiana dei trattati.

    “Certamente gli investimenti su verde e digitale daranno questo diritto” di riduzione più graduale del debito, ribadisce Gentiloni, che in questa specifica rilancia anche il confronto tutto politico sul piano per la ripresa. Perché qui ogni Stato membro ha sottoscritto con Bruxelles impegni chiari e precisi anche in termini di transizioni sostenibile e tecnologica, impegni che il governo Meloni vorrebbe rivedere e rinegoziare. C’è il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, che vorrebbe addirittura farsi co-finanziare il ponte sullo stretto di Messina dall’Ue.

    Gentiloni tiene il punto e non entra nel merito di negoziati tutti da condurre. La riforma del patto di stabilità si rende necessaria, come necessarie sono regole per una situazione cambiata. Ma tiene il punto anche Valdis Dombrovskis. “C’è una differenza tra Paesi a debito moderato o basso e Paesi ad alto debito”, dice il comimissario per un’Economia al servizio delle persone. “Ovviamente ci aspettiamo impegni di ristrutturazione maggiori da parte dei Paesi con un debito elevato“. E’ il caso dell’Italia. Che se vorrà libertà di manovra dovrà fare gli investimenti e le riforme laddove concordato con l’Europa

    Tags: Paolo GentiloniPatto di stabilitàpubbliciriforme

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