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I 27 ministri Ue degli Interni appoggiano il Piano d'azione sul Mediterraneo centrale. Scema la tensione Italia-Francia

I 27 ministri Ue degli Interni appoggiano il Piano d'azione sul Mediterraneo centrale. Scema la tensione Italia-Francia

Il via libera alla proposta in 20 punti della Commissione Ue è arrivata dal Consiglio Affari Interni straordinario, che ha posto l'accento su dimensione esterna e Ong. Il vicepresidente della Commissione Schinas: Senso di responsabilità da parte di tutti i ministri"

Bruxelles – Nessuna sorpresa dell’ultimo minuto dal Consiglio Affari Interni straordinario sul tema della gestione delle persone migranti nel Mediterraneo e nel pomeriggio di oggi (25 novembre) a Bruxelles è sembrata andare scemando anche la tensione tra Italia e Francia. I 27 ministri Ue hanno dato il via libera al Piano d’azione per il Mediterraneo centrale presentato dalla Commissione lunedì (21 novembre), dopo la crisi tra i due Paesi membri sul caso Ocean Viking, puntando l’attenzione sul piano delle relazioni esterne con i Paesi extra-Ue e il ruolo delle Ong.

Margaritis Schinas
Il vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas

“È stato evidente il senso di responsabilità da parte di tutti i ministri e uno spirito diverso rispetto a quell’episodio, che ha portato forze eurofobiche a dire che l’Europa non è in grado di gestire il fenomeno migratorio”, ha confermato in conferenza stampa il vicepresidente della Commissione Ue, Margaritis Schinas. I titolari degli Interni dei Ventisette “hanno accolto il Piano d’azione sulla situazione lungo la rotta del Mediterraneo centrale” e presto si confronteranno su quello per la rotta balcanica: “Saremo in grado di spingere su nuovi accordi e allineare le politiche migratorie dei partner balcanici”. Ma l’attenzione oggi è quasi solo sul Mediterraneo centrale: “Il caso Ocean Viking è stato improvvisato in tutto, ma ora abbiamo 20 azioni specifiche e l’impegno a lavorare perché non si ripeta più una situazione simile“, ha spiegato Schinas. Il ministro ceco per gli Interni e presidente di turno dell’Ue, Vít Rakušan, ha aggiunto che “dobbiamo trovare soluzioni di breve e lungo periodo”, dove per breve si intende “lotta al traffico di esseri umani, cooperazione con i Paesi terzi, prevenzione degli arrivi e rimpatri” di persone migranti e per lungo periodo “riforma della politica di migrazione e asilo”.

Tuttavia, come ha messo in luce la direttrice dell’European Council on Refugees and Exiles (Ecre), Catherine Woollard,  il piano d’azione della Commissione “presenta notevoli punti deboli“, in particolare sul piano delle responsabilità degli Stati extra-Ue sull’altra sponda del Mediterraneo: “L’Egitto e la Tunisia non vogliono assumersi maggiori responsabilità, la Libia può essere comprata perché è gestita da milizie in cerca di rendita, ma non può essere considerata parte di alcuna soluzione, viste le orribili violazioni in corso”. Per la direttrice di Ecre, la priorità dell’Ue dovrebbe essere di “accordi all’interno dell’Europa”, ma il “paradosso” è che “la Commissione minimizza le sue responsabilità nel garantire un accordo a livello europeo” – adducendo come giustificazione il fatto che le attività di ricerca e soccorso non fanno parte dell’ordinamento giuridico comunitario – “ma poi sostiene di poter garantire un’azione da parte di Paesi terzi che non hanno motivo di aiutare l’Europa”.

Il ministro ceco degli Affari interni e presidente di turno dell’Ue, Vít Rakušan

Altro tema cruciale nel Piano d’azione e nelle discussioni tra i 27 ministri è stato quello del cosiddetto codice di condotta in mare, in particolare per i rapporti con le navi private nel Mediterraneo. “Per noi le operazioni delle Ong non sono un tabù, non è qualcosa di cui non si debba discutere”, ha messo in chiaro il vicepresidente della Commissione, perché “le operazioni in mare non possono essere il wild wild West, in cui tutti possono fare quello che vogliono“. Per la Commissione “serve un quadro di cooperazione ordinato e dialogo tra Paesi e Ong” e, nonostante non abbia “competenza giuridica per elaborare un Codice paneuropeo”, per il vicepresidente Schinas è possibile “aiutare gli Stati membri a elaborare principi e strategie di cooperazione” e “rilanciare un gruppo per migliorare le attività di ricerca e salvataggio in mare“.

Anche su questo punto ci sono però delle criticità, in particolare sul ruolo che viene attribuito ai privati nelle attività di soccorso di persone migranti in mare. “Le Ong sono attive nella ricerca e soccorso perché gli Stati stanno deliberatamente trascurando i loro obblighi legali” con la “riduzione delle attività gestite dagli Stati e di quelle sotto l’egida dell’Ue dopo l’era Mare Nostrum”, è l’attacco di Woollard. Senza la presenza di navi gestite da armatori privati, “quelle mercantili sarebbero chiamate a intervenire ancora più spesso, il che interrompe l’attività di navigazione commerciale” e soprattutto “gli Stati accusano le Ong di creare un fattore di attrazione, un’affermazione che non solo è stata respinta ma anche confutata“. Le persone “continuerebbero a partire e i contrabbandieri a metterle sui barconi.

Ylva Johansson Matteo Piantedosi
La commissaria europea per gli Affari interni, Ylva Johansson, e il ministro italiano degli Interni, Matteo Piantedosi

Se al momento “stiamo lavorando ad hoc, al momento si parla solo di volontà politica”, l’unica soluzione per il vicepresidente della Commissione è avere “un mix di responsabilità e solidarietà tra gli Stati membri sancito dal diritto comunitario” e in questa direzione devono andare i lavori sul Patto presentato dalla Commissione nel settembre 2020: “Il Consiglio ordinario dell’8 dicembre è un’ottima occasione in questo senso, ho notato determinazione da parte di tutti i ministri, come quella della plenaria del Parlamento Europeo questa settimana“, ha aggiunto Schinas. “Con il Patto abbiamo una tabella di marcia, tutti i dossier devono essere chiusi”, gli ha fatto eco a margine del vertice straordinario la commissaria per gli Affari interni, Ylva Johansson, anche lei aspettandosi “passi in avanti al prossimo Consiglio dell’8 dicembre”.

Il rapporto Italia-Francia sul tema migranti

Per quanto riguarda la causa scatenante che ha portato i 27 ministri Ue a riunirsi prima del vertice ordinario di dicembre – la crisi tra Roma e Parigi sugli sbarchi delle persone migranti dalle navi delle Ong – sembra pian piano essere sul punto di rientrare la tensione Italia e Francia. I volti dei due ministri – rispettivamente Matteo Piantedosi e Gérald Darmanin – erano tesi prima del vertice (fonti parlano del ministro francese che non ha nemmeno salutato quello italiano all’arrivo), ma con l’avanzare del confronto in Consiglio il clima si è “disteso e non abbiamo visto nessuna tensione tra i rappresentanti dei Paesi membri”, ha precisato il ceco Rakušan.

Matteo Piantedosi
Il ministero degli Interni, Matteo Piantedosi

“I rapporti sono stati normalissimi e buonissimi”, ha confermato in un punto con la stampa il ministro Piantedosi: “Non c’era bisogno di chiarimenti, ho stretto la mano e salutato con cordialità tutti i partecipanti“. Nel corso delle discussioni “non abbiamo trattato di casi singoli e questioni operative, non era questo il contesto”, ma è stata affrontata una discussione più ampia, in cui “ci siamo trovati tutti convergenti, anche sul discorso dei meccanismi di ricerca e soccorso nel Mediterraneo e della logica della dimensione esterna”. Per l’Italia “c’è soddisfazione sul Piano d’azione della Commissione”, dal momento in cui “riprende ciò che l’Italia ha sempre chiesto, cioè un maggiore ruolo da parte dell’Europa nel sostegno ai Paesi di origine e transito, sia sul contenimento delle partenze sia sul miglioramento dei meccanismi di rimpatrio”, ha precisato Piantedosi.

Anche da parte francese si è dimostrata la “disponibilità a lavorare sul Piano d’azione che cerca equilibrio tra solidarietà e responsabilità e ricorda il diritto internazionale e del mare“, è quanto affermato dal ministro Darmanin. Per Parigi comunque “le Ong sono in mare per salvare vite, non possono essere considerate mezzi di passaggio per i trafficanti e i Paesi devono aprire il loro porti quando entrano nelle loro acque territoriali”. L’avvertimento a Roma però è chiaro: “Fino a quando non rispetterà il diritto internazionale e del mare, non procederemo a ricollocamenti di migranti“, aveva messo in chiaro prima della riunione Darmanin. È per questo che il vicepresidente della Commissione ha voluto sottolineare che “le 20 azioni del Piano faranno sì che non si verifichino di nuovo situazioni simili”. Il punto imprescindibile rimane che su questo tema “non improvvisiamo, gli Stati membri sono responsabili della propria zona di competenza, di salvare vite, di far sbarcare le persone dalle navi e verificare il loro status”. Perché, come ricordato dallo stesso Schinas, “1300 migranti sono morti o dispersi solo quest’anno, ed è inaccettabile“.

ha collaborato all’articolo Simone De La Feld


Di questo e di tanti altri temi di attualità nelle politiche europee si discuterà nel nono appuntamento annuale di Eunews How Can We Govern Europe?, in programma a Roma il 29 e 30 novembre negli spazi delle rappresentanze di Commissione e Parlamento europei, in piazza Venezia.

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